L'ISTITUTO

di Marco Palladini

Era tutta fuffa, rimuginava il professor Arras, passando in rassegna i dispacci pregressi che gli erano stati inoltrati dall'agente Iovanoviĉ: tracce di storie incompiute ora di perturbamenti adolescenziali, ora di turbamenti senili... sinanche le informazioni riservate su un attempato fotografo gay che, emulo di Robert Mapplethorpe, aveva inaugurato una mostra intitolata "Membri", ove erano esposte monomaniacalmente immagini di giganteschi falli, sia di uomini sia di animali, ripresi in tutti i modi e da tutte le angolazioni possibili. Una trionfallica sequenza di turgidi organi sessuali umanimali in fotoritratti due metri per tre, e così eretti a idoli assoluti, ad un culto priapico pressoché sacrale, timbrato da una installazione di neon rosso che componeva l'enorme scritta: S.O.S. , acronimo come si sa di Save Our Souls. Questo voleva indicare la monocorde esposizione: che è il cazzo il centro dell'anima mascolina...

Iovanoviĉ si soffermava pure sul ritrovamento di antiche carte che riferivano della vita a bordo dei pescherecci d'altura, che erano una abituale copertura per i traffici di droga e di armi... con i marinai dalla pelle corrotta dalla salsedine che consultavano vecchi portolani e studiavano la direzione dei venti e delle correnti marine... mentre si arrotolavano le cime e l'odore della pece risaliva per le narici e lo scorbuto guastava la dentatura... la vita a bordo era noiosa e malmostosa, gli scafi venivano schiaffeggiati dalle onde e il pesce tirato su con la lenza veniva cucinato con le spezie, dalla noce moscata allo zenzero, dal cardamomo alla paprika, dal cumino al peperoncino... l'agente aveva consultato pure i vetusti codici della marineria, oramai sopraffatti da comportamenti pirateschi: qui, scriveva, i demoni si accalcano e gli enigmi si moltiplicano, le navi sono come le case in cui abbiamo abitato e in cui non possiamo più stare... i corsari sono esuli dai domestici avelli ed averni, e sulle barche si cercano le rotte giuste tanto nei giorni pari quanto in quelli dispari... nei giorni di bonaccia si sa soltanto che è la nebbia che avvolge il paesaggio... ai naviganti tanto non s'intenerisce il cuore, sono cani a cui è stato gettato l'osso, ma non hanno più le zanne per roderlo e frantumarlo... la vita bucaniera è come un long-playing di vinile che ruota sul giradischi per dare ancora l'impressione di un senso residuo di armonia e melodia al trascorrere indifferente del tempo mortale...

Al professore questa sembrava filosofia da quattro soldi, roba mediocre ed inutile per condurre una guerra segreta di una qualche efficacia. Secondo Arras è l'inspiegabile che sempre si ripresenta e suggerisce che ogni persona folle e kattiva è folle e kattiva a modo suo, non assomiglia a nessun'altra, mentre i soggetti equilibrati e buoni sono assai spesso intercambiabili. In ogni caso l'Istituto richiedeva relazioni più precise e ficcanti per, poi, ordire le sue trame venefiche e pianificare le sue azioni, prima di disturbo e quindi, se necessario, di eliminazione. Non ci servono, commentava, i giuggioloni che ridono sempre, per poscia maledirsi l'uno con l'altro. Ci servono coloro che possiedono il killer instinct e sanno eseguire una spettroscopia dello stare al mondo che disperatamente cerca di misurare la sua futile essenza. Così come quei critici di football in grado di analizzare pregi e debolezze delle squadre partecipanti ad un campionato, sino a notomizzare i dettagli più insignificanti dei singoli calciatori, per esempio la curvatura di calcio col piede sinistro e con quello destro, da cui però, secondo antichi aruspici, sanno trarre segnali e previsioni sul loro rendimento partita dopo partita, forse non azzeccandoci sempre, ma nella maggior parte dei casi, sì. Una agente di tale stampo 'assassino' era Emilia Gordiga, una trentaseienne con mento alto, occhi da zingara e arricciati capelli da menade, che aveva un corpo di sirena formosa che suscitava furori libidici, anche estremi. Ma lei non si concedeva o lo faceva con molta parsimonia, al massimo accettava abiti costosi e firmati che rivestissero il suo curvilineo chassis. Onusti di desiderio, i maschi allupati le giravano attorno pronti a pagarla, ma Gordiga li ripagava esibendo una natura selvaggia al servizio dell'apparato che procedeva gelidamente alla selezione terminale...

