Per la Critica

Dopo una trentina d'anni, ancora emoziona e persuade Smoke, di Wayne Wang con la sceneggiatura di Paul Auster

CONTROCANTO

DI BIANCO NATALE

di Marcello Carlino

La tabaccheria di Auggie, come i cinefili sanno, vi sta assai funzionalmente da cronotopo. Luogo di incontro di vite sfrangiate e marginali e solitarie in una New York che ha perso definizione e in cui tutto è ormai periferia, essa appare un bacino di raccolta e una fonte testimoniale di una crisi a più uscite e a più voci...

Trent'anni, poco più poco meno, sono una bella età per un film. La decima musa, infatti, su invito perentorio del sistema di produzione e della sua filiera, e dietro il sollecito pressante degli alti costi di realizzazione, spesso cade in tentazione e finisce irretita dalle sirene mirabolanti, e infine irresistibili, di una tecnica da kolossal, che gode di "crediti agevolati" e di profittevoli remunerazioni nel mercato globalizzato. Sempre più spesso, allora, càpita a ricasco che si misuri su questo metro la qualità del prodotto, mentre si provvede di distribuzione in distribuzione e di campagna pubblicitaria in campagna pubblicitaria - nonché di recensione in recensione per la cura dei tantissimi critici lealisti - ad aggiustare su profili siffatti l'orizzonte "medio" d'attesa, il senso comune del gusto. Che risultano livellati sulle misure basse di una rutilante, stordente spettacolarità imbonitrice, per la quale trionfa l'effimero e tutto si consuma - secondo moda e giusta la logica di un mondo fatto di clienti e appunto di consumatori - nell'arco di una stagione, prima che altre novità tecnologiche s'adoperino per far gridare all'ennesimo miracolo, rapinoso e illusorio quanto un ingannatore attimo fuggente, che il battage pubblicitario ci propina imperdibile.

E invece, dopo una trentina d'anni, ancora emoziona e persuade Smoke, che Wayne Wang ha costruito su di una sceneggiatura di Paul Auster.

La tabaccheria di Auggie, come i cinefili sanno, vi sta assai funzionalmente da cronotopo. Luogo di incontro di vite sfrangiate e marginali e solitarie in una New York che ha perso definizione e in cui tutto è ormai periferia, essa appare un bacino di raccolta e una fonte testimoniale di una crisi a più uscite e a più voci: crisi di affetti, di relazioni interfamiliari, di ruoli, di identità, di socialità, di "coerenza" urbana e di compatibilità (la tabaccheria è il surrogato di un centro che manca, che è vuota lacuna), di fiducia, di capacità di imbastire racconti (racconti per scrittura, racconti materiali di esistenze dal vero partecipate agli altri e con gli altri scambiate, forti della coscienza o dell'impegno di "voler dire").

C'è per certo, in Smoke, la Christmas Story che Auggie, confezionata sulla memoria di piccoli eventi da lui vissuti, regala a Paul Benjamin, scrittore in difetto di creatività che usualmente frequenta il suo shop (nel film la "storia", narrata in presa diretta da Auggie, si offre da palinsesto per un racconto che attende di essere scritto e poi è approntato per nascere al mondo nei tempi di Natale, secondo una consuetudine normata da Dickens; e a questo modo, come un racconto nel racconto, e come in una mise en abîme, quella "storia" si pone in parallelo e duplica in una proiezione ortogonale la vicenda della sceneggiatura "prestata" a Wang da Auster - è sua di fatto, pubblicata sul «New York Times» del 25 dicembre del 1990, Auggie Wren's Christmas Story; e dunque, translitterando dal linguaggio matematico, se ne può ricavare, con esiti di reversibilità polisensa e di continuità palindromica, che Auster sta a Wang come Auggie Wren sta a Paul Benjamin). Epperò il finale buonista e un po' consolatorio (letterariamente alla maniera che anche Auster talvolta ha cara; filmicamente alla maniera che un Frank Capra sempre ha privilegiato), cioè l'happy end che accende con la pietà la speranza e riavvia frattanto la possibilità del racconto, se ben l'intendo, è stemperato e sfumato (e qui soccorre giusto un'accezione del titolo dell'opera di Wang), immalinconito e incrinato dalla colonna sonora che, nel silenzio dei personaggi, diviene protagonista.

