MARGINALIA

di Gualberto Alvino

GIORNALISTI

TgLa7: «Cala il sipario sulla Brexit», ossia 'finisce il distacco del Regno Unito dall'Unione europea'? Restano nella UE? Che bella notizia!

ANNIVERSARÎ DIMENTICATI

30 ANNI DALLA MORTE DI GIANFRANCO CONTINI

Gilda F. mi chiede perché uso l'accento circonflesso per rendere il plurale dei nomi e degli aggettivi in -io (lampadarî, varî), «sebbene la stragrande maggioranza non solo non lo usi, ma ne ignori persino la funzione».

Gentile Gilda, il circonflesso non è ancora morto e sepolto, ma lei ha ragione. Io lo uso dal 1° febbraio 1990, data alla quale il mio amatissimo maestro Gianfranco Contini passò a miglior vita. Una sorta di voto, cui terrò fede usque ad finem.

ESPRESSIONE VS COMUNICAZIONE

Dice: «Basta comunicare in modo chiaro ed efficace».

Questo vale certamente per la lingua dell'uso, non certo per la lingua letteraria, il cui fine è l'espressione, non la comunicazione.

ALTERNANZA DI GENERE E DI SIGNIFICATO

Maria Corti, maestra di più generazioni di allievi.

Chi non conoscesse la Corti la scambierebbe per una maestra elementare. Maestro è sempre stato spogliato del suo significato scolastico (Gesù era il "Divino Maestro", Aristotele "il maestro di color che sanno"...), maestra no. Cfr. cortigiano/cortigiana, massaggiatore/massaggiatrice, tenutario/tenutaria, ecc.

BENIGNAMENTE, D'UMILTÀ VESTUTO

Un gentile lettore disapprova la mia tesi, tra seria e faceta, secondo la quale Roberto Benigni (Dante, la Bibbia...) «punta a ottenere una cattedra universitaria».

«Ha portato, nel suo piccolo, senza nessuna prosopopea - dice - un po' di cultura a Sanremo. Prima della sua esibizione, il 90% degli italiani pensava che il Cantico dei cantici fosse un pezzo di Nilla Pizzi. Chapeau, Roberto!».

Ragioniamo.

1) «Nel suo piccolo»? Non direi: al fine di suffragare le sue tesi Benigni ha dichiarato d'essersi servito della consulenza di ben sei insigni specialisti della materia: s'è trattato, dunque, di una vera e propria lectio magistralis.

2) «Il 90% degli italiani pensava che il Cantico dei cantici fosse un pezzo di Nilla Pizzi»: se fosse davvero così, più di 50 milioni di italiani sarebbero dei semianalfabeti. Il Cantico dei cantici è arcinoto a chiunque abbia frequentato la scuola dell'obbligo (decine di film di grande successo popolare, tra cui C'era una volta in America di Sergio Leone, parlano, anche distesamente, di quel luogo della Bibbia).

3) «Ha portato un po' di cultura a Sanremo». Vediamo quanta cultura ha dispensato Benigni al "popolo bue". Ha detto che il Cantico è bello, bellissimo, stupendo, meraviglioso, sublime, senza spiegarne il motivo, senza offrire il benché minimo spunto analitico (allo stesso modo io potrei definire stupenda La vispa Teresa). Ha detto che si tratta di amore fisico, carnale, e di aver operato una scelta di brani. Quali brani? Quelli in cui si magnificano la gentilezza e le doti spirituali dell'amato? No di certo: il "popolo bue" avrebbe cambiato canale. Guardacaso, proprio i brani in cui - secondo l'ex comico-tramutatosi-in-docente e i suoi consulenti - si parla di "fellatio"et similia.

Cultura o titillamento dei bassi istinti?

SOLENNE PROMESSA

Raffaele Manica su Giacomo Debenedetti: «Non sarà necessario computare la quantità della presenza di Giacomo Debenedetti nella critica proustiana attuale; non interessa. [...] Infinitamente pedinava proprio la Recherche l'affabulazione del professore».

Se un giorno dovessi ridurmi a scrivere così (e, badate, si tratta di un incipit!), toglietemi pure il saluto.

NEOMALFORMAZIONI

Circola da qualche tempo il curioso neologismo glossofobia, che dovrebbe significare 'paura di parlare in pubblico', ma in realtà sta per 'paura della lingua', visto che in greco γλῶσσα significava 'lingua', non 'parlare', che invece si dice λέγειν.

TEMPO DI STREGA

«la Repubblica» dev'essere molto contenta della candidatura di Carofiglio al premio Strega, perché ne scrive e ne riscrive a gogó. Lo scrittore, dicono, è stato candidato perché il libro è sì un giallo, ma contiene molte gemme di saggezza.