Gli agenti segreti, rugumava il professore, sono gli spettri armati di una guerra speciale senza regole né confini. I migliori sanno configurare una escatologia delle persone che non ti raccontano storie, bensì stati d'animo e di malanimo, sentimenti trasmutanti secondo un finale di partita, palesemente taroccata, giocata tra bari di professione che si spifferano l'un l'altro che non c'è limite al peggio, che si può sempre fare strapessimamente di più, e sono tutti vincenti ovvero intimamente perduti... Ma in ogni caso la fine dei giochi non coincide obbligatoriamente con l'essere 'fuori dai giochi', perché c'è sempre un beckettiano impulso a continuare imperterriti dopo la fine. Chiuso un capitolo se ne può ogni volta aprire un altro, ovvero rientrare in gioco e ricominciare per l'appunto a frodare, ingannare, millantare, raggirare: il godimento degli agenti sta tutto qua. La truffa non è mai soltanto fuffa, ma ben altro, è un'arte che ti insegna a muoverti tra le ombre, a sapere dipanare le sostanze dietro le apparenze, e quindi a rivestire di magnifiche apparenze la sostanza di un soggetto primariamente ambiguo, il cui sottotesto è: scordatelo che mi dimenticherai. Ecco la Gordiga che mutava identità con la velocità con cui si cambiava i tanga di pizzo, poteva urlare come una putta innamorata ed infuriata che passava il ciullo di turno al pelo e al contropelo, riuscendo ad estorcere tutte le informazioni che le servivano e pure di più. Femmina obliqua di epidermide candida che arrostiva i suoi amanti o aspiranti tali e poi se li sbranava con contorno di peperoni e patatine novelle...

Intanto Iovanoviĉ monitorava una rete nemica che era come un branco di animali flatulenti che si rivaleva su dei micini gnaulanti in un campo di contadini micamale balenghi che saltano e si muovono bistorti in preda a una congestione intestinale. Gli antagonisti ancorché bistrattati non vanno, comunque, mai sottostimati, pur se vivono una vita come pietrificata, avvitata in una indefinibile nullaggine. L'esistenza degli agenti 'in sonno' non è precisamente allegra: e allora come tenere a bada il tristiloquio? Alcuni si concedono il sollazzo delle più squallide e oscene canzoni degli Squallors che peraltro, oggi, sono state rivalutate e sono diventate di culto e... vabbeh! Al presente anche lo squallore viene reputato un valore. Iovanoviĉ si teneva in allenamento provvedendo a decostruire i pensieri preconcetti, le tesi artefatte, gli esercizi di riflessione autocompiaciuta, i discorsi mendaci e derapanti, la dialettica infelice e fallace, e i luoghi sistematici e illusori del Negativo, l'ossessivo, fraudolento ordine del Logos, la violenza simulata, eppure terrifica del Chaos... Nel maelstrom dei controlli incrociati l'agente con artificioso fare salottiero si inventava onirico uccello da preda, capace di penetrare nei riposti sogni altrui, riuscendo a stuprare il loro inconscio, ora malato ora d'accatto. Si spostava in fretta da un paese all'altro, mentre la ferita interiore sanguinava e lui inviava messaggi come "notizie dal buio che attraversiamo" (Antonio Tabucchi dixit)...