Ecco, mi spingo a dire, forse con qualche rischio (che corro comunque del tutto volentieri), che a questo punto, accompagnando sequenze mute in bianco e nero, la musica collabora a comporre la parte più suggestiva e struggente del film; aggiungo, rischiando ancor di più, che si deve ad un finale così strutturato se ancora oggi Smoke, fuori dagli schemi hollywoodiani, persuade ed intriga, anche perché l'incontro tra le note per strumenti e voci della canzone di base e le immagini dei fotogrammi (e qui l'esercizio mio è completamente senza rete) produce il miracolo di leggere e interpretare al di qua di ogni retorica il significato di queste - le immagini - e di sottrarre quelle - le note - alla seduzione di un manierismo scenico, e alle lusinghe come di un sublime d'en bas, a suo modo estetizzante, in cui, nel contesto di altre esecuzioni e di altre esibizioni, a me sembra che siano incappate.

Come i cinefili sanno, la colonna sonora di Rachel Portman, nelle sequenze conclusive, fa uso di Innocentwhenyoudream di Tom Waits, sicché questo testo musicale, che sembra arrochito da quintali di alcool e di fumo (come a seguito - e sarebbe all'incirca una metafora concreta - di una possibile espansione "predicativa" del nome che dà il titolo alla pellicola del 1995), se ne sale denso e corposo alla ribalta.

Non c'è bisogno che si rammentino gli ingredienti mixati in Innocentwhenyoudream: il suo ordito da valzer triste ripassato dalla musica country e di quando in quando incespicante, le emergenze narrative di un'epica da gente comune di rimbalzo dagli spartiti di Kurt Weill, le sonorità strascicate degli arrangiamenti d'accompagno con gli apporti strumentali appropriati per un teatro di strada, le tracce della improvvisazione e del sound recitativo del jazz, i ritmi della negritudine con la sua sofferenza tuttora rimasta incisa nella coscienza collettiva più matura e in una incancellabile memoria profonda che ritorna, i sedimenti di una marginalità da clochard e la materia densa e drammatica precipitata da vite disperate che nemmeno l'innocenza del sogno, di cui riferisce in refrain il testo della canzone, riesce ad addolcire e che perciò stinge in un sentore amaro di ironia. È piuttosto da notare, questo sì, che a differenza di altre sue versioni (per pièces di teatro di cui Tom Waits è stato attore, per concerti dal vivo di cui è stato solista), qui Innocentwhenyoudream contiene uno straordinario inserto corale e che la voce di chi canta, la voce dell'autore fatta bassa e rasposa e stracciata come non mai, viene così doppiata a tratti da una seconda voce (quasi da canto di lavoro che sale su di una scala altra, indicando remoto e pressoché irraggiungibile un altrove che non ha alcun punto di tangenza con il mondo dell'alienazione e della schiavitù) che insieme la specchia e la strania (agisce straniando, in concorso e a rinforzo, un filo sottile, un'eco lontana e sformata del motivo conduttore di Smoke gets in youre eyes), che la evidenzia, la estrae e ne corregge la teatralità eccedente cooperando ad impostare e ad approfondire un rapporto di tensione vitale, nonché di confronto senza scorciatoie lenitive e rincuoranti, con le inquadrature della vecchia di colore. È la vecchia del racconto di Auggie, incontrata dal vero e ascoltata e assecondata nelle sue illusorie (volute, quantunque palesemente errate?) agnizioni parentali e accudita in un soprassalto di pietas nel quartierino piccolo e povero che non ha luce, come non hanno luce i suoi occhi di donna sola sulla soglia della morte nel tempo del Natale, quello di norma creduto buono dalla macchina commerciale per zuccherosi Christmas tales.

Insomma, con le sue intense polifonie sforzate e sgraziate, la colonna sonora di Smoke, sul finire, sul filo delle sequenze in uscita, prende consistenza e, affidata alla canzone di Tom Waits, scolpisce e completa la chiave semantica dell'opera. Lo fa intrecciandosi con le immagini e tuttavia da esse distinguendosi, a sbalzo, come ciò che proviene in controcanto da un'altra sponda. E porta, da un'altra sponda, valori di significato che si spendono in dialettica, che si investono in una trama dialogante.

SMOKE film di Wayne Wang

https://www.youtube.com/watch?v=pWXnKLb61R8

INNOCENT WHEN YOU DREAM

https://www.youtube.com/watch?v=x6KkJ6-Ecxw

SMOKE GETS IN YOUR EYES (The Platters)

https://www.youtube.com/watch?v=H2di83WAOhU

FRED ASTAIRE & GINGER ROGERS IN ROBERTA

https://www.youtube.com/results?search_query=Fred+Astaire+%26+Ginger+Rogers+in+Roberta