«Quale gemma splende di più?», domanda l'intervistatrice.

La risposta di Carofiglio è pressappoco la seguente: il discorso sul tempo; per i giovani il tempo scorre lentamente perché le cose che fanno le fanno per la prima volta, con stupore; mentre per i vecchi il tempo è velocissimo perché sanno già tutto.

Se questa è la gemma più lucente, figuriamoci le altre!

MALA TEMPORA!

Forse non tutti sanno che il maggior editore italiano di riviste accademiche (di cui per discrezione ometto il nome), non solo non omaggia i collaboratori dell'intero fascicolo, sia pure in forma digitale (i fascicoli cartacei arrivano a costare anche 1700 euro!); non solo non li retribuisce e ne vende gli scritti un tanto al pezzo senza riconoscer loro un centesimo di percentuale; ma - udite! udite! -se uno vuol ripubblicare in volume il proprio articolo deve chiedergli il permesso!

DISTINGUE FREQUENTER

In filologia si tende a uniformare, ma non sempre il criterio è sano e produttivo. Quanti scrittori e scriventi di rango usano allòtropi e doppioni nello stesso testo? (questione/quistione, giocare/giuocare, denuncia/denunzia, ecc.).

SPORTELLO GRAMMATICALE

Carlo C.:

«Leggo su Repubblica di oggi questa frase: "I fattori che influiscono la possibilità di essere infettati dal virus". Le sembra corretta? A me risulta che il verbo influire non sia transitivo».

Lei ha ragione, gentile amico: oggi la maggioranza dei parlanti/scriventi dice "influire su qualcosa o qualcuno". Domani chissà.

Lorenzo G.:

«Non è un errore dire (e, peggio, scrivere) "Non ho visto né Carlo e né Gianni"? A rigor di logica, la congiunzione e non ci vuole, perché significa 'e non'».

Certo, Lorenzo, a rigor di logica lei non ha torto: viene dal latino nec, che significa 'e non', dunque la congiunzione e è ridondante. Ma non sempre logica e grammatica vanno d'amore e d'accordo: molti parlanti e scriventi cólti (non il sottoscritto, se le interessa) preferiscono aggiungere la congiunzione (Gadda: «non si chetano e né si contentano») perché la sentono come un rafforzativo. Del resto, «a rigor di logica» non dovremmo neanche dire Esci fuori!, visto che non si può certo uscire dentro, non crede?

Linda F.:

«Il ministro Bonafede ha appena detto (anzi: letto) in Parlamento quanto segue: "I mafiosi non sono stati preclusi di..." e non ricordo il verbo all'infinito. È corretto?»

Cara Linda, mettiamola in questo modo: io non mi esprimerei così, e altrettanto spero di lei.

AVVISO (DIVULGATIVO) SOCIOLINGUISTICO

C'è stata una lite dove gli ho detto basta.

Poi si era aperta una parentesi, dove questa parentesi mi ha fatto pensare che avevo sbagliato io.

Il 1948 è stato l'anno dove successero una marea di macelli.

Mi ha stretto forte che non hai idea, dove ho pensato che mi volesse ancora bene.

Si diffonde sempre più rapidamente, anche tra i parlanti e gli scriventi cólti (i succitati esempî sono reali, intercettati in un programma televisivo popolare), il dove polivalente, un giuntore generico in grado di sostituire sia locuzioni tipo durante il [in occasione del] quale e per [in] cui, sia la mera congiunzione e.

Il fenomeno fu osservato anni fa sul nascere da Gaetano Berruto e da altri sociolinguisti, i quali lo assegnarono al substandard (o italiano popolare), ma recentemente ha spiccato il volo.

QUESITO

Per quale motivo i programmi culturali radiofonici e televisivi sono condotti da semidigiuni tanto d'estetica quanto di grammatica? Eppure, di competenti in ambo i settori ce ne sarebbero a iosa.

PARLIAMO DI GRAMMATICA?

Può un minimo fatto ortografico rivelare il livello culturale dello scrivente?

Sissignori.

Prendiamo tuttora.La maggior parte dei dizionarî dell'uso definiscono la grafia separata tutt'ora meno comune, ma non scorretta.Così la Grammatica italiana Treccani: «È ormai antiquata la grafia separata tutt'ora, oggi poco diffusa e legata soprattutto a usi scarsamente sorvegliati».

Non solo a usi scarsamente sorvegliati: la si trova anche negli scritti di alcuni (pochissimi, in verità) cólti e perfino ipercólti. Il cui italiano è sempre - ripeto: sempre - concettualmente e sintatticamente periclitante.

Quod erat demonstrandum.