Arras vide quel giorno uno stormo di cornacchie posarsi sul prato davanti a casa sua. Poi dovette informare Emilia della rilevante novità: come in una partita di ping pong il fronte dell'Est aveva espulso finti diplomatici dopo che il fronte dell'Ovest aveva fatto lo stesso. Sembrava una stanca prosecuzione della novecentesca guerra fredda in cui risaltava l'accusa che una galassia di scellerati, misogini e misoneisti, si fosse lanciata a bomba contro il preteso e mitico Progresso. Solo che ciascuna parte rivendicava per sé di essere lei a rappresentare il 'vero' progresso contro la strisciante barbarie. La voce franta del boss dell'Istituto si era abbattuta sui sottoposti, facendoli pressoché tremare. La loro rete era stata tosto smantellata, con la trimurti al vertice dissacrata e dissalata secondo l'acqua di mare portata ad irrigare il deserto. Il deserto delle spie che corrompevano le toghe procurando loro donnine e droghe in abbondanza. Gli pseudodiplomatici da un lato alimentavano il traffico di tonnellate di esplosivo destinato ad essere utilizzato in devastanti attentati terroristici, dall'altro lato curavano manifestazioni culturali per una celebrazione del sommo poeta ove si diceva: tutto per Dante e, quindi, tutti (cioè nessuno) per Dante? L'Alighieri era palesemente un pretesto, e l'unanimismo a suo favore era fortemente sospetto. Si finanziavano studiosi pronti ad essere proni e viscidi, come pure ambigui gazzettieri: quello famoso per avere preso un macroscopico 'buco' giornalistico e quell'altro condannato ad un enorme risarcimento che era risultato totalmente incapiente... Gli agenti come Gordiga erano gli audaci pescatori che davano la caccia ai pesci siluro, fluviali bestioni di oltre un quintale di peso che venivano issati a bordo con immane sforzo, ma dopo tutta questa fatica si rimaneva a mani vuote se arrivava la motovedetta, ossia il controspionaggio che faceva saltare l'operazione... A quel punto occorreva dissimularsi, dileguarsi, rientrare nel ventre torpido e miasmatico della socialità, per ritessere le fila del complotto: e in questo Emilia era certamente la più brava...

Il professore stendeva le sue relazioni per l'Istituto sempre avvertendo che "io sono scritto", ossia rimbaudianamente Io è un altro che mi scrive, che mi scrivive: sono gli agenti che gli fornivano il materiale criptato per le sue osservazioni. Lui doveva decrittare i dispacci e trovare la forma e la formula giusta per comunicarli. La cosa singolare è che, dopo, non si ricordava nulla o forse, più precisamente, ricordava perfettamente il Nulla, inteso come un gliommero gigantesco di notizie le più varie in cui era arduo sceverare il vero dal falso. La mossa successiva spettava all'Istituto come nel caso di una giornalista sulle tracce di un traffico di informazioni industriali e scientifiche secretate, che era stata trucidata a bordo di un Suv crivellato di colpi in una stradetta di una città maghrebina. Messi in atto tutti i depistaggi opportuni, le lunghe indagini sia interne sia internazionali approdarono giusto al nulla di fatto e parce sepultis... Iovanoviĉ frattanto si era infiltrato in una congrega fenomenologica di vampiristi e di circoli satanisti in cui, tra disincanti di soggetti fortemente perturbati e pulsioni di libertari affetti da maledettismo e con la pistola nella fondina sotto l'ascella, cercava di reclutare teste di turco da sacrificare in seguito in una trama di esecuzioni ad alto rischio. "No pasa nada", gli diceva, se non sei un professionista, a noi servono uomini spregiudicati e decervellati, che coltivano feticci di vite represse e misconosciute, persone la cui autobiomania sia il propellente per la critica della ragione anteriore, ovvero l'innesco per una rotta da kamikaze. Corpibomba in cui breve è il passo dalla catena degli errori alla pioggia di orrori da far ricadere sulle sponde nemiche, litri e litri di sangue che innaffiano mortalmente pure gli incolpevoli e gli inconsapevoli...

