Lettera aperta di Giannetto Socci

CHI SARÀ IL PROSSIMO SINDACO DI ROMA?

Cari compagni ed amici, una vecchia compagna mi ha chiesto un parere su chi potrà essere il prossimo Sindaco di Roma. Provo a rispondere.

Intanto dobbiamo partire dall'inizio. Roma ha la sua storia millenaria ma è diventata nominalmente capitale d'Italia nel 1870 quindi non molto tempo fa.

Lo stato sabaudo ha cominciato ad occuparsi della capitale in modo molto debole. Ha allargato strade, costruito ministeri, trasportando nella città le esperienze delle altre capitali, Torino e Firenze. La città si è ampliata, si sono realizzati interi quartieri popolari come S.Saba, Testaccio. All'inizio del 1900 una scossa positiva ha spinto la città con il Piano regolatore del Saint Just e con il Sindaco Ernesto Nathan verso un progetto a lungo termine. Ma la guerra ha bloccato tutto.

Il fascismo in seguito ha cercato di far rivivere i fasti del passato antico con interventi di facciata lasciando però la struttura amministrativa e direzionale praticamente immutata. La seconda guerra ha poi fermato il tutto.

Possiamo oggi definire Roma come una capitale? Che cosa deve essere una capitale?

Una metropoli su cui si deve concentrare tutto l'interesse della Nazione, che deve essere un punto di riferimento sia a livello nazionale che internazionale, deve essere una metropoli in grado di orientare la nazione nelle sue prospettive politiche, economiche, culturali,sociali, in sostanza un punto di riferimento per la intera nazione e per il mondo. Tutte le altre capitali mondiali hanno quelle caratteristiche.

Quando ci riferiamo alla Francia pensiamo a Parigi, all'Inghilterra a Londra, alla Germania a Berlino, alla Spagna a Madrid e così via.

Mi è capitato, all'estero di sentir definire Roma come la città del Papa, non come capitale di uno Stato!

Quindi, oggi, Roma non è una capitale con le caratteristiche che dovrebbe avere.

Tutti i Sindaci, in un modo o nell'altro, si sono limitati, chi più chi meno, a gestire una situazione stagnante, a proporre soluzioni modeste e contraddittorie ai vari e pesanti problemi della città.

Qualche esempio?

Prendiamo il problema del traffico. Roma ha un sistema viario difficile, con strade strette non in grado di reggere l'aumento della mobilità pubblica e privata. Di fronte a Parigi che ha, dalla fine dell'800, la bellezza di 16 linee, 220 Km di rete e 303 stazioni, Londra 11 linee 414 Km e 274 stazioni, Madrid 16 linee 294 Km e 302 stazioni, Roma ha 3 linee e 61 Km di rete. Milano ha 6 linee 101 Km e 113 stazioni.

Roma è l'ultima tra le capitali mondiali.

Questo significa che nessuno si è mai posto concretamente il problema di come affrontare il traffico.

Recentemente qualche genio ha ritenuto utile, a tal fine, cambiare la pavimentazione di alcune strade eliminando i sampietrini senza ascoltare coloro che suggerivano di mantenerli sia per il valore estetico che per quello più prosaico della durata della pavimentazione.

Un vero Sindaco di Roma dovrebbe proporre qualcosa al riguardo? Una rete efficiente di linee metropolitane potrebbe risolvere, anche con altre misure adeguate, il problema. Ci vorranno altri trenta anni? Ma se non si comincia mai il problema si aggrava. Lo Stato deve dare i soldi per la sua capitale.

Vogliamo parlare dello smaltimento dei rifiuti?

Tutte le altre capitali, in un modo o nell'altro, lo hanno affrontato e risolto. Con la differenziata, la selezione e con il termovalorizzatore che produce energia. Ma a Roma solo a parlarne si scatenano tutti quelli che di smaltimento non capiscono nulla o peggio quelli che cavalcano qualsiasi protesta pur di fare casino. Un vero Sindaco non dovrebbe avere dubbi in proposito.

Prendiamo in esame il problema della abitazione per i disagiati, per la parte più debole della popolazione. Sono almeno trenta anni che non si fa un piano di costruzione di edilizia popolare. Il patrimonio immobiliare dell'Incis, dell'Enasarco e di altre strutture è stato ceduto agli inquilini a prezzi stracciati depauperando il capitale immobiliare di risorse importantissime. L'Ater oggi possiede ancora oltre 48.000 immobili in gran parte fatiscenti. Una politica seria di valorizzazione di questo capitale che potrebbe essere utilizzato come base economica per investimenti non esiste. Al contrario si evita la manutenzione degli immobili per svenderli agli occupanti a basso costo. Un suicidio economico.

Inoltre una Capitale dovrebbe provvedere a costruire dormitori, in punti strategici adeguati, per risolvere la permanenza, di notte, di centinaia di poveracci che dormono all'aperto. Vi pare una cosa degna di una Capitale questo sconcio. Bisogna assolutamente provvedere. Non può bastare S. Egidio. Deve essere compito del Comune.

Un altro aspetto da esaminare che però non riguarda soltanto il Comune è quello della valorizzazione del

peso culturale della città. Vi sono le università che hanno grande prestigio, centri culturali importanti, istituti prestigiosi di ricerca, ma le iniziative che danno prestigio soprattutto all'estero sono poche.

A parte gli stipendi bassi che spingono i giovani ad andarsene all'estero, non si ha notizia di incentivi come borse di studio diffuse che possano attrarre i ricercatori e gli studenti. Anche in questo caso una politica nazionale e comunale coerente finalizzata ad incentivare la cultura non guasterebbe.

Mi limito a questi pochi esempi e credo che bastino.

In sostanza dunque le cose da fare sono immense, difficili da risolvere e soprattutto da capire.

E' chiaro che affrontare il problema Capitale del paese non può essere svolto soltanto dal Comune ma dall'intero paese cioè dal Parlamento e dal governo. Occorre una legge speciale per Roma con finanziamenti adeguati e con una struttura amministrativa ad hoc.

Il Sindaco di Roma deve essere una persona che capisca quale è la realtà in cui muoversi. Non può essere una persona qualsiasi, né trovata nelle anticamere dei partiti, né incompetente né competente per settori specifici, né capopolo o peggio populista.

Il Sindaco deve avere un prestigio e un peso a livello nazionale, in grado di farsi valere e di farsi dire di sì per quello che serve alla città.

Bisogna trovare questa persona al di là della appartenenza politica partitica. Certo deve essere un vero democratico aderente alla Costituzione non per giuramento ma per convinzione.

E' difficile ma se si parte dai presupposti appena abbozzati da un semplice cittadino forse ci si può riuscire.

P.S. E'appena il caso di fare accenno alle proposte che si sono finora avanzate che rivelano la nullità se non la involontaria offesa non solo alla gravità dei problemi ma alla stessa razionalità.

Si va dalla amante degli animali, al giornalista europeista, all'autoreferenziale esperto, al protettore civile. Il meglio bisogna trovarlo.

Un saluto a tutti. Giannetto Socci.