PRIMAVERA BASTARDA

Temo che in questi giorni di (non dirò mai lockdown ma) chiusura totale non importi a nessuno, ma sarebbe interessante appurare se i seguenti versi di Umberto Saba, scritti nel 1933-34:

La tomba

sembra insicura al tuo appressarsi, antica

primavera, che più d'ogni stagione

crudelmente risusciti ed uccidi.

debbano qualcosa a T.S. Eliot:

È aprile il mese più crudele genera

lilla da terra morta

(1922).

Intertestualità esterna, puro caso o...?

ANGLOCALCHI E NEOFORMAZIONI CORONAVIRALI

Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità: «Bisogna pagare la massima attenzione» (calco dell'ingl. to pay attention'fare attenzione').

Massimo Galli, infettivologo: «È necessario quarantenarliimmediatamente» (verbo desostantivale da quarantena).

Un'infermiera dell'ospedale Sacco di Milano: «Li avete mascherinati?» (verbo desostantivale da mascherina).

Paolo Ascierto, oncologo: «Oggi abbiamo stubatoil primo paziente» (verbo parasintetico, da tubo col prefisso s- sottrattivo e suffisso verbale -are; il contrario di intubare).

Tamponare, neologismo semantico; verbo desostantivale, daltampone utilizzato per prelevare materiale biologico da naso e gola a fini diagnostici.

QUAL È LA PEGGIOR GENÌA?

Quella degli eredi degli scrittori (con eccezioni altrettanto numerate che luminose).

Ignoranti.

Acidi.

Boriosi.

Non sanno quanto male fanno all'opera dei loro insigni congiunti.

SULLA POESIA

L'uso di forme dissuete non è sempre sana fuga dal presente: spesso è segno di scarsa dimestichezza lessicale.

CARI RICORDI IMPROVVISI

L'ottimo attore e celeberrimo doppiatore Gianni Musy (sua la voce di Marco Aurelio nel film Il gladiatore e di Silente, della saga Harry Potter) venne a trovarmi una sera di fine estate per consegnarmi brevi manu le sue poesie.

«Vado subito via, non voglio disturbare. E ricorda: con la bella voce e la dizione che hai puoi benissimo dedicarti al doppiaggio. Se hai bisogno di qualcosa io ci sono» disse con voce lievemente arrochita.

«Grazie, - risposi con un sorriso - ma preferisco scrivere. Lascio ai maestri come te la nobilissima arte del doppiaggio. Ma resta, non andartene».

Pochi giorni dopo se ne andò davvero.

Persona di rara eleganza e generosità.

Un caro, indimenticabile amico.

OSSERVATORIO GRAMMATICALE

Nel parlato cólto (ma non ancora nello scritto accurato), la correlazione sia... sia viene spesso incrociata con non solo... ma anche:

«Sia la Francia, ma anche la Spagna» (un sociologo in tv).

La forma è contraria allo standard, ma non è escluso che prenda piede, vista la sua (inarrestabile?) avanzata.

PAPA FRANCESCO: «DIO PERDONA, LA NATURA NO»

Sì? E per quale motivo, di grazia, Dio avrebbe creato una natura feroce e vendicativa?

Non solo: perché, pur essendo onnipotente, non esercita la sua onnipotenza per placarla?

Vecchi, antichi dilemmi, lo so. Ai quali la teologia ha sempre dato risposte ridicole.

COSE DI LINGUA

Dilaga, anche presso i parlanti/scriventi cólti e coltissimi, il verbo beneficiare nella doppia accezione di 'trarre' e 'dar beneficio'.

Sennonché, almeno fino a questo momento, beneficiare significa 'trar beneficio', mentre beneficare vale 'far del bene'.

COSE DI LINGUA

Non ci sto dentro!

Esclamazione gergale giovanile, finora esclusiva del Settentrione, ma in rapida espansione.

Significa 'Non riesco a crederci', 'È una cosa che non sopporto', 'Ditemi che non è vero!', 'Perché è capitato proprio a me?'.

Nella variante alla seconda persona spesso significa anche 'essere fuori di sé', 'aver perso il controllo'.

IN FONDO

Si scrive sempre

pensando a qualcuno

e divinandone il giudizio.

QUESITO

Può il decano dei recensori italiani esprimersi così? Cosa fanno i cosiddetti editor, giocano a briscola anziché lavorare?

«Ma come si fa a liberarsi di una condizione disgraziata con un romanzo? Certo, non raccontandola che non consola e raddoppia la disgrazia».

«tutti i punti di riferimento cui uno scrittore poteva contare sono decaduti».

«Ricordo in quarta ginnasio e quinta ginnasio un certo Nobile un po' più grande di me (che io ammiravo divenendone amico)».