SPECIALE 100 ANNI DI PCI

CENT'ANNI DI COMUNISTITUDINE

PROSIMETRO IN 10 FRAMMENTI COGITABONDI

di Marco Palladini

1 - ... similitudini con un secolo fa? Sinceramente non ne vedo / ah, sì, una ce n'è: la pandemia, quella cosiddetta 'spagnola' che nel 1918-'20 fece, / secondo gli studi epidemiologici, circa venti milioni di morti / senza quasi che in giro se ne parlasse, tra censura dei comandi militari e politici / e disattenzione o noncuranza dei giornali dell'epoca / mentre la pandemia odierna ha fatto (finora) nel mondo meno di due milioni di morti / ma ha invaso la logosfera planetaria, ché in pratica dallo scorso febbraio / non si parla di altro nelle ipertrofiche diramazioni dei media 1.0 - 2.0 - 3.0 ...

2 - Era veramente un altro mondo che usciva dalla grande mattanza della prima guerra globale / e dove in Russia i bolscevichi di Lenin e Trotskij avevano fatto la rivoluzione / e si poteva perciò credere che una rivoluzione comunista su scala europea fosse all'ordine del giorno / perché quella guerra mondiale aveva frantumato imperi e regni, / aveva ridisegnato confini e gerarchie di potenza, / aveva fatto saltare in aria i vecchi, pregressi equilibri sociali e politici, / le borghesie nazionali erano in affanno, il disordine economico e sociale cresceva, / le classi padronali avevano bisogno di nuove strategie di dominio / la lotta di classe infuriava, in Italia si occupavano le fabbriche, / ma al dunque invece della rivoluzione comunista finì, da noi, per vincere la controrivoluzione fascista...

3 - Perché vinse Mussolini? Gabriele De Rosa, egregio storico cattolico, lo spiega così: / "la furbizia dei fascisti si avvantaggiava dell'ingenuità dei socialisti collaborazionisti, / del qualunquismo catastrofico dei comunisti bordighiani, / dell'impotente fatalismo dei massimalisti, / dell'arrendevolezza ottimistica dei liberali, / dell'amletismo dei popolari di Meda". / Un quadro sintetico, ma efficace per far comprendere che tutti, / ma proprio tutti fecero del loro meglio, ossia del loro peggio / per spianare la strada per il potere al fascismo, / per piccoli calcoli tattici, miopia e irresolutezza davanti alla violenza squadrista, / inerzia politica e l'illusione della dirigenza comunista di allora che si esplicava, appunto, nel tanto peggio, tanto meglio, / ossia nel credere che l'avvento dei fascisti avrebbe finito per smascherare il falso democraticismo della borghesia capitalistica / e ciò avrebbe condotto le masse proletarie ad accelerare il processo rivoluzionario / per l'instaurazione di una dittatura rossa, insomma si opinava tutto il contrario di quello che avvenne...

4 - Mi pare però interessante registrare ciò che scrisse il compagno Trotskij, / non proprio un beota o uno con le idee poco chiare: / "Poiché la rivoluzione proletaria ha subito un insuccesso; / poiché il capitalismo aveva saputo resistere e la controrivoluzione aveva vinto, / quale colpo di Stato controrivoluzionario poteva ancora aver luogo? / Era pur sempre impossibile che la borghesia insorgesse contro se stessa! / Questo fu, essenzialmente, l'orientamento politico del Partito comunista italiano. / Non bisogna dimenticare però che il fascismo italiano non era allora che un fenomeno nuovo, / in via di formazione: sarebbe stato difficile / anche per un partito sperimentato definirne i tratti specifici". / Ergo nessuno, neppure i capi bolscevichi della III Internazionale, a partire da Zinov'ev, / aveva inteso che nella controrivoluzione borghese c'era, in Italia, / il seme di una rivoluzione nera che cambiava tutte le carte in tavola, / che spazzava via brutalmente illusioni e strategie rivoluzionarie tradizionali, / che introduceva nella modernità politica la differenza ontologica / di un totalitarismo senza se e senza ma, / ché il fascismo mussoliniano non era soltanto conservazione o restaurazione dei vecchi poteri, / ma anche innovazione, cambiamento, ristrutturazione della società, / a suo modo una palingenesi, alla lunga catastrofica, ma reale...

5 - Il 21 gennaio 1921 a Livorno era una giornata gelida e piovorna / i delegati transfughi e scissionisti dal Partito socialista si riunirono / nel tetro teatro San Marco, una sala semidistrutta che durante la guerra / era stata usata come deposito di materiali militari / Lì non c'erano poltrone o sedie dove accomodarsi, / dal soffitto sfondato cadevano scrosci d'acqua, / i compagni stavano all'impiedi, intirizziti, sotto i neri parapioggia, / l'aria umida penetrava dalle finestre senza vetri, / sul pavimento sconnesso si allargavano pozzanghere, / il palcoscenico traballava e il sipario era strappato, / avrebbe potuto essere la scena di un vivido spettacolo di Tadeusz Kantor / Ebbene è in questo luogo cadente e miserevole che si celebra / il I congresso del PCd'I, che poi un vero congresso, dicono gli storici, neppure fu, / piuttosto un'assemblea per sancire il distacco definitivo delle frazioni comuniste dal Psi / e la nascita di un partito che sorgeva come sezione italiana della III Internazionale / ovvero propaggine tricolore di un partito sovranazionale / e questa cosa, rifletto, non è un particolare secondario / perché il PCd'I nasce sull'onda lunga del '17, della Rivoluzione d'Ottobre / e questo imprinting non cessa mai, anche quando, morto Lenin, arriva Stalin, / che fa fuori l'intera primigenia dirigenza bolscevica, / anche quando, dopo il disgelo di Chruščёv, arriva il ventennio burocratico-regressivo di Brežnёv / (con in mezzo la repressione della Primavera di Praga), / anche quando procede la dissoluzione dell'Urss guidata da Gorbačëv, / soltanto alla fine il Pci prende atto, dopo settant'anni, / che uno schieramento internazionale comunista non esiste più / termina la 'guerra fredda' e il partito decide la propria eutanasia...

