CENTRALITÀ DELLA LOTTA CULTURALE E IDEOLOGICA

di Mario Quattrucci

Non vi è possibilità di cambiamento dello stato di cose presente - di cambiamento, è ovvio, nel senso della giustizia sociale senza la quale non v'è libertà (iuxta Gramsci, Calamandrei, Pertini e perfino Papa Francesco) - se non si ottiene il consenso di larghe masse ad un'idea e ad un programma di progresso e di equità. E se non si afferma una concezione del mondo e della storia - non dogmatica, non assolutistica, ma profondamente critica nei confronti delle concezioni dominanti quale è oggi il pensiero unico del liberismo assoluto -, che consenta di dare un fine e un orizzonte (noi diciamo socialista) alla lotta politica volta alla realizzazione di quella profonda riforma economica e sociale e, sulla base di essa, di una riforma intellettuale e morale d'Italia, bandite da Gramsci (e dal PCI fino a Berlinguer), come sostanza della rivoluzione democratica e socialista.

La questione - oggi più che mai assillante - è dunque in che modo raggiungere questo obiettivo, operare questo salto di qualità.

È stata scoperta faticosa, e a volte dolorosa, del movimento operaio e socialista nel XX secolo, che l'orientamento delle masse deriva non solo, o non semplicemente e immediatamente, dalla posizione sociale che esse occupano come classi e come individui: insomma dalla loro collocazione nei rapporti di produzione e di scambio della società storicamente determinata in cui si trovano a vivere e ad operare.

Certo, come Marx afferma, «il modo di produzione della vita materiale condiziona, in generale1, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza.»"2. E di ciò abbiamo fatto più volte concreta esperienza. Ma soprattutto abbiamo fatto esperienza di tre lezioni che la storia ci ha dato.

La prima. Iuxta Marx ma anche Aristotele (che definisce l'Uomo un animale politico) l'essere umano è essere naturale ed essere sociale insieme e a differenza dell'essere vivente non umano «l'uomo fa della sua attività vitale l'oggetto stesso della sua volontà e della sua coscienza; ha un'attività vitale cosciente; non c'è una sfera determinata in cui l'uomo immediatamente si confonda; l'attività vitale cosciente dell'uomo distingue l'uomo immediatamente dall'attività vitale dell'animale... e proprio soltanto per questo egli è un essere appartenente ad una specie»3: ma se questo è vero è vero altresì che gli elementi naturali, qualcuno li ha chiamati spiriti animali, permangono nell'essere umano e tendono, in un modo o in un altro, a riprendere il sopravvento.

La seconda. Sempre seguendo Marx - ma con l'avvertenza che anche questa parte fu spesso obliterata o malamente interpretata da un certo marxismo -, quando si studiano i mutamenti o gli sconvolgimenti sociali «è indispensabile distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, in una parola le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo»4: e dunque (ed è questa, appunto, un'altra delle lezioni della storia di cui abbiamo fatto esperienza) che tutto quanto riassumiamo con la espressione forme ideologiche non nasce immediatamente, e tanto meno meccanicamente e naturalmente dalla struttura, dai rapporti di produzione e dalla posizione sociale delle classi, e meno che mai degli individui, ma è la coscienza che un'epoca ha di sé stessa, e cioè il prodotto della spiegazione interpretazione e giustificazione che la cultura dominante dà del processo storico e della realtà sociale ed umana in cui opera: fino ad oggi segnati dalla divisione in classi e dal dominio di una classe sulle altre. Naturalmente, per i secoli di civiltà ormai trascorsi, anch'essa cultura è frutto di accumuli e superamenti, frantumazioni, revisioni, sconvolgimenti... e sempre conflitti, a veder bene sempre legati ai conflitti sociali (di classe) che la storia ha conosciuto e conosce.

