LA SETTIMANA ENIGMATICA 
"Diario satirico per spiriti liberi"

Riccardo Cochetti

 Anche i più ferventi critici del giubilato Arcuri potrebbero senza meno apprezzare, laddove fossero casualmente in buona fede, che il Servizio bilancio di Palazzo Madama si è opportunamente dedicato a vagliare la rilevante dotazione finanziaria di oltre 1,2 miliardi di euro che il governo di Mario Draghi ha accordato per il 2021 al Generale Figliuolo per far fronte all'emergenza Coronavirus, di cui ben 20 destinati esclusivamente alla sua struttura commissariale. Dotazione cui sembra in effetti mancare ogni preventivata destinazione, considerato anche che esula esplicitamente dagli altri cospicui fondi destinati alle iniziative di consolidamento del piano nazionale di vaccinazione, che vanno ad esempio dai 120 milioni per lo smistamento dei vaccini dall'hub nazionale ai centri locali ai 39 per acquistare siringhe, dai 33 per apparati tecnologici ai 14 per la comunicazione, fino ai 180 per i centri vaccinali in sostituzione delle irrise "primule", e per il cui eventuale sforamento si dovrà comunque ricorrere, come previsto dal governo, a sponsorizzazioni private o ad altre risorse non a carico della finanza pubblica.

Si tratta dunque di un immane profluvio di fondi senza alcuna imputazione a specifiche voci di spesa, come se, essendo lasciati nell'arbitraria disponibilità del generale, non dovessero esibire alcuna opportuna attribuzione nel particolare.

In tema di vaccini, è intanto arrivata non solo l'attesissima notizia che al controverso AstraZeneca, in un astutissimo tentativo di rendergli un minimo di verginità, è stato modificato il nome in Vaxzevria, ma soprattutto quella che nel nuovo bugiardino risulteranno indicati tra i probabili effetti collaterali anche i casi di trombosi, con un indiscutibile effetto ampiamente tranquillizzante anche sui più titubanti utilizzatori.

Conclusa la deprimente vicenda della sostituzione infrarenziana dei capogruppo parlamentari del PD, qualcuno ha rilevato che, per quanto ha riguardato i deputati, la corrente che ha pesato di più nella faida interna è stata quella di Base Riformista, guidata da Luca Lotti: confermando una delle più nobili attitudini evidentemente trasfuse in lui dall'amico Matteo, costui aveva promesso l'appoggio della corrente alla Madia, per poi invece far confluire i voti sulla Serracchiani, avendone ottenuto la promessa di attribuire la vicepresidenza del gruppo a Piero De Luca, che purtroppo non è un omonimo del chiacchieratissimo governatore della Campania, ma l'altrettanto chiacchieratissimo figlio. Tra l'altro, potrebbe risultare paradossale, se non per una sconosciuta etica quanto meno per un fatto rigorosamente organizzativo, che il neosegretario abbia tollerato che la conduzione della trattativa interna venisse affidata proprio a Lotti, che al momento non risulta neppure iscritto al PD, essendosene dovuto autosospendere circa due anni fa a causa del suo coinvolgimento nelle scandalose intercettazioni che lo mostravano coinvolto nelle nomine delle Procure, compresa quella di Roma dalla quale è indagato per il caso Consip.

Volendo evidentemente superare il dramma adolescenziale legato al soprannome di Bomba affibbiatogli dai coetanei, come raccontano le cronache, per l'immarcescibile tendenza a spararle grosse, Renzi sembra aver deciso in età adulta di riempirlo di un contenuto più etimologicamente appropriato, dedicandosi parossisticamente, nel triennio del suo esecutivo, alle autorizzazioni all'esportazione di armamenti: nel triennio del suo governo le ha infatti sestuplicate, con un incremento concentrato soprattutto nell'area del Golfo Persico e dell'Africa Subsahariana. Considerato in particolare che il regime dell'Arabia Saudita ha ottenuto nel 2016 ben 20.000 bombe Mk80 ed il Kenia, preannunciata meta del suo prossimo viaggio, ha ottenuto aerei da trasporto tattico, elicotteri militari e rilevanti quantitativi di fucili d'assalto e mitragliatrici, i suoi attuali viaggi in quelle plaghe potrebbero essere malevolmente interpretati più che altro come interessate visite ai clienti da parte di un piazzista.