6 - Nel gennaio del '21 Amadeo Bordiga, il leader riconosciuto, ha trent'anni; / Umberto Terracini, ventiquattro; Ruggero Grieco, ventisei; / Giovanni Parodi, dirigente operaio, trenta; Bruno Fortichiari, ventisette; / Nicolò Bombacci, quaranta; Luigi Repossi, ventisette; / Ambrogio Belloni, cinquantasei; Egidio Gennari, quarantatre; / Secondino Tranquilli (poi Ignazio Silone), venti; / Antonio Gramsci, l'intellettuale più fine e futuro capo del partito, ventinove; / Palmiro Togliatti, destinato a guidare il partito in clandestinità e nel dopoguerra, ventisei... / Tranne qualcuno, un pugno di giovani uomini ventenni o poco più che, / stufi del riformismo turatiano e dell'inconcludenza massimalista di Serrati e Baratono, / scommettono sulla rivoluzione in Italia, insufflata dal vento comunista russo-sovietico, / una scommessa forse pure allora temeraria e insussistente, / ma a vent'anni se non si getta il proprio corpo nella lotta / che si campa a fare? ... Ah, c'erano pure le compagne: / l'intrepida Camilla Ravera, trent'anni; Ortensia De Meo, la moglie di Bordiga, ventisette; / Rita Montagnana, futura moglie di Togliatti, venticinque... e poche altre (Felicita Ferrero, Rina Piccolato, Rita Maierotti) ... / immagino le obiezioni, ma che si vuole, i tempi erano quelli che erano, / le donne non avevano in Italia neppure il diritto di votare / e poi il femminismo faticò a conquistare il Pci, persino negli anni '70...

7 - Il PCd'I cent'anni fa nasceva da una scissione, / sì, prima vi era stata l'espulsione del Benito Mussolini interventista, / ma il Psi mater e matrice dell'intera sinistra italica / con tutte le sue contraddizioni e debolezze e le tante frazioni in perpetua rissa / bene o male reggeva, da allora non fu più così / la scissione di Livorno fu modello e paradigma / per i successivi ed infiniti frazionamenti della sinistra / che dopo cento anni proseguono imperterriti / secondo un vizio antropologico-politico inemendabile, / pure se in questa parte di mondo la parola comunismo / appare oggi una anticaglia del Novecento / e se si obietta che non soltanto a Cuba, ma pure in Cina (1,4 miliardi di persone) / tuttora comanda un partito che si definisce comunista / credo che pressoché nessuno che ancora si pensa comunista / andrebbe tranquillamente a vivere da quelle parti / dove ogni serio oppositore viene, come minimo, tacitato e imprigionato / ché libertà di pensiero e di parola e comunismo non riescono proprio a coniugarsi...

8 - Allora cent'anni di comunistitudine o cent'anni di mostritudine? / E amaritudine, solitudine e attitudine alla finitudine? / Gli infiammati giovani uomini di Livorno 1921 / non potevano certo divinare come sarebbe andata a concludersi la loro scommessa, / l'ingegnere napoletano Bordiga era certo un ottimo compagno, grande organizzatore, / ma troppo limitato, rigido e settario, / chi capiva assai di più era l'intellettuale sardo, Antonio Gramsci, / poderoso pensatore politico che ancora oggi si può leggere / con notevole profitto, ma gli errori di fondo li fece pure lui / anche se accoppiava il pessimismo dell'intelligenza con l'ottimismo della volontà / ecco, mi pare di poter dire che al presente è la volontà che manca / ed inoltre latita assai pure l'intelligenza / siamo disarmati nella teoria e nell'analisi di prospettiva / nonostante la crisi sistemica del capitalismo globale sia sotto gli occhi di tutti / e l'economia stia divorando l'ecologia...

9 - Beckettianamente si dovrebbe fallire... / sì, fallire di nuovo, fallire ancora, fallire meglio / eppure sembra che ci si è stancati di fallire / e, quindi, neppure più si prova a tentare di radicalmente / sbagliare per cambiare o cambiare per sbagliare / la macchina o macchinazione della volontà rivoluzionaria / si è definitivamente inceppata, è andata in tilt permanente, / nondimeno mi augurerei di essere io, tra le ombre del secolo passato, / nel paesaggio di post-rovine, di post-storia del comunismo, a sbagliarmi, / mi augurerei che da qualche parte ci sia un pugno di pugnaci giovani / capaci di andare oltre i cadaveri delle ideologie sepolte / o gli zombi della reazione sempre in agguato / capaci di pensare in termini nuovi alla mutazione / capaci di vedere qualcosa che noi non riusciamo nemmeno ad intuire...

10 - In explicit, mi sovviene Heiner Müller: / "Il corpo a corpo tra rivoluzione e controrivoluzione / come figura base delle catastrofi gigantesche / del secolo (XX)... Il teatro come ostetrico dell'archeologia: / l'attualità dell'arte è domani... Il nostro compito, / o il resto sarà statistica e una faccenda dei computer, / è l'elaborazione della differenza." / Per quel che vale, per non lasciare il domani all'intelligenza artificiale / ci serve ancora ripensare la differenza, l'altressere / per non assumerci anche la colpa di avere dato via libera / agli indifferenti...