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Mario Quattrucci

È la nostra Costituzione. La Costituzione della Nuova Italia nata dalla vittoria sul fascismo, espressione eccezionale di quel grande compromesso storico tra le forze che avevano ispirato e guidato unitariamente la Resistenza, e che si rifacevano, PCI e PSI, al socialismo marxista e gramsciano, al solidarismo cattolico e al cristianesimo sociale, la DC, al liberal socialismo e al repubblicanesimo del Partito d'Azione e del PRI, al liberalismo democratico degli Einaudi.

Di ciò, della nostra Costituzione Repubblicana, tratta questo nuovo prezioso saggio di Paolo Ciofi.

Del suo valore odierno ai fini di sbarrare la via alla destra nazionalista e neofascista, che monta in Italia e nel mondo come risposta alle contraddizioni disuguaglianze e ingiustizie sempre maggiori prodotte dal capitalismo globale, al tempo stesso «dominante e decadente». E del suo valore permanente se si vogliono aprire «le porte a una civiltà più avanzata, solidale e comunitaria».

Questo libro si rivolge soprattutto ai giovani che si affacciano oggi alla vita sociale dopo tre decenni di revisionismi ideologici e storici, di pensiero debole, di manomissioni e cancellazioni storiche e politiche, di inattuazioni e sovvertimenti effettuali di molti, troppi, dettati costituzionali, e di continui permanenti dichiarati tentativi di cambiare la lettera stessa della Costituzione. In pratica, come specialmente avvenuto nell'ultimo decennio, una riscrittura complessiva della Carta Repubblicana, che cancelli quanto di nuovo e avanzato rispetto alla democrazia liberale classica (quella su cui si è fondato dal''800 in poi il dominio del Capitale) fu invece sancito dai Costituenti nel '48.

Si rivolge però a tutti i democratici perché conoscano e facciano argine al rischio - che una vittoria elettorale delle destre (come dimostrato dalle recenti prove di governo del periodo giallo-verde) renderebbe concreto - di veder rovesciata questa Costituzione: la quale è invece «il punto più alto raggiunto dagli italiani e dalle italiane nella loro contrastata lotta per la democrazia, l'uguaglianza e la libertà.». Proprio attraverso la Costituzione, dimostra l'esame storico ed effettuale di Ciofi, e non con la sua manomissione e il roll back verso una cosiddetta "Costituzione realmente liberale" quale vorrebbero le destre (comunque camuffate), può attuarsi quella riforma sociale e, sulla base di essa, quella "riforma intellettuale e morale" che limita e via via sovverte democraticamente l'attuale dominio del grande capitale soprattutto finanziario, ponendo in capo al lavoro il ruolo sovrano che la Costituzione gli assegna. È al dominio capitalistico, rafforzatosi particolarmente dopo l'avvento del thatcherismo-reaganismo e del globalismo seguito alla caduta dell'URSS, che sono da ascriversi le ricorrenti catastrofiche crisi sofferte da quindici anni a questa parte, alle quali si è risposto e si risponde, proprio a causa della quasi totale non attuazione dei contenuti più avanzati - non solo garantistici-formali ma economici e sociali - della Costituzione, con la crescita delle disparità ed ingiustizie e con l'incancrenirsi dei mali storici del nostro Paese.

L'attacco alla Costituzione iniziò in realtà già all'indomani della sua entrata in vigore, in uno con il tentativo lungamente perseguito, e purtroppo riuscito, di escludere proprio il lavoro, le classi lavoratrici e le forze che le rappresentavano, dalla direzione dello Stato e del Paese; e come parte italiana della guerra fredda e del roll back intrapresi da USA e Gran Bretagna fin dal '46: quella che fu chiamata "restaurazione capitalistica". Ma negli ultimi due decenni, e specialmente «dal 2020, la spinta anticostituzionale è diventata più insistente e pericolosa, con la Lega e Forza Italia che puntano a un cambiamento radicale, in direzione del presidenzialismo e del rapporto diretto capo-masse.». Ma proprio nell'ultima crisi, la tragedia della pandemia, quando ha prevalentemente e quasi esclusivamente agito ed è stato il solo efficace lo Stato, il pubblico, rispetto ad un assente e cinico (ad esempio nella sanità, ma anche nella produzione...) privato, «la Costituzione ha dato buona prova di sé in un momento cruciale della storia come quello che stiamo attraversando». Dunque «non ha alcun senso cambiarla: nel migliore dei casi si tratterebbe di una regressione culturale e politica, nel peggiore di una svolta reazionaria. Il vero problema di cui soffriamo non è la Costituzione, ma la sua mancata attuazione a causa della vittoria del capitale sul lavoro e del degrado dei partiti, che come tramite tra la società e le istituzioni dovrebbero essere il pilastro su cui si regge la Repubblica.»