Per restare in tema, anche il Governo Draghi ha dal canto suo già ipotizzato di destinare ben 18 miliardi delle risorse del Recovery Plan a nuovi armamenti, con quell'obiettivo di incrementare la capacità militare nazionale che d'altro canto, in questo particolare momento ancor più che in precedenza, non può che apparire ai cittadini più meritorio delle trascurabili esigenze della scuola, della sanità, del welfare, del lavoro e degli ammortizzatori sociali: alcuni si spingono invece a rilevare con il massimo disgusto possibile che, inserendo una previsione del genere nel Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, il Governo italiano mostra di continuare ad ipotizzare nel futuro post pandemia una forte dipendenza economica del Paese dall'industria bellica, anziché favorirne quella riconversione produttiva che sola consentirebbe di rispettare nei fatti quel ripudio della guerra previsto dalla Costituzione.

Mentre sembrano per ora cadere nel nulla, se non proprio nel ridicolo, le promesse di vaccinare mezzo milione di italiani al giorno, che provenendo da un alpino anziché da un marinaio si erano evidentemente valutate credibili, è stato approvato a scopo precauzionale il decreto contenente la proroga delle misure volte al contenimento della pandemia in vigore dal 6 marzo e che ha cancellato qualunque ipotesi di qualche rientro in zona gialla almeno fino a

tutto aprile: a necessaria tutela del buon nome del Moijto, di cui molti hanno vissuto con sincero dispiacere il rovinoso crollo d'immagine da Hemingway a Salvini, e dunque a conferma che le precedenti idiozie di quest'ultimo non derivassero da reiterate assunzioni del cocktail cubano, il secondo Matteo ha biecamente esultato, in una giornata contrassegnata da 501 decessi per Covid, per quello che soltanto lui è riuscito ad interpretare come un commissariamento del Ministro Speranza e del Comitato tecnico-scientifico, forse con l'intento di lasciar credere al suo più ottuso elettorato che costoro sarebbero stati pronti, in assenza delle sue perentorie rimostranze, a disporre che venissero murati gli ingressi di abitazioni ed esercizi commerciali.

Il confusissimo leader leghista, ormai preda di deliri bipolari a causa della contemporanea presenza al governo ed all'opposizione, è nella circostanza arrivato addirittura a vantarsi di aver imposto a Draghi la possibilità di disporre deroghe sia al periodo delle restrizioni che alla tipologia delle chiusure, senza rendersi minimamente conto che l'articolo 1 del decreto le affida d'ora in avanti ad una semplice determinazione del Consiglio dei Ministri, una fonte che, non rientrando tra quelle indicate dal Decreto legge del 25 marzo 2020 con cui il governo Conte indicò gli strumenti legislativi con cui affrontare la pandemia, compresi i tanto aborriti DPCM, attribuisce dunque al Premier, e senza alcun controllo da parte del Parlamento, poteri ben maggiori di quelli maldigeriti e criticatissimi del predecessore.

Il Fondo monetario internazionale, notoriamente componente di diritto della famigerata Troika, ha intanto appena diffuso la dichiarazione conclusiva della cosiddetta "Missione art. IV" sull'Italia, definendo tempestive ed energiche le politiche adottate dal governo Conte per proteggere il Paese dall'impatto della crisi, grazie all'allocazione di ampie risorse di bilancio per contrastare l'emergenza sanitaria ed i suoi effetti economici, assicurando un adeguato sostegno al reddito ai lavoratori dipendenti, agli autonomi ed anche alle imprese grazie ai prestiti garantiti: una benevolenza ovviamente poco apprezzabile, consideratane soprattutto la provenienza, da parte di chi le ha invece opportunamente criticate da sinistra, ma che si teme avrà quanto prima occasione di rimpiangerle, non appena l'avvenuto ingresso in maggioranza di forze poderosamente di destra comincerà a dispiegare le proprie scelte contro i lavoratori.

Il Presidente regionale Fontana risulta intanto indagato a Milano per autoriciclaggio e false dichiarazioni in occasione della voluntary disclosure riguardante i quasi 5 milioni e mezzo di euro presenti come eredità su conti svizzeri e scudati nel 2016: non sembrano peraltro essere soltanto gli esperti tributari a porsi la curiosità della congruità di un così ingente patrimonio con le attività lavorative svolte da un padre medico condotto e da una madre dentista e beneficiaria dal 1998 di una pensione di 20.000 euro annui. Chi lo conosce assicura che da amorevole figlio il governatore avrebbe fatto carte false pur di non far ricadere sulla mamma un'umiliante accusa di evasione fiscale, ma l'impietosa magistratura è arrivata addirittura a contestargliene anche l'apocrifa sottoscrizione: rimane comunque inconcepibile come un personaggio in grado di affidare a tanto competenti specialisti la più accurata e proficua gestione delle sue fortune non sia stato minimamente in grado di rintracciare qualcuno migliore di Moratti e Bertolaso cui affidare quella delle banalissime esigenze vaccinali della popolazione lombarda, considerato per di più che a causa dell'indiscutibile eccellenza lombarda gli sarebbe risultato comprensibilmente sconveniente piegarsi ad applicare ad esempio il poco rutilante ma efficientissimo sistema di prenotazione della Regione Lazio.

