LE PAROLE FRA NOI

Testimonianza di un giovane attore che ha interpretato il ruolo
del giovane Peter Van Damm nello spettacolo
"Il diario di Anne Frank"

CONOSCERE E RICORDARE PER NON RIPETERE ERRORI E ORRORI DEL PASSATO

di Vinicio Argirò

Nella mia interpretazione di Peter Van Daan, nello spettacolo "Il diario di Anne Frank" di Frances Goodrich e Albert Hackett, diretto da Carlo Emilio Lerici, con Antonio Salines, Francesca Bianco, Raffaella Alterio, Tonino Tosto, Susy Sergiacomo, Eleonora Tosto, Roberto Baldassari, Fabrizio Bordignon e Veronica Benassi al Teatro Belli di Roma, mi sono immedesimato nella condizione di un adolescente ebreo ad Amsterdam durante la seconda guerra mondiale.

"E' come se ci avessero marchiato!" afferma Peter a proposito della stella gialla che gli Ebrei erano costretti a indossare per le leggi razziali in modo da rendersi immediatamente riconoscibili.

Si tratta di una modalità di etichettamento che riduce le persone a oggetti e numeri, in un processo di reificazione che annulla prima l'identità e poi l'umanità stessa. Dapprima costretti a rinunciare alle consuete attività collettive, gli Ebrei furono ben presto obbligati a tentare di nascondersi per non essere deportati in fantomatici campi di smistamento e poi di lavoro, di cui ben poco si sapeva, ma che nascondevano luoghi e realtà molto di più terribili di quanto si poteva immaginare.

La possibilità di rintanarsi in un rifugio, offerta alla famiglia di Peter, diventa una possibile illusione di mantenere una quotidianità quasi normale, seppure in completa segretezza.

Si tratta di una vita affrontata sempre con lo spettro della morte addosso, ma nello stesso tempo attraversata da un barlume di speranza nel terrore costante.

E' una dimensione in cui i legittimi sogni sul proprio futuro vengono mutilati e annientati dalla già difficile sopravvivenza del presente.

Ricorre, soprattutto nei tre ragazzi (Anne, Margot, Peter) l'angoscia di avere le ali tarpate, di non poter coltivare ambizioni e di sentirsi prigionieri della realtà invece che protagonisti.

L'impossibilità di scegliere il proprio destino relega in una condizione di impotenza e assoggettamento in cui si traduce la violenza della sopraffazione dittatoriale.

La convivenza forzata di due famiglie e un dentista asserragliati in meno di quaranta metri quadrati mette a dura prova ogni attitudine di civiltà e condivisione.

La pressione psicologica dovuta alla paura di essere scoperti e deportati finisce per esacerbare gli animi, soprattutto negli adulti. Se infatti Peter subisce un'evoluzione positiva sul piano interiore, grazie al rapporto con Anne che lo incoraggia a superare la sua innata timidezza e a sperimentare i palpiti di un nascente sentimento amoroso, i suoi genitori tendono a esasperare le occasioni di conflitto e a mostrare i loro lati caratteriali peggiori.

La tolleranza reciproca diviene sempre più irraggiungibile e sfocia in reazioni che mai si sarebbero verificate in un contesto ordinario.

"Guardate come siamo diventati!" sarà la battuta della signora Frank in un impulso di rabbia nei confronti del signor Van Daan che aveva rubato il pane destinato ai ragazzi, sentendosi delusa da se stessa per aver anche solo minacciato di cacciarli dal rifugio.

E' una citazione dalle memorie di Liliana Segre che l'attrice ha voluto inserire nel testo a chiarire come la persecuzione subìta renda disumane le vittime al punto da trovarsi, anche solo per qualche attimo, a imitare comportamenti da carnefici.

Si perde la capacità di essere a affermare se stessi e la propria personalità: tutti vengono uniformati senza potersi più differenziare nella propria originalità individuale.

Spesso si sottovaluta, soprattutto in giovane età, quanto sia importante la libertà che significa mantenersi vivi ed essere arbitro delle proprie decisioni.

Non tutti i ragazzi di oggi comprendono e spesso non conoscono la rilevanza della Shoà e le tragiche ripercussioni che ha avuto sul nostro tempo.

Pertanto è fondamentale ricordare!

Ricordare per non incappare negli stessi orrori ed errori del passato, ma anche per garantire una giusta attenzione e un doveroso impegno nei confronti degli olocausti e delle carneficine che tuttora insanguinano il nostro pianeta.