UN LIBRO DI ALDO PIRONE

I CINQUE ANNI CHE SCONVOLSERO L'ITALIA.

LA RIVOLUZIONE DEMOCRATICA

di Mario Quattrucci

La storia contemporanea, la storia recente, quella ancora in fieri, è stata sempre, periodo per periodo, insufficientemente o per niente trattata dalla Scuola italiana. Lo studio della storia del recente nostro - quella che va dalla seconda guerra alla fine del secolo scorso - è stato per lo più tralasciato o affrontato a tirar via, in due o tre lezioni, alla fine dell'anno scolastico dell'ultimo anno liceale. Sopperirono però, negli anni della prima repubblica, il confronto e lo scontro politico e il fervido (a volte furioso) dibattito culturale e ideologico che nell'analisi della storia recente aveva il fondamento. Poi, - diciamo a partire dalla fine degli anni sessanta, e soprattutto dalla vittoria del thatcherismo e del reaganismo..., e del loro pensiero unico con i sui derivati (pensiero debole ed altri sotto o sopra prodotti) e addentellati ideologici (magari travestiti da anti: penso al nazionalismo, al fondamentalismo, ecc...), divenuti in una forma o in un'altra senso comune tanto da far parlare di una correlata mutazione antropologica -... poi, per dirla con Dacia Maraini, poiché in una cultura di mercato la memoria è un inciampo..., ecco che la memoria è diventata quasi una colpa.

Ormai da tre decenni, insomma, si è abolita dai programmi scolastici la centralità della storia, e negli ultimi anni si è perfino tolta la materia dagli esami liceali, si sono educate due generazioni di cittadine e cittadini all'oblio, alla sconoscenza, alla cancellazione della memoria o, ancora peggio, al travisamento della realtà storicamente determinata. E lo si è fatto con l'ideologia dell'eterno presente o meglio della vita come solo presente e con le molteplici forme del negazionismo e di revisionismo storico e ideologico, con la menzogna sistematica passata per verità rivelata, con l'estirpazione delle comuni radici, con la damnatio memoriae non solo del partito comunista italiano ma di tutti i protagonisti che fecero la Repubblica e la Costituzione Repubblicana coi suoi valori, coi suoi diritti, col suo progetto di democrazia progressiva... E infine è stato compiuto con la facile predicazione della inutilità del libro, della cultura, del conoscere e del sapere scientifico.

Ma una resistenza c'è, e va esprimendosi in una ripresa della storia e delle storie, in una permanente risposta alle obliterazioni e ai revisionismi con nuovi studi e racconti, con nuove ricerche, con storie non agiografiche ma improntate alla verità provata, alla realtà - storica, appunto - dei fatti. Non solo perché, come diceva Leopardi, "senza memoria l'uomo non sarebbe nulla, e non saprebbe far nulla", ma perché senza conoscere il passato non si comprende il presente e non si può nemmeno tentare di volgere al bene, o almeno al meglio, il domani del Paese, della terra e dell'umanità.

Fa parte di tale risposta resistenziale questo prezioso libro di Aldo Pirone: I cinque anni che sconvolsero l'Italia. La rivoluzione democratica / 1943-1948.

Non si tratta naturalmente di un manuale per le scuole, ottimo invece sarebbe come testo universitario, e soprattutto come contributo scientifico allo studio di quel periodo. Periodo fondamentale nella storia del nostro Paese, allorché si porta a compimento quel secondo risorgimento attraverso cui l'Italia non solo conquista una definitiva indipendenza nazionale ma entra, con una forma propria e fra le più avanzate, nella modernità e nel consesso delle grandi democrazie.

Insisto sul carattere scientifico del testo. A differenza di altri pur pregevoli compendi il libro infatti non procede per capitoletti e condense, ma si sviluppa in dettagliati riferimenti di tutti, ma proprio tutti, gli eventi del procelloso periodo preso in esame.

È un racconto particolareggiato - e minuziosamente documentato - della fase che si apre con la caduta del fascismo e con gli esiti della disastrosa guerra a cui Mussolini aveva portato la Nazione a fianco di Hitler; del contesto internazionale; della preparazione politica e culturale della resistenza; della guerra di liberazione e del suo non idillico svolgimento; delle posizioni e del ruolo di tutte le forze in campo, incluso il Vaticano e la Chiesa; delle condizioni sociali, del popolo, delle classi e dei ceti. E infine a conclusione l'avvio - con la rottura dell'unità antifascista e con l'importazione in Italia della guerra fredda e della politica angloamericana del roll back - con l'avvio di quella che qualcuno chiamò restaurazione capitalistica, dalla pacelliana crociata anticomunista alla messa in mora dei principi e dettati più innovativi e progressisti della Costituzione.

C'è insomma in questo libro la mano di uno storico di vaglia, della scuola dei grandi che studiammo ai nostri verdi anni (per l'appunto all'indomani di quel quinquennio), quasi tutti però dedicati a periodi, magari di poco, precedenti.