Un sondaggio commissionato da Tax Justice Italia insieme a Milionaires for Humanity, un gruppo formato da un centinaio di multimilionari filantropi provenienti da varie nazioni del mondo, tranne ovviamente che dall'Italia, dove i due termini non compaiono praticamente mai abbinati, ha intanto evidenziato che il 66% dei nostri connazionali sarebbe favorevole ad un'imposta annuale aggiuntiva dell'1% sui patrimoni ammontanti a più di 8 milioni di euro per finanziare la ripresa post pandemia ed aiutare le persone bisognose: percentuale che ci si sarebbe forse potuti aspettare ben più cospicua, ma a ben vedere anche Salvini ha garbatamente definito la proposta un crimine da arresto immediato e la Meloni coloro che la propongono come nemici dei cittadini, da fermare il prima possibile.

Giuseppe Conte ha intanto affidato ad una diretta Facebook, coerentemente in ritardo sull'orario preannunciato, la divulgazione del suo intento di rigenerare il Movimento 5Stelle, sostituendo fortunatamente dopo un solo istante il terrificante verbo rifondare, servito solo a raggelare il sangue di quanti, per difetto anagrafico, avevano immediatamente visto materializzarsi il distruttivo spettro di Bertinotti: ribadendo il suo intransigente impegno politico a favore di legalità e giustizia sociale, ha quindi ribadito non solo di conoscere bene le più radicate ed irrisolte criticità del Paese, ma anche di avere la piena consapevolezza delle motivazioni dell'affossamento del suo secondo governo.

Sul versante interno, avendo avuto a che fare in due successivi esecutivi a sua guida con parecchi esponenti dei 5Stelle, ha apprezzabilmente evidenziato come per posizioni di rilievo occorrano elementi competenti e capaci, lasciando a corredo filtrare l'idea che voglia essere lui in prima persona a stilare le liste elettorali anche ignorando in

favore dei meritevoli il limite dei due mandati, laddove ovviamente, stuzzicano i più prevenuti, riesca a rintracciarne un numero sufficiente.

È intanto scoppiata nella maggioranza governativa una superflua gazzarra per l'affidamento della delega sulla droga alla Ministra alle Politiche giovanili, la 5Stelle Fabiana Dadone, colpevole a detta della destra di aver firmato in precedenza proposte di legalizzazione della cannabis, che molti sono invece portati a considerare un apprezzabile aspetto del suo curriculum: Maurizio Gasparri ha minacciato addirittura di far cadere il governo sulla questione, dimostrando, vista la consistenza numerica di Forza Italia, che la distorsione della percezione sensoriale della realtà è in ogni caso alla portata di tutti. Mentre la Meloni spinge affinché i suoi alleati di centrodestra approdati al governo assumano una rigorosa posizione di ostracismo, ad alcuni viene spontaneo chiedersi quale vigoria saprà invece mettere in campo il centrosinistra non appena gli occasionali colleghi di maggioranza produrranno l'affondo per ripristinare la prescrizione o per cancellare l'abuso d'ufficio.

Nella mattinata di oggi, a distanza di cinque anni dall'ultimo, si è tenuto un nuovo incontro tra Letta e Renzi, a conferma di quanto il neosegretario del PD tenga nella dovuta considerazione, come da apprezzabili propositi fermamente espressi all'atto dell'insediamento, il pensiero dei militanti del partito, ben pochi dei quali avrebbero in verità auspicato che si svolgesse, essendosi sentiti prima ampiamente turlupinati e successivamente traditi dall'egocentrico rignanese. Fonti ufficiali hanno definito il loro colloquio franco e cordiale, ed è facilmente intuibile a chi dei due non si potrebbe mai assolutamente attagliare il primo degli aggettivi: essendosi reciprocamente garantiti l'appoggio alle prossime elezioni amministrative, secondo i più non rimane infatti che attendere l'ufficializzazione dei nominativi per verificare chi saranno i candidati Sindaco di ItaliaViva in competizione con quelli del centrosinistra, che Renzi preferirebbe come noto vedere sconfitto, piuttosto che vincitore grazie all'alleanza con il Movimento 5Stelle.