BERLINGUER

BERLINGUER PARLA A GRETA

(E ALLA SINISTRA)

di Sergio Gentili

GIANCARLA FRARE - "TEATRO LAPIDARIO"
GIANCARLA FRARE - "TEATRO LAPIDARIO"

Enrico Berlinguer è ricordato da tanti con stima e affetto. Di quel politico comunista, serio e minuto, dal sorriso dolce e lo sguardo esigente, ognuno tende ad evidenziarne un aspetto particolare: politico, culturale o morale.

Credo sia arrivato il tempo di tornare a riflessione sul suo ruolo nella storia d'Italia e del contributo di pensiero e di azione politica che ha dato al movimento operaio internazionale.

Oggi, appare di assai innovativa la concezione della politica che aveva Berlinguer: nobile e pulita, fatta per tutelare gli interessi generali dell'Italia, dei lavoratori e delle persone più deboli, tutta rivolta all'affermazione delle forze popolari e del lavoro come nuove classi dirigenti.

La sua modernità è evidenziata dalla necessità di interrompere il consenso che parti consistenti delle forze popolari e del lavoro stanno dando alla demagogia, alla rassegnazione e alla protesta: abbandono della sinistra, astensionismo, fiducia ai 5stelle e addirittura votano la Lega di Salvini.

Tutto ciò non accade per caso, è il risultato di un lungo processo di emarginazione politica degli interessi collettivi (lavoro, diritti, ambiente) e di allontanamento culturale e fisico della sinistra dai soggetti sociali più deboli, dalle periferie e dai luoghi di lavoro. Per oltre un decennio, chi rappresentava le forze popolari come il PD, ha operato con una concezione della politica e con obiettivi sociali opposti a quelli di Berlinguer (e del PCI): la personalizzazione della politica al posto della comunità; il plebiscitario al posto della partecipazione consapevole e democratica in un partito; la sacralità del libero mercato al posto del soddisfacimento dei bisogni del lavoro e della tutela dei diritti e dell'ambiente; l'elettoralismo e le logiche di potere, fino a fenomeni di corruzione, al posto di una riforma morale della politica funzionale alla difesa degli interessi collettivi; la conservazione delle forze capitalistiche dominanti al posto del rinnovamento delle classi dirigenti con i lavoratrici e i ceti popolari; la rinuncia a prospettare una nuova società senza disuguaglianze, ingiustizie e degrado morale, materiale e ambientale.

Negli anni passati, gli ecologisti di sinistra, che si sono dedicati al rinnovamento culturale del PCI, hanno condiviso con Berlinguer il modo d'intendere la politica e l'obiettivo del cambiamento della società.

Certamente il nucleo più innovativo e fertile della cultura politica di Berlinguer era rappresentato dalla coerenza tra le proposte immediate e la prospettiva. Ed è proprio qui che l'ecologia politica di sinistra ha trovato un proprio caposaldo, in quanto la politica venne concepita come realizzazioni e fatti concreti, come azione della consapevolezza e della responsabilità sociale ed ecologica. La "politica", quindi, come costruzione storica, in cui i programmi sono la sostanza del movimento e del conflitto, sono la condizione imprescindibile per le alleanze, il contenuto del consenso elettorale e dell'azione di governo.

A moltissimi anni di distanza, rileggendo la politica dell'austerità per il cambiamento e il Progetto a medio termine, due momenti della politica di Berlinguer del 1977, si coglie l'intreccio tra questione sociale e nuova qualità dello sviluppo. L'austerità intendeva affermare una politica di cambiamento capace di introdurre una regolamentazione e una responsabilizzazione sociale del mercato e dei processi economici, necessari per una profonda correzione del modello individualistico, quantitativo e consumistico su cui era cresciuta l'economia italiana, organica a quella dell'occidente capitalistico. E, a guardar bene, sono obiettivi generali, che Berlinguer chiamava "elementi di socialismo", validi e indispensabili oggi per fuori uscire dalla crisi attuale del capitalismo finanziarizzato e informatizzato.