La terza: che le ideologie direttamente o indirettamente elaborate dalla/e classe/i dominante/i -specialmente, come oggi accade, quando le armi culturali e teoriche-ideali delle classi subalterne sono spuntate e non sono in grado di offrire un'alternativa - diventano senso comune e sono sentite dagli individui come pensieri propri o regole di natura o mandati divini (es: le guerre ci sono sempre state; i ricchi e i poveri ci sono sempre stati; la proprietà è naturale e quindi sacra...), e trionfano, s'impossessano di vaste parti della società perché parlano, non solo ma anche e a volte preminentemente, alla pancia, agli istinti e sedimenti ancestrali: vanno cioè incontro proprio a quei tali spiriti animali... I quali non sono, come in Keynes..., al quale si deve, a ridosso della grande crisi del '29, la formulazione di quella formula ..., non sono soltanto economici. Ma etici, materiali, ferini, quali il razzismo e l'odio per il diverso; il particolarismo individuale di clan di gruppo e di nazione (che si contrappone fin dagli albori alla consapevolezza di specie e di comune appartenenza alla umanità), l'iperindividualismo (che si oppone fin dalle origini alla comunità ed alla società regolata), il diritto naturale alla predazione del vicino e della natura.

Antonio Labriola, Antonio Gramsci e Vladimir Lenin s'incaricarono di eliminare dal marxismo ogni meccanicismo e positivismo, ed ogni teleologia, affermando - Gramsci, Quaderni del carcere - il valore e la «necessità dell'intervento maschile fecondatore della storia» e cioè, con Lenin, della volontà e dell'azione rivoluzionaria. La quale è possibile - Lenin, Che fare? - se la classe la quale intende cambiare lo stato di cose presente nel senso di una civiltà superiore (che noi chiamiamo socialista) si organizza e si dà uno strumento politico culturale ed ideologico - il Partito - il quale sia in grado di contrastare, svelandone l'inganno e il carattere di falsa coscienza (la locuzione è di Marx), l'ideologia, o meglio la composita ideologia dominante (teorie economiche e filosofiche, religioni, etica, tendenze artistiche, diritto...) e «di portare dall'esterno» alle classi subalterne la coscienza della loro posizione nel mondo, della loro subalternità e sfruttamento, della possibilità di liberare se stesse e l'Uomo.

Quando poi Gramsci, dopo la vittoria del fascismo, comprese che la rivoluzione come guerra di movimento, come assalto al Palazzo d'Inverno di una minoranza consapevole ed armata (ma, come disse Lenin nel '22 rispondendo a Terracini, in una situazione di gravissima crisi economica sociale ed umana: la guerra e tre milioni di uomini mandati in trincea a soffrire e morire, il supersfruttamento delle immense masse contadine, la vicina rovina della Nazione... - e in un Paese in cui era possibile territorialmente e militarmente resistere alla risposta armata del potere aiutato da 14 stati stranieri)..., quando Gramsci realizzò che fare come in Russia non era più possibile, egli indicò (al III Congresso del P.C.d'I. e poi nei Quaderni del carcere) che la rivoluzione socialista doveva svolgersi come lotta per la democrazia ed anzi - riprendendo e ampliando storicamente le Due tattiche della Socialdemocrazia nella rivoluzione democratica di Lenin - come strategia di lotta per una democrazia da far avanzare verso il socialismo, e cioè come guerra di posizione e come conquista di una egemonia culturale e ideale. Il che si delineava non solo come costruzione di un sistema di alleanze sociali - Gramsci indicò, per l'Italia di allora, l'alleanza della classe operaia del nord con le masse agricole, non solo bracciantili, del sud e di tutto il paese allora (e fino al '50/'60) costituenti la gran parte del popolo -, ma come conquista di un consenso di massa che andasse oltre le classi subalterne e si realizzasse attorno ad un programma (come detto più sopra) di profonda riforma economica e sociale, intellettuale e morale d'Italia. E perciò di liberazione del Paese e della Nazione da ogni soggezione oscurantista e reazionaria, e da ogni ideologia promossa dagli dei falsi e bugiardi - i poteri di classe costituiti e dichiarati naturali ed eterni - e dai loro chierici in tonaca o in tocco o in paglietta: gli intellettuali del dominio e dell'egemonia borghese conservatrice e reazionaria.

