LE PAROLE FRA NOI

BIN SCOTT, L’IDEOLOGO

di Bruno Conte

Questo manipolo di giovani eroi entusiasti, inneggiando canzoni, sventolando bandiere bianche chiazzate di nero, si dirige verso la casa, l'appartamentino della guida spirituale, Bin Scott. Ecco il portone della casa popolare, a mala pena ci si inserisce nella pressante tumultuosa salita della scala, fino all'interno diciassette, si entra a fatica tra schianti ed evviva nell'interno semibuio.

Bin Scott, l'omino anziano, è pressato in un angolo. "Venite, venite!" E' un comandante, eppure ha le scarpe rotte, se alza un piede rivela nella suola un buco tondo (foderato da una cartolina).

Dal soffitto della stanza fili a piombo sorreggono piccoli fagotti, si riconosce un finto pollo (gioco per cani), fili orizzontali vanno da una parete all'altra sorreggendo lungo la linea fogli scritti, cinte di pantaloni allacciate in tondo, annodati brandelli di pezze. Aleggia un vago odore di frittura.

Quando l'assembramento si incastra non oltre, in un momentaneo silenzio, Bin Scott parla:

"Amici miei, è da questa scatola di cartone che vi parlo, senza nuvole e senza affanno. Avete freddo ai piedi? Batteteli! Perché il popolo deve consumare il proprio abito di circostanza in una veste di penombra che si accenda di passo in passo attraverso le finestre che il tragitto consente a ogni detentore di seme, in ogni seminterrato, in ogni semiveleno di semi vari, in ogni semieterna sembianza che si porta una mano intorno alla bocca per dare più voce: Avveratevi davvero! Avanzate nella turba del turbamento, senza tregua, quando i sogni prendono corpo, quando i sogni vanno di corpo!"

Si spezza il silenzio della pausa. Le aste delle bandiere nell'interno combattono con lo spazio, qualcuna si impiglia in un filo teso. Nel caldo fa freddo. Aprite la finestra! Chi è fortunato può affacciarsi dall'unica finestra che si affaccia su un cortile a pozzo in fondo brulicante d'ombra.

Tra le numerose gambe sfrecciano gatti appiattiti.

"Perché il popolo risorto, il popolo irsuto, deve dormire da sveglio, in un abbraccio tra cuscini feroci. Vai! Vai! Non ti fermare, non inciampare nel tuo cadavere sorridente!"

Che cosa significano nella stanza questi fili pendenti e tesi? Si sarà chiesto qualcuno. E qualcuno ha avuto, in un altro momento, una risposta. "Sono il progetto, appena sussurrato, di una macchina del cielo, che coglie i discorsi, gli intenti, i denti dell'avvenire."

All'improvviso uno scoppio di voci cadenzate, insieme a un battito cadenzato di piedi: Bin Scott, Binscott, Biscott.

"Non perdete tempo, il tempo è somaro, andate, andate, forza con la bandiera della pace, della pece. Pace, Pece, Pace, Pece!"

Si ritorce indietro il manipolo di eroi. Ci si scontra all'indietro nell'assembramento. Sussulti insulti, gomitate, per le scale.

Eccoli di nuovo tutti in marcia, per le strade, attirando cittadini, che si uniscono alla schiera.

Si riempie la piazza. Scritte su striscioni: A noi, Annoi, Ai noi.