ARTIGLI

racconto

di Luca Alessandrini

"Insomma, c'è questo mio amico che una mattina esce di casa e trova un allocco - che poi sarebbe una specie di gufo con gli occhi neri, non gialli. Un piccolo volato troppo presto dal nido. Il mio amico chiama una di quelle associazioni animaliste che salvano di tutto tranne i migranti, e gli dicono di portarlo.

Due settimane dopo una tipa gli riconsegna l'allocco in gabbia dicendo che lo deve tenere sul terrazzo del bagno per qualche giorno, perché si abitui al suo vecchio ambiente prima di liberarlo; gli dà pure un sacchetto di topi congelati, il pasto dell'allocco.

Il tempo passa: l'allocco mangia il suo topo e dorme tutto il giorno. Solo che il mio amico nel pomeriggio deve trascinare la gabbia dentro il bagno, perché quando il sole gira attorno alla casa là fuori diventa un forno. Così, ogni tanto gli capita di fare i suoi bisogni mentre l'allocco è lì che lo guarda attraverso le sbarre con quegli occhi cattivi, neri e lucidi come pezzi di catrame. E gli fa impressione perché segue ogni suo movimento, da quando apre la porta al momento in cui abbassa la cerniera. Il mio amico comincia a pensare che non ce la vuole quella cazzo di bestia nel suo bagno, e se non fosse che mancano un paio di giorni all'ora ics lo sparerebbe fuori a calci.

Fatto sta che capita il nipote del mio amico - un cinno di undici anni che è una teppa finita - e lui gli mostra l'allocco, raccomandandogli di star lontano da quegli artigli che sembrano rasoi quando fanno a pezzi il topo scongelato. Poi va di là a farsi una birra. Il cinno studia un po' l'animale poi comincia a dargli fastidio; il mio amico sente i versi e va nel bagno. Gli toglie dalle mani lo spazzolone e lo manda a spasso. Si sbottona la patta perché la birra ha fatto il giro completo. Una volta tanto non se la mena per quegli occhiacci - il cinno l'ha talmente spaventata la bestia che quella s' è rintanata dentro la scatola di legno dove va a dormire. Tutto preso a osservare beato il rigagnolo non s'accorge che la porta della gabbia è aperta. Ora, il mio amico è biondo, chiaro chiaro di pelle: immagino che anche là sotto abbia dei ciuffi che possano assomigliare al pelo di un topino bianco, e che la bestia schifosa abbia pensato che quello fosse un sorcio mezzo spelato; insomma l'allocco gli s'è aggrappato all'uccello e l'ha stretto con la forza che centomila anni di evoluzione gli hanno insegnato per stringere e dilaniare. Non lo so, il mio amico all'ospedale non diceva niente e la storia l'ho saputa dalla mamma del cinno che poi è la sorella, ma a me sembra che a volte c'è come qualcuno nascosto chissà dove, magari nel bagno, che sembra avere un senso dell'umorismo del cazzo; e mi viene voglia di piangere perché mi sembra di sentirlo ridere anche adesso."