Gordiga teneva a mente un aforisma pronunciato da uno dei più celebri attori-istrioni del secolo passato (Carmelo Bene): "L'orrore appartiene al passato, il terrore al futuro, il presente ha lo spavento". Lei era, per il suo dannato mestiere, volta a volta spaventata o spaventosa, ma non avrebbe mollato, mai. Pure quando vacillava la speranza che, peraltro, lei non aveva mai accarezzato. La pensava come Mose Allison: "Non mi preoccupo di nulla, perché so che niente andrà bene". Era il suo retroflesso, costante pensiero che le aveva consentito di cavarsela nelle situazioni più pericolose, negli impicci di guerra sotterranea più allucinanti. Aveva superato brillantemente, in virtù del suo self-control e del suo gelo interiore, anche la fase del rincontro con vecchi compagni di lotta politica, che mostravano facce ingrigite, mostruosamente sconfitte proprio nel momento in cui inveivano versus lo 'sconfittismo'. Figure incanaglite che speravano irrazionalmente, quasi miracolisticamente in una atavica talpa (cieca) capace di riemergere e di rilanciare la speme di cambiamento, il progetto di radicale trasformazione del mondo. Lei si guardava bene dal pronunciare ancora parole oramai interdette, proiezione dell'orrore del passato, così come evitava di trastullarsi nelle ideologie passatiste che erano state la benzina di antiche insurrezioni, il cui fallimento aveva poi generato politicanza e carrierismo a go-go, col contorno di arraffamenti purchessia di poltrone, posti di sottopotere, privilegi e denari. Gordiga aveva lavorato in controtendenza, sapendo che l'Io ammalato e la cura del pianeta, la simbolica endiadi dello spaziotempo presente, non contraddicevano il suo lavoro di efferata killer, che non sarebbe mai finita come Silvana Pampanini nel "Gaucho", circuita, sedotta e abbandonata dall'azzimato Cecilio, baffuto dongiovanni argentino. Lei, il femminaro normotipo intento ad edificare il proprio (apocrifo) mito no-stop intrigando e stregando donne e donnette, che conquistava e violava, coi loro sinuosi corpi ostentati come trofei di caccia da sbandierare nel salotto buono o nello scantinato di risulta, in genere lo faceva soffrire, torturandolo a lungo, per poi lasciarlo letteralmente impiccato non soltanto al suo desiderio, ma anche ad una trave dell'alcova per destinazione...

Le guerre segrete, il professore ne era conscio, presentavano intoppi, avvelenamenti reciproci, schisi immedicabili. Gli agenti dell'Istituto non tutti reggevano la pressione: molti oscillavano tra il deragliamento dei sentimenti comuni e una com-passione da dinamitardi, ciò che confondeva le traiettorie pericolose delle missioni assassine, prove di un mal-essere dilacerato tra l'Être e le Nèant secondo la abusata definizione sartriana. Anche Arras talora si domandava: ma l'Istituto fa biopolitica o thanatopolitica? Il confine non era chiaro. L'indistinto non è distante da noi, a poco a poco ci colonizza e annulla quel minimo di identità umana e singolare che la superstizione di sé riesce ad ostentare. In quel caseggiato di periferia dove risiedeva, osservava il nuovo corso di un ragazzo adolescente che, tra emozione ed erezione, si gettava spensieratamente tra le braccia della sua bella, che poi era la figlia del capozona "spaccio crack, ergo sum": la figlia del boss cavalcava ridente il suo drudo membruto, ignara che lo stava condannando a morte. Arras sapeva tutto ciò, o almeno presumeva di conoscere l'occulto kuore degli uomini: un nido di serpenti velenosi, che non dà scampo. Anche quando stava a scuola ad insegnare, si divertiva ad esclamare: ti dò zero spaccato, il voto perfetto! Ora non inseguiva più il sogno di un eterno depersonalizzato. Avrebbe accettato dall'Istituto anche l'organizzazione di una strage spietata di casalinghe giugulate e di feste di dopodomani con le persone debitamente incenerite coi lanciafiamme, ma neppure questo, supponeva, avrebbe fino in fondo accontentato la voglia di 'sadisfazione' degli imperscrutabili superiori... Più una cosa era dura da sopportare e più l'Istituto te la imponeva...