Di qui la centralità della lotta culturale e ideologica; di qui la funzione della cultura e degli intellettuali: dei grandi intellettuali e dell'intellettuale diffuso e, anche come soggetto catalizzatore, di quell'intellettuale collettivo che doveva essere ed era il Partito della classe operaia e del popolo, il Nuovo Principe banditore appunto di quel grande rinnovamento nazionale e sociale.

Abbattuto il fascismo e conquistata la Costituzione Repubblicana, Togliatti e il PCI, non senza travaglio, individuarono in questa nostra Costituzione la forma di quella gramsciana democrazia progressiva5,e cioè di una democrazia non solo istituzionale e formale ma economica e sociale, strutturale, che aveva in sé elementi di socialismo o la possibilità di conquistarli e svilupparli. E dunque lo strumento di quella che definimmo la via italiana al socialismo: pacifica, democratica, politica, non passiva ma agita dalle masse. E quindi, di nuovo, il programma attorno a cui aggregare una maggioritaria alleanza di forze sociali e politiche, di energie creative nel campo materiale e immateriale, di dottrine diverse ma convergenti su un'idea di società solidale, di libertà coniugata con la giustizia, di sviluppo che fosse progresso civile ed umano. Tale fu il programma della Resistenza, il plurale pensiero sol per cui risorgemmo che poi si riversò nella Costituzione, frutto dell'incontro e, diciamolo pure, dello storico compromesso tra la dottrina sociale cattolica, il pensiero socialista del movimento operaio italiano, il liberalismo democratico erededel repubblicanesimo risorgimentale..., e dei partiti e movimenti che a tali dottrine si rifacevano. Un'alleanza che fosse cementata, almeno questa fu la speranza e la realtà prima della fultoniana dichiarazione di guerra fredda, da una idea generale di liberazione non solo dalle oppressioni materiali di classe ma dal dominio culturale delle false coscienze: la ideologia, o le ideologie, perpetuanti lo stato di cose esistente.

Negli anni '70/'80 Louis Althusser rilegge e rilancia Marx e il suo materialismo storico proprio a riguardo del rapporto tra struttura e sovrastruttura culturale e ideologica, e individua la funzione sempre più determinante dell'impossessamento dell'uomo di oggi, o comunque di immense masse su scala mondiale, da parte dell'ideologia oggi dominante in tutte le sue espressioni, i suoi derivati, i suoi mistificanti mascheramenti.

È Althusser, come di recente ha scritto Andrea Muni per ricordarlo a quaranta anni dalla scomparsa,6 che dice a chiare lettere come il nostro stesso «riconoscersi nel pensiero, nei miei pensieri, è l'effetto ideologico fondamentale, strutturale, dell'ordine del discorso capitalista... e che il soggetto - questa cosa pensante in cui, senza nemmeno accorgermene, continuo istintivamente a riconoscermi e a interpellare gli altri - è l'elemento ideologico chiave, il punto teorico-pratico fondamentale che sta alla base della riproduzione degli apparati di sfruttamento e repressione capitalisti.» (La sottolineatura è mia). E ancora: «Il soggetto quale ancora oggi tutti lo intendiamo, cioè proprio il mio identificarmi con i miei pensieri e con il super-pensiero che li pensa: questo è esattamente il punto d'incontro tra la struttura (economico/sociale) e la sovrastruttura (culturale, politica, giuridica). Il luogo in cui i pensieri che il sistema capitalista mi caccia dentro a viva forza si fanno prendere per i miei desideri

Sono da quel tempo trascorsi quarant'anni, e la storia - la storia come storia della lotta tra le classi (appunto la sostanza del materialismo storico di Marx) è di molto cambiata, non è più quella di allora, e diverso è anche il dominio - divenuto mondiale - del capitalismo e del suo pensiero: il pensiero unico di thatcheriana e reaganiana fattura, con le sue applicazioni molteplici ma convergenti, divenuto in larga misura senso comune. E, sempre per restare ad Andrea Muni/Althusser, dobbiamo comprendere che «questa storia oggi è la storia di come un discorso dominante, e non più un leader o un duce in carne e ossa (sebbene essi di sicuro non manchino), si è installato dentro ai soggetti concreti che, sfruttati, continuano a essere il motore cieco della storia.»

