Cronache&Commenti

CALMA E GESSO

di Aldo Pirone

Leu, Pd e M5s dovrebbero conservare politicamente Conte

La reazione a sinistra all'affondamento di Conte è comprensibilmente rabbiosa. Si teme, giustamente, che lorsignori possano tornare a dirigere l'economia e la politica sociale dell'Italia, esclusivamente nel loro interesse. La palese soddisfazione di tutti coloro che nell'establishment moderato, compreso quello interno al Pd, ce l'avevano con "Giuseppi" è palese e urticante. Sentirli sproloquiare in Tv sugli errori di Conte, sulle sue inadeguatezze, sulla sua impoliticità dall'alto della loro prosopopea e insipienza politica aumenta la rabbia di chi ha compreso che sulla permanenza di Conte si giocava una partita non fra competenti e incompetenti, fra politici e impolitici, ma fra interessi popolari e nazionali e le solite forze che, grazie alle loro politiche sociali ed economiche, sono responsabili del consenso largo che le destre populiste e nazionaliste hanno nel paese. Renzi è stato solo il loro "centravanti di sfondamento" anche se ora fa la ruota del pavone per la chiamata di Draghi.

Il Presidente della Repubblica Mattarella poteva fare diversamente? Prima ha concesso tempo a Conte affinché si manifestassero i "costruttori" poi ha allungato il brodo con Fico mandato in esplorazione per far tornare "il Bomba" sui suoi passi. Questo secondo passaggio poteva essere evitato dando a Conte subito l'incarico perché Renzi, diceva, di non aver posto veti. Probabilmente il risultato sarebbe stato lo stesso ma si sarebbe risparmiato tempo prezioso, a parte - e forse da questo lato è stato un bene collaterale ma non così necessario - l'ulteriore discredito che dal balletto esplorativo ha ricavato Renzi. L'unica strada che Conte e i partiti sostenitori avevano di rendere Renzi innocuo era quella di un numero di "costruttori" in grado di assicurargli una maggioranza assoluta al Senato e questo numero magico poteva essere acquisito verosimilmente solo se l'alternativa certa sarebbero state le elezioni. Ma ciò non è stato perché Mattarella, come ha pedagogicamente motivato, di fronte ai problemi del paese e alle attese della popolazione - vaccinazione, sostegno sociale e ripresa economica con il Recovery plan, per non dire delle aspettative dell'Europa - non poteva non espletare un estremo tentativo di dare al paese un governo pienamente in funzione. Se la gravità della situazione economica e pandemica era valsa, giustamente, a bollare come irresponsabile l'azione di Renzi perché poteva portare a elezioni anticipate, la medesima preoccupazione non poteva essere allegramente messa da parte dopo il fallimento dell'inutile esplorazione per di più condotta da Fico in modo assai discutibile.

Da qui la chiamata di Draghi. Il quale non è Monti e, soprattutto, non è chiamato ad agire nella stessa situazione, spread a 500 punti, e nello stesso quadro europeo della politica economica di austerity. Perciò, come raccomanda la locuzione popolare, "calma e gesso". Pd, M5s e Leu dovrebbero innanzitutto agire insieme - qualche segnale c'è con la riunione di ieri chiesta da Zingaretti -, superare rapidamente l'indignazione e riportare il confronto con Draghi sul terreno dei contenuti programmatici per porre paletti economici e sociali a orecchie che potrebbero non essere insensibili, visti i due interventi fatti da Draghi sul "Financial Times" a marzo e al meeting di Rimini ad agosto, in sostanziale accordo con le politiche economiche del governo Conte. E vista anche la sua azione da governatore della Bce di sostegno ai debiti pubblici dei paesi più esposti, come l'Italia, con il bazooka del "quantitative easing", in contrasto con i tedeschi allora vestali dell'austerity economica e finanziaria.

La primiera condizione programmatica da porre è la continuazione del sostegno economico al mondo del lavoro e ai lavoratori (blocco dei licenziamenti) e poi una gestione del Recovery plan, in coerenza con le prescrizioni europee, secondo l'interesse nazionale e non di lorsignori. Deve essere posta a Draghi la condizione "sine qua non" che la rete di sostegni economici - compreso il reddito di cittadinanza o strumento universale equipollente - può essere prosciugata solo dalla ripresa economica e dell'occupazione. Nessuno deve essere lasciato per strada senza sostegni in attesa di un nuovo lavoro o di una nuova occupazione. Inoltre, una riforma fiscale che recuperi il principio costituzionale della progressività e quella della giustizia imperniata sull'accelerazione dei procedimenti in sede civile e penale e non sull'abolizione dell'interruzione della prescrizione. Mi rendo conto che, nell'economia di un articolo, si tratta di grandi linee programmatiche e che altre se ne potrebbero aggiungere. Ed è del pari vero che un governo debba avere delle priorità - tra queste ovviamente la vaccinazione di massa contro il Covid 19 - ma è anche vero che dovendo ogni giorno occuparsi di un'infinità di cose - nomine negli enti pubblici, banche, regolamenti vari ecc. - deve avere un orientamento saldo volto a far prevalere in ogni singolo atto il bene comune e l'interesse pubblico. E quest'orientamento, con tutti i limiti dei soggetti politici in questione, può essere espresso al momento dall'alleanza fra Leu, Pd e M5s che ha sostenuto Conte fino all'ultimo anche se non senza incertezze dovute a qualche quinta colonna renziana interna al Pd.

Draghi è chiamato "supermario" ma non può librarsi sopra le leggi della politica. Un suo governo che nascesse segnato da un qualche apporto determinante di qualcuno dei partiti del centrodestra sarebbe cosa assai diversa da uno, politico, che avesse come determinanti le forze fondamentali della coalizione che hanno difeso Conte. D'altro canto, bisogna essere consapevoli che l'opinione pubblica e la maggioranza degli italiani al momento non lo vedono come un usurpatore, anzi sono con lui perché lo considerano una persona che può salvare la situazione evitando elezioni ritenute sommamente inopportune in questi frangenti nazionali. Anche per questo il confronto sui programmi è ancor più dirimente. Un confronto vero non alla Renzi.

L'alleanza Leu, Pd e M5s, inoltre, dovrebbe conservare politicamente Conte nei modi e nelle forme più opportuni che dovranno essere trovati. La maggioranza degli italiani è stata con lui mentre ha aborrito Renzi. Oggi "Giuseppi" ha fatto una dichiarazione importante: non sono d'ostacolo alla prova di Draghi, il governo deve essere politico e non tecnico, io ci sono e ci sarò per condurre l'alleanza Leu, Pd, M5s con un progetto di governo all'insegna dello sviluppo sostenibile. Importante sia per la riuscita di Draghi sul terreno di un governo politico e non tecnico sia perché alle elezioni bisognerà andarci, presto o tardi, e il confronto che oggi si prospetta è ancora quello con la destra nazionalista e sovranista di Salvini e Meloni con Berlusconi a rimorchio. Di qui il doveroso consolidamento dell'alleanza progressista Leu, Pd e M5s, soprattutto nel radicamento sociale e territoriale.

Poi c'è Renzi che oggi canta vittoria per aver affondato Conte. Per fissare la sua indole e giudicare la sua azione nelle settimane passate si è spesso evocato l'apologo dello scorpione e della rana, laddove a morire, com'è noto, fu anche lo scorpione. Con Draghi in campo non avrà lo stesso potere interdittivo di sfasciacarrozze che ha avuto con Conte.

Si chiama eterogenesi dei fini.