Per la Critica

Romanzo d'esordio di Sandro Frizziero, Fazi editore

COME SPARIRE ED ESSERE FELICI: CONFESSIONI DI UN NEET

di Luigi Matt

La letteratura ha a tutt'oggi la capacità di mostrare la realtà in ogni suo aspetto, indagando anche le dinamiche sociali e psicologiche in atto nella civiltà, di cui può restituire una descrizione diversa, ma certamente non meno efficace, di quella offerta dagli studi scientifici in materia. Non cesserà mai di vera la formula di Italo Calvino, perfetta nella sua semplicità: «ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici». In un momento in cui vengono molto praticate, e lodate da parte della critica, scritture in cui il linguaggio letterario si mescola ad altri, per esempio a quello giornalistico, fa piacere constatare la persistenza del romanzo d'invenzione, che continua a dare buoni frutti (che però vanno scovati in una massa sterminata di prodotti fatti in serie).

Tra i libri più interessanti degli ultimi mesi si può segnalare Confessioni di un neet (Fazi), romanzo d'esordio di Sandro Frizziero. Il libro è incentrato sulle elucubrazioni, espresse in prima persona, di un orgoglioso esponente della categoria sociale mediaticamente nota come neet, vale a dire l'insieme di giovani che non studiano e non hanno né cercano un lavoro (il termine è l'acronimo di «not (engaged) in education, employment or training»). Ad esporre quello che appare come un vero e proprio manifesto della rinuncia alla vita attiva è una persona non sprovvista di capacità logiche e dialettiche, che però sconta un'evidente condizione di instabilità, in cui non manca una componente psicotica, evidente sia nel proposito di annullarsi in quanto entità fisica per rifluire nella rete, sia nella percezione delle voci delle amate gatte, che tendono a criticare il giovane e in definitiva lo tollerano solo per la sua solerzia nel distribuire le crocchette.

Il protagonista, nella sua lucida insensatezza, restituisce un'immagine molto nitida di alcune derive in atto, adottando una doppia prospettiva, che non lascia al lettore alcuna speranza di una possibile via d'uscita. Infatti, da un lato appaiono calzanti le irridenti descrizioni della rassicurante prospettiva di vita "inquadrata" rifiutata dal neet: le piccole conquiste socioeconomiche perseguite da molti non sono altro che una sottilissima patina di pseudobenessere, scrostata la quale appare il disperante vuoto della coazione a produrre e consumare senza alcuno scopo, in una condizione di perenne attivismo indotto che ricorda l'incessante corsa di un criceto nella ruota. Difficile non convenire sulla orribilità delle argomentazioni di coloro che vantano il successo con discorsi come questi: «La partita iva lo aveva migliorato, disse. Poteva lavorare e vedere immediatamente i risultati. L'altro mese 4.000 euro netti, ammise con un sorriso scintillante, subito investiti nell'acquisto di un'Audi S3 usata ma fiammante, sgasante, necessaria».

Ma nel suo strenuo tentativo di resistenza contro la vita borghese, il giovane finisce col trovare l'unico scopo delle sue giornate nella frequentazione compulsiva dei social network, da cui assorbe, apparentemente senza essere in grado di interpretarla criticamente, una immane quantità di idiozie. Il romanzo, così, vale anche come guida allo sciocchezzaio globale in cui si immergono quotidianamente milioni di persone, e che pare sempre di più prendere la funzione di un tecnologico oppio dei popoli. Del livello delle frasi fatte prive di senso a cui tanti si abbeverano come fossero fonti sapienziali ci si può rendere conto anche solo scorrendo alcuni dei titoli dei capitoli delle Confessioni; ecco qualche perla: «Il mondo è pieno di persone di successo alle quali era stato detto più e più volte che il loro era un sogno impossibile. Scelsero di non ascoltare. Di non mollare. Mai»; «E se la strada è in salita è solo perché sei destinato ad arrivare in alto»; «La notte non è meno meravigliosa del giorno, non è meno divina, di notte risplendono luminose le stelle e si hanno rivelazioni che il giorno ignora».

L'efficacia del romanzo di Frizziero sta da un lato nella resa credibile di un modo di ragionare e vivere la cui diffusione è in rapido aumento, dall'altro nella rinuncia - obbligata vista la scelta opportuna del racconto in prima persona - a facili giudizi. Come in molta buona narrativa vengono mostrati, senza infingimenti ma anche senza compiacimento, aspetti di realtà; per chi senta il bisogno della pronuncia di condanne morali non c'è bisogno di un romanzo: bastano i miliardi di sentenze postate a getto continuo su Facebook o Twitter.