CANTILENA CORONA

di Carmine Lubrano

22/03/2020

voglio vomire et cacare

lo bianco e nero 'nchiostro

uscenno fuor di canto

la bocca chiusa al ranto

ma quando tutto tutto questo sarà finito

quando? tutto questo

vorrò andare in quarantena

dalla quarantena

vorrò ritornare all'approdo da dove son partito

vorrò voglio comprare lievito uova e farina

per non farci nulla

giocare con le micromachines

che furono negli anni di Luca

ora da Ludovico incolonnate

tra dinosauri di lattice colorato

voglio voglio bere voglio musica ascoltare

la stessa di ieri la stessa di oggi

che mi fa stare bene mi fa stare male

perché il tempo è andato nonostante

voglio tra i sassi ed il vento del Salento

con Annalucia parlare bene o male

di Bene del barocco di Claudia

e senza la lode e l'accademico bacio

ma con un bacio di orwelliana memoria

dopo il millenovecentottantaquattro

insieme sfogliare le pagine ustionate

del lab-Oratorio

e mentre l'ammiraglio cercherà una casa da affittare

la carta catramata che fa strepito di notte

nel poema simultaneo del maggio novecentosedici

in chiesa dopo la messa

il peccatore dice alla contessa

TARATATA' TARATATA'

è tutto qua con la matita blu

e la poesia per il morto nella scrittura- corpo

e voglio ad Annalucia regalare la carta che canta

la preghiera delle natiche della scola napulitana

parole come ulcere e mandorli in trincea

e poi le passeggiate tra quei vicoli e quei porti

e voglio scrivere per l'osso sacro di Natasha

con sudore salato e saliva bollente

con la pelle ancora ulcerata dai baci non dati

e per il filo spinato

in questo tempo andato perduto che solo più tardi forse

abbiamo capito

capiremo

che siamo riusciti a sopravvivere mano nella mano

camminando ingannando la luce

ora è tempo di assaporare le briciole esplose

sdraiarsi sui margini dell'incompreso fosso

anche se siamo attori falliti

intestarditi nelle repliche di una tragicomedia nolana

e senza uscita senza foglio di via e così sia

così sia perché siamo stati sconfitti dal silenzio

e perché mai ci siamo salvati dalle mobili sabbie

e voglio per strada baciare tutte le donne in giro per strada

toccare loro il culo

forse non avendo già più niente da dire

quando tutto questo sarà finito

voglio scendere nei vulcani per poi indenne risalire

da uno scenario ingannato e tu che scrivi :

mi hai pisciato in bocca

mi hai sputato in faccia

mi hai lasciata nel cestino

nel supermercato come un bambino

è per questi versi

che voglio affogare nella nebbia quale auspicio

e ballare con te macedone danzatrice

oggi ventidue del mese di marzo

di questo anno due-zero-due-zero

che sia quel che sia e sia malsana poesia

o freva quartana

voglio vomire et cacare

lo bianco e nero 'nchiostro

uscenno fuor di canto

la bocca chiusa al ranto

che strazia al livido strazia

e del rusignuolo del pipistriello

'o sangh' 'e chi t'é muort' e tutto quanto basta

e comme se vummechea comme se vummechea

senza culore stu culera

che ci insulta

e ci trattiene