"LE RADICI NELL'ACQUA"

VINCENZA LORUSSO SI RACCONTA

di Alberto Improda


Vincenza Lorusso è un'amica cara, una dottoressa di valore e una donna di grande coraggio, che ha speso larga parte della sua vita nei diversi angoli del mondo - alcuni dei quali davvero inospitali - per portare avanti la sua missione di medico dedito alla cura delle popolazioni più disagiate.

L'Autrice, in "Le radici nell'acqua", raccoglie le sue memorie, raccontando una vita più avventurosa di un romanzo: ne esce un libro bello, coinvolgente, importante.

Un libro che probabilmente oltrepassa quelle che erano le intenzioni iniziali della stessa Vincenza Lorusso.

I contenuti dell'opera, infatti, superano e trascendono la vicenda umana e personale dell'Autrice: Vincenza diventa un personaggio emblematico, il simbolo delle difficoltà che tutti abbiamo nell'affrontare la vita, un coacervo di ambizioni e contraddizioni di portata universale.

I temi che nel libro si intrecciano con naturalezza sono numerosi.

Innanzitutto uno spaccato, offerto senza enfasi e retorica, di un certo Meridione d'Italia, tanto arretrato da risultare quasi arcaico, nel quale una ragazza che ama lo studio viene vista con sospetto e deve sentirsi quasi inadeguata, in cui le percosse come metodo di educazione sono una banale normalità, nel quale le differenze tra maschi e femmine risultano ancora profonde e insormontabili.

E' commovente l'imbarazzo con il quale la protagonista confessa: "Per me, invece, la scuola era importante, quasi "vitale", adoravo andarci, fare i compiti, studiare"; e toccante un passaggio sulla mentalità dell'amato padre: "per lui una brava ragazza non doveva uscire di casa la sera, non avere un ragazzo, se non un fidanzato a tempo debito, non truccarsi e vestirsi decentemente, il che significava "stile suora", vietato anche indossare i pantaloni, sintomo di emancipazione; implicito, ma mai espresso, il concetto di arrivare vergini al matrimonio".

Appassionanti, poi, sono le finestre che vengono aperte sullo straordinario mondo della cooperazione internazionale, sulle esperienze maturate in alcuni degli angoli più difficili e pericolosi del pianeta; un mondo abitato da figure eccezionali, dedite con passione alla cura degli ultimi, volontari che compiono ogni giorno nella più assoluta normalità atti che visti da lontano risultano di assoluto eroismo.

Gli episodi e i personaggi raccontati sono tanti e tutti emozionanti; qui - tra le mille peripezie e avventure - mi piace ricordare un sobrio ma fulminante scambio di battute tra Vincenza e il Dr. Vincenzo Pisani, arrivato a sostituirla dopo una difficilissima missione in Angola:

"Ti lascio in eredità la casa con tutti i suoi confort di base!", scherzai.

E lui, con inoffensiva semplicità "Sei così contenta solo per aver portato l'acqua e la luce a casa tua?".

Intrigante è il rapporto della protagonista con Dio, certamente reso complicato dalla quotidiana frequentazione delle ingiustizie più marcate, delle disuguaglianze più insopportabili, dei dolori più laceranti.

In Guatemala troviamo una Vincenza salda in un suo personale ma fermo convincimento religioso: "Il mio rapporto con Dio prescindeva dalle manifestazioni e rituali religiosi ed era comunque più intimo e più vero di quanto l'apparenza rivelasse"; circa sessanta pagine e qualche anno più tardi, in Mozambico, vediamo una donna in preda al dubbio, nel momento in cui decide di partire comunque per una missione, lasciando alle cure altrui Emily malata: "Avevo la sensazione positiva che non sarebbe successo nulla di grave, come se uno spirito superiore (Dio?) si sarebbe preso cura di lei, mentre io andavo a prendermi cura dei malati di lebbra e tubercolosi".

"Le radici nell'acqua" risulta davvero un'opera densa di vicende, di questioni, di riflessioni, che solleva nel lettore emozioni autentiche e interrogativi profondi.

Il punto chiave dell'opera, a me sembra, può essere individuato alla pagina 103, dove la protagonista dice: "L'ignoto esercitava su di me un grande fascino".

Certamente nella sua vita Vincenza è stata mossa dalla passione per la medicina, dal desiderio di andare in soccorso degli ultimi, dalla necessità di confrontarsi senza sosta con nuove realtà, ma personalmente credo che la spinta più profonda alla sua traiettoria umana e professionale venga da una magnetica e irresistibile attrazione verso l'ignoto, il non conosciuto.

Ed anche questo aspetto ci mette tutti dinanzi a noi stessi, in un'epoca in cui siamo invece alla disperata ricerca di certezze, nella quale cerchiamo di supplire alla mancanza di punti fermi con una maniacale pianificazione del quotidiano, in cui evitiamo come la peste qualsiasi elemento di deviazione dal nostro piccolo cabotaggio.

Il libro di Vincenza Lorusso, le vicende dell'Autrice e protagonista, vissute e raccontate nella più assoluta normalità nel loro essere straordinarie, non possono non lasciare nel lettore un grande interrogativo: ma io, la mia vita, la sto sul serio vivendo in pieno?