La nuova preda di Emilia sedeva ad un caffè nella piazzetta di una incantevole isoletta mediterranea. Entrambi si erano accomodati su sedie di plastica intrecciata color arancione, sorbendo drink alcolici o beveroni al pomodoro condito pure con un pizzico di angostura. Lui avvocato ben introdotto nelle alte sfere, cianciava di cavilli da impugnare e di cavalli su cui puntare all'ippodromo, lei con una vertiginosa minigonna di pelle nera, da cui spuntavano delle cosce da sballo, faceva domande apparentemente divaganti, poi sempre più stringenti circa i suoi rapporti con il ministro X... L'uomo se la mangiava con gli occhi ed esibiva uno spirito di patata, lei propagandava sensualmente se stessa, come cercando le anime di notte, pronta ad inchiodarlo ai suoi segreti legali inconfessabili. A letto poi lo avrebbe sicuramente sfiancato, per poi spogliarlo di tutto. Lei sapeva fare parlare anche i cerberi più riottosi. Nella piazzetta transitavano al tramonto i ragazzotti con la felpa grigio ferro da magnachewingam, ma anche i dragueur con le giacche destrutturate e sfoderate o sciancrate sopra i pantaloni gessati a sigheretta... L'avvocato veniva via via ravvolto dalla tela di ragno della Gordiga che col sorriso bleso arronzava notizie su una epidemia di suicido 'eutanasico' in qualche modo connesso allo smercio clandestino di nitrito di sodio, un colorante usato nell'industria alimentare che in adeguate dosi (pochi grammi) diluite nell'acqua dava luogo ad una pozione insapore e incolore che, una volta ingollata, ti spediva all'altro mondo in men che non si dica. L'avvocato stingeva la sua espressione stereotipata da uomo di mondo storcendo la bocca, negando di saperne qualcosa, ma poi si sbottonava sul commercio dei veleni letali fatti in casa, come un business tranquillo che serviva a finanziare attività assai più scottanti... Qualche giorno dopo l'uomo venne trovato inanimato nella sua stanza di hotel, apparentemente colpito da infarto fulminante... Emilia era già assai lontana, richiamata d'urgenza dall'Istituto che le aveva inviato una imbarcazione che batteva bandiera panamense...

Sulla scena del delitto il cadavere di Arras in maniche di camicia era riverso al suolo, sopra una pozza di sangue, quasi decapitato. L'appartamento non era a soqquadro: sembra il modus operandi di Iovanoviĉ, rifletteva Gordiga, mentre dava disposizioni ad altri due agenti di ripulire tutto e far sparire il cadavere. Sulla scrivania nello studio il computer era acceso. Lesse un documento intitolato "L'odore delle parole" in cui il professore aveva scritto: soltanto nella lotta, ho imparato da giovane, riusciamo forse a capire chi siamo, ma questo non ci impedisce di essere comunque dei naufraghi della vita, sballottati alla deriva dei giorni... Il problema era: perché Arras è stato fatto fuori? Qualcuno nell'Istituto o contro l'Istituto ha deciso che era arrivato al capolinea, a causa anche dei suoi dubbi crescenti? Nel sottomondo spionistico vivono deliziosi mostri che dal medioevo al tempo presente non hanno mai dimenticato che la prima regola è avvelenare i pozzi dove sono soliti abbeverarsi i cari nemici... Uomini che possono essere piamente misericordiosi o perversamenti merdosi, a seconda del punto di vista... Ogni volta ad Emilia pareva di ritrovarsi nei nonluoghi dell'infamia senza una cifra riconoscibile e una identità accettabile. Chi era lei, al di là dell'essere la regina del crimine legalizzato, segretamente autorizzato dall'apparato e dallo Stato? La faccenda era oscura, come una vandea di agenti infedeli di cui aveva sentito parlare. L'Istituto era ancora affidabile? Le venne in mente un antico brocardo: coactus voluit, sed voluit. Certo lei era stata obbligata a volerlo, ma in ogni caso l'aveva voluto. Molti spettri si affollavano in quella casa e, forse, le parlavano. Ma lei non li capiva. Forse l'odore di quelle parole era nauseabondo, come aveva intuito Arras. Il suo annientamento come crocevia destinale? L'Istituto medesimo era una gabbia infernale e fratricida? Gli interrogativi crescevano e non trovavano risposta. Emilia la sera, nel suo rifugio, si accese un maxi-joint. Annebbiare la mente col fumo di marijuana poteva essere una buona terapia. Al livello dello scontro che si era alzato, avrebbe pensato il giorno appresso...