Tema cruciale, questo dei partiti. Poiché la Costituzione ne fa, tenuti sempre al rispetto della sua lettera e del suo spirito, l'asse portante della democrazia - appunto come tramite tra società civile e società politica, come organizzatori del consenso e come mezzo del'intervento delle masse, dei cives, come costituenti del Parlamento e dunque del potere legislativo, come istituti da cui emana il Governo del Paese e viene eletto il Capo dello Stato. Ma una delle grandi controriforme anticostituzionali, non nella lettera ma nei fatti, dopo la propria auto degenerazione è stata, pronubi specialmente Berlusconi e i suoi succedanei come Renzi, la liquidazione dei partiti come partiti: e di qui, come già rilevato da Enrico Berlinguer, «l'origine dei malanni d'Italia». Con l'aggravante «che oggi non esiste un partito in grado di rappresentare la classe lavoratrice e il mondo del lavoro del nostro tempo. Tanto meno di organizzarli. Una parte fondamentale della società moderna non ha né rappresentazione né rappresentanza. Tanto meno organizzazione. Questa è la ragione di fondo della crisi della democrazia, e dello sragionare sulla necessità di cambiare la Costituzione.».

Ma perché questo accanimento contro la lettera stessa della Carta Costituzionale? Finché quella Carta esiste e resiste vi è e vi sarà lo strumento per una ripresa, la possibilità di riportare sotto le sue bandiere una maggioranza di italiani ed un sistema di forze politiche. Finché quella Carta esiste, difesa e tutelata come fino ad ora è avvenuto da quasi tutti i Presidenti della Repubblica, esiste la possibilità di rimettere in moto - come in parte sta avvenendo in risposta alla crisi sociale ed economica provocata dalla pandemia - il suo programma innovativo.

La nostra, infatti - ed è questo il motivo di fondo degli attacchi e dei tentativi di sovvertirla che fin dall'inizio animarono le forze economicamente dominanti e le forze politiche italiane e internazionali che le hanno rappresentate - «non è una Costituzione "riflessiva", tale cioè da rispecchiare passivamente lo stato delle cose presente, e dunque sostanzialmente conservatrice. Al contrario, è una Costituzione progettuale-programmatica», che traccia una "democrazia progressiva", «che guarda al futuro, delineando una più alta civiltà. Perciò non va cambiata, rovesciando il principio dell'uguaglianza sostanziale. Va aggiornata e resa più facilmente praticabile, potenziando e perfezionando quel principio. C'è bisogno di un'adeguata "manutenzione", ma soprattutto c'è bisogno di far vivere la Costituzione nella realtà, quindi, della presenza di forze politiche che facciano asse sul lavoro...>. Il fondamento del lavoro - ed oggi naturalmente occorre un riesame ed una rivalutazione del lavoro così profondamente cambiato dalla "rivoluzione scientifica e tecnologica, elettronica, informatica... - «definisce la democrazia italiana, e con essa i princìpi di uguaglianza e libertà, ben oltre il perimetro della democrazia liberale fondata sulla proprietà. Un vero e proprio passaggio d'epoca, giacché la Costituzione, in presenza delle lavoratrici e dei lavoratori politicamente organizzati, apre le porte a una civiltà più avanzata, solidale e comunitaria, che potremmo denominare socialismo di tipo nuovo rispetto ai modelli novecenteschi, quello sovietico e quello socialdemocratico.»

È tempo insomma, questo si vuol dire a coloro che si definiscono ancora di sinistra, o anche solo di centrosinistra..., è tempo che si riunifichino e rinnovino i vari divisi ma vitali raggruppamenti eredi della vecchia sinistra, che trovino nuove convergenze le disjecta membra della cultura democratica e progressista, che si organizzi insomma una formazione politica - un PARTITO - il quale ponga alla base del suo programma la Costituzione Repubblicana e l'attuazione del suo dettato.

MARIO QUATTRUCCI