BRUNO CONTE

TRE RACCONTI

RAFFABELLO

Un'opera che l'autore pensa ma non può realizzare. Perché non corrisponde al suo modo di fare e anche perché è l'immagine di un'idea che non saprebbe figurare nella sua determinazione definitiva.

E' l'anno della commemorazione di Raffaello. Gli viene in mente, nel semisonno, un'opera che si estende in largo per tre metri comprendendo cinque figure a mezzo busto. Sono donne? C'è anche un personaggio barbuto? Le fisionomie nelle facce sono assenti. Non ovali metafisici storici ma volti svolti nella loro più o meno frontalità. Come renderli? Un colore roseo, sfuma, accenna a dei rilievi, dice e non dice. Più facile accennare ai corpi. Paludati da panneggi. Pieghe che affermano corpi sfuggenti eppure affacciati. Quasi una mano, una scollatura quadrangola, un'acconciatura del capo, un'aureola?

Il significato: qualcosa di antico in perfetta posa che si affaccia ma non vuole farsi ritrarre nel presente. L'idea del bello trascendentale sconfitto, dato che l'arte si è allontanata dalla sua cornice per divenire la parola che indica la comune realtà di una situazione emergente dal tutto, dove tutto può essere arte, basta che il potere, il mercato di ogni cosa, la promuova come tale. Il concetto si fa strada dal tutto come un nodo viene al pettine.

Allora, è impossibile fare queste figure in equilibrio al momento, ogni tratto potrebbe ricordarne un altro. Essendo presenti si riferirebbero al bello (ci vorrebbe una difficile scomoda tecnica non improvvisata per raggiungerlo in una convenzione di estrema qualità che ancora lo accolga.)

Le figure si affacciano e si ritraggono.

Intanto c'è spazio per cercare di definire l'arte. Questo nome che cambia ruolo offre spazio agli addetti parlanti e scriventi.

L'autore conclude con la riflessione da un altro semisonno. Questa volta vi appare una sua forma, per successioni di forme, singolare essenziale, dove il segno di una oscurità che accusa in sé pregnante non si chiude in un gioco di superficie:

Che cos'è l'arte? / Si chiedono corpi esausti di parole / mentre entro un limite rettangolare / si assottiglia innalzandosi / una cilindrica asta solitaria / reagendo verso l'alto / emettendo spini / a due elementi che si affacciano / da un lato all'altro / a sinistra un'onda oscura / a destra una tabella / con oscuri messaggi.

IL DORMIENTE POMERIDIANO

In questa pandemia che si estende a cappa di silenzio, dopo pranzo, in un'ora di mezza stagione, il personaggio si sdraia sul suo letto nella sua camera oscura.

Ieri era fresco, il suo corpo, vestito da casa, necessitava della sottile copertura dell'ultima esterna sottile coperta. Oggi è più caldo, egli si corica scansando questa copertura, forse mantenendola solo ai piedi, tuttavia calzati da calzini. No, neanche ai piedi.

Procedendo in un lieve addormentamento si ha caldo. Ma poi un piede ha freddo e sembra che questa parte in fondo infonda frescura ad altre parti, anche lontane: a un'anca, a una spalla. Non si ha quindi né caldo né freddo, il caldo comprende il freddo, in questo equilibrarsi dei contributi e il corpo, ancorché avvertito dei controsensi parziali, si addensa in un colmo che può fingere di dormire, spiegando al sonno il dialogo di questo contrapporsi che si va a comporre per scritto, con una penna che nel quasi sogno scrive male su un fondo nero lucente. E' impossibile continuare così: tutto lo scritto, che spiega di preciso, deve essere trascritto, ma quando, come, dove?

Intanto che il corpo viene a riflettere scostandosi come di fianco, e sempre oltre, il proprio interiore ragionamento (sensazione di un oppresso bisbigliare) viene a comprendersi in una massa univoca che, da grigia uniforme, ammutolisce dividendosi nel volume in piccole cupole di verde scuro, per un compatto cumuliforme vegetante vegetale.

Nessuno si accorge della sostanza agnomonode del definitivo sonno del personaggio? 


Ordinario casellario

La pandemia (stare a casa, strade silenziose, attesa indeterminata) è l'ideale per questo anziano pensionato abitudinario, che in sé abbastanza già coincide con la situazione sfuggendo ogni imprevisto per racchiudersi nella struttura spaziale temporale a dimora della sua giornata. Non ama la gente, la loro necessità di divertimento, di spostamento, di schiamazzo, di sopraffazione. Si sente compiuto nel raggiunto isolamento quotidiano, sufficientemente dell'indispensabile che non lo obbliga a mettere un piede fuori casa.

Viaggiare significa cambiare scena, ma il protagonista rimane lo stesso. Se ha ingoiato un rospo, il rospo rimane, anzi magari lui da solo si allieta alla visione di un esotico tramonto. Inoltre nell'altro luogo si devono affrontare gli spigoli di impreviste scomodità.

Le ore della sua giornata si possono dividere in un casellario, ogni casella rispondendo, sovrapponendosi di giorno in giorno, a una azione del momento. Così che queste azioni, ripetendo se stesse, assumono ognuna la propria forma a cui sentirsi fedele. E lo svolgersi dei movimenti ha preso una piega che naturalmente conferma la forma.

C'è l'ora del cruciverba? Parole orizzontali si incrociano con parole verticali entro una apposita casella. Capita anche che in questa casella a un certo punto si addormenti una gamba. Niente male, fa parte del gioco.

Si definisce un rapporto con gli oggetti. Devono ubbidire, servire e ritrovarsi nella loro posizione. E se la posizione cambiasse? E' un pericolo, l'insieme dei programmati eventi potrebbe ribellarsi, prendendo anche un piccolo pretesto per attaccare in modo inatteso l'attore dell'azione, che si deve sentire custodito dal dominio in cui vive, sottomesso ma sonnamente sicuro. Anche la lettura di una pagina, il numero di una pagina, lo sguardo su una illustrazione, rimanendo in sospeso per il domani, devono rimanere in un senso di buon auspicio, ovvero in un aspetto che non suggerisce una insidia.

Di casella in casella si svolge il giorno. Il casellario della notte è più ampio. Dopo aver aggomitolato gli ultimi soliti pensieri, i sogni, tra parentesi, come bolle di sapone, possono contenere l'illusorio disordine della realtà. Poi ci sono le alzate per il bagno. Si sfaldano i lati dei quadrati, ma per ricongiungersi in via di massima.

Così è fatta la serenità, a cui il tempo ubbidisce, a cui anche il tempo del cielo ubbidisce, dal sole malocchio al grigio topo, addomesticandosi in lenti sottili passaggi a variazioni dal caldo al freddo.

E se una situazione si discosta per cause sfuggenti all'ordine? La cintura dei calzoni si è posizionata al contrario, una bretella scende dalla spalla, una manica non vuole entrare nel braccio, un bicchiere cade e si fa in mille pezzi. Ci vuole una adatta imprecazione e subito l'ordine torna. Tutto tace. La sabbia della consuetudine colma di nuovo i cubitali contenitori.

Tuttavia qualcosa di creativo, come estraneo, nel pensiero del pensiero, una sottile venatura, attraversa gli scomparti della struttura, apre a volte il fondale di un presunto mondo.