Il comunismo non è oggi all'ordine del giorno, disse alcuni anni or sono Rossana Rossanda. E, a quanto possiamo constatare dalle notizie che pervengono da ogni parte del mondo, neppure il socialismo. Dobbiamo in realtà respingere le nuove destre, i nuovi fascismi, risposta del capitalismo mondiale al proprio stesso fallimento. Possiamo farlo se alle ingiustizie e alle minacce (perfino al pianeta) di questo globale capitalismo dominante ma decadente, se alle crisi ricorrenti, alle paure che suscita, in contrapposizione alle destre e ai loro disvalori, alle disragioni delle tenebre (Gadda) che da essi promanano, sapremo contrapporre una diversa idea di società - lo stato sociale, la giustizia sociale, la democrazia, la solidarietà, le parità ed uguaglianze civili e di genere, i diritti umani; la fine delle supremazie di stato di ceto di persona, delle guerre e delle spoliazioni di terre e di popoli, della negazione dell'altro, delle schiavitù materiali e spirituali mai così vaste come oggi, delle immani e insopportabili disuguaglianze e iniquità che ci guardano da tutte le finestre del mondo; la necessaria (forse ancora possibile) inversione delle politiche economiche (e militari) pressoché universali che hanno aggredito senza risparmi l'ambiente naturale, l'ecosistema, vulnerato e messo in discussione le condizioni stesse della vita umana sul pianeta, della sopravvivenza stessa dell'umanità.

Il punto centrale è questo: svelare di che lagrime grondi e di che sangue il dominio attuale del capitalismo mondiale; contro il pensiero unico e il suo there is not alternative riconquistare la speranza e la fiducia nella possibilità di cambiamento e di costruzione di una società progressista, più civile, più umana.

Ma la speranza che tale idea di società, e il programma che ne consegue, possa divenire realtà è appunto affidata ad una sconfitta e a un arrovesciamento di quel dominio ideologico divenuto senso comune che il capitalismo attuale esercita sull'uomo di oggi.

Non possiamo avere illusioni: le nuove destre (peraltro fortemente impregnate di idee e forme del vecchio fascismo e nazismo); o l'autoritarismo teocratico che domina popoli e nazioni vaste anzi immense; o quello fondato sulla demagogia populistica... o altro ancora..., riscuotono consensi di massa ovunque in Europa e nel mondo.

Solo mettendo al centro della lotta per una civiltà superiore una estesa, sapiente, ragionevole e ragionante lotta culturale e ideologica potremo rovesciare questa tendenza, aprire un varco alla grande riforma gramsciana e ad una reale renovatio imperium et ordinum.

Escano dunque dalla tenda gli intellettuali democratici, anche se disillusi e divisi. Tornino a dare vento e luce alle belle bandiere, a combattere sul terreno delle idee e dei valori con le armi della critica e degli ideali.

E lo facciano presto, se non vogliono condannarsi ad una vana politique d'abord o ancor peggio a una navigazione a vista di piccolo cabotaggio, quei leader politici e quei partiti che si dicono ancora orientati a sinistra.

1 Questo inciso - la sottolineatura è mia - è stato malamente dimenticato ed obliterato dal marxismo meccanicistico e deterministico, e dal cosiddetto marxismo-leninismo sovietico

2 K. Marx, Introduzione a Per la critica dell'economia politica.

3 K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844.

4 K. Marx, Introduzione a Per la critica dell'economia politica

5 Vedi da ultimo, in questo stesso numero di malacoda: Paolo Ciofi, La Costituzione e il lavoro e, in video: Costituzione e rivoluzione, https://www.paolociofi.it/video/5748-costituzione-e-rivoluzione.html

6 Andrea Muni, Althusser, maledetto! - Charta Sporca, 3 febbraio 2020.