"Il progetto a medio termine", (ipotesi di programma per un governo di unità nazionale che non vide mai la luce), per la prima volta, affrontava le grandi contraddizioni ecologiche di allora come il dissesto idrogeologico, la riforma del modello energetico, l'inquinamento. La politica e le alleanze erano saldamente legate ai programmi, essi erano i contenuti della transizione verso condizioni civili, sociali e ambientali più eque, verso forme più avanzate di libertà e di democrazia, verso ciò che veniva definita una società socialista moderna. L'essenza della concezione della politica di Berlinguer era dunque il cambiamento, ed è esattamente ciò che l'ecologia politica richiede e s'impegna a realizzare. Infatti, (domanda che si pone a chi deve e vuole dare risposte serie a Greta e a tutti i giovani) com'è possibile fermare i cambiamenti climatici senza cambiare il modello energetico fondato sui combustibili fossili, senza accelerare la transizione, nell'efficienza energetica, verso le fonti rinnovabili? Come è possibile pulire l'aria dai gas serra e dallo smog senza cambiare il modello della mobilità fondata sulla gomma? Come è possibile rimuovere i "continenti" di plastica, prodotta dal petrolio, che inquinano mari, avvelenano le specie e territori? Chi sarà in grado di operare questi cambiamenti? Il libero mercato globalizzato in cui i grandi monopoli del petrolio la fanno da padroni?

Sappiamo bene che viviamo nell'epoca in cui è possibile per l'umanità entrare nell'epoca civile della qualità ecologica e sociale della società in quanto la ricerca scientifica e la tecnologia sono in grado di realizzare cambiamenti profondi ed epocali nella qualità dei prodotti, nei cicli produttivi dell'industria, nella chimica, nell'edilizia, nel recupero di materia dalle merci usate dette rifiuti.

Ma per realizzare il passaggio di società occorre una forte volontà politica, sostenuta dalla partecipazione popolare e dal conflitto di potenti organizzazioni sociali e sindacali, occorre che tutte la forze interessate alla dignità e al futuro delle persone e del pianeta si uniscano e decidano di avviare un nuovo corso politico, sociale e culturale. Decidano il che fare.

La nuova consapevolezza ecologica può e deve orientare la scienza e la tecnologia per tutelare la biosfera, salvare la biodiversità, le risorse idriche, la qualità dei cibi e dell'agricoltura. La green economy del resto indica che un processo di economia ecologica è già in atto e che andrebbe ulteriormente sviluppato. La stessa Chiesa cattolica con l'Enciclica socio-ecologista di papa Francesco Laudato sì', reclama nuovi valori solidaristici di responsabilità ecologica e sociale, prospetta lo sviluppo sostenibile come nuovo modello sociale. Quello che ancora non è all'altezza della sfida sono i partiti storici della sinistra, a causa della subalternità ai dettami del liberismo dimostrata, nell'ultimo trentennio, dai propri intellettuali e quadri politici. Hanno perso la bussola da quando hanno rinunciato ad avere una propria idea di società liberata dallo sfruttamento delle persone e della natura.

L'incontro con le nuove generazioni, le risposte che chiede Greta si possono avere solo assumendo l'idea del cambiamento sociale e ed ecologico. Non si tratta di agitare una astratta ideologia, ma di indicare una nuova società in cui i valori del socialismo si saldino con quelli della tutela della natura, saldatura necessaria per realizzare lo sviluppo sostenibile, creare lavoro, combattere la povertà, dare responsabilità sociale ed ecologica ai mercati, insomma, per far avanzare l'eguaglianza sociale, la democrazia, la pace, il valore della diversità di genere e la responsabilità verso il vivente non umano.

Questa tipo di società, che possiamo definire ecosocialista, non sta nei classici del pensiero politico della sinistra e tanto meno nei teorici del liberismo, ma emerge in questa epoca come necessità concreta per garantire il presente e il futuro a tutte le persone, in tutti i luoghi del mondo, al di là della singola collocazione sociale, di fede religiosa e filosofica. Perché appare sempre più evidente che società fondate sullo sfruttamento delle persone e della natura comprimono e mortificano le grandi energie maturate all'interno delle stesse società capitalistiche e alimentano disuguaglianze e discriminazioni razziali, aumentano il degradano del bene comune che è la natura.

Berlinguer aveva ben chiaro che alla testa della transizione avrebbero dovuto esserci le classi sociali popolari e del lavoro in quanto portatrici di valori universali e di una rinnovata capacità di fare politica. Per il cambiamento, quindi, serve l'impegno delle nuove classi dirigenti, ma con una concezione della politica diversa e alternativa rispetto ai canoni liberisti del libero mercato e dell'egoismo sociale e razzistico di Trump; diversa e alternativa a chi la concepisce come arricchimento, affarismo, potere individuale e personalismo. Questa è la diversità, oggi attualissima, affermata strenuamente da Berlinguer anche di fronte a molti del suo stesso partito che mettevano in discussione la natura rivoluzionaria del PCI:

"La principale diversità.......(è) che noi comunisti non rinunciamo a lavorare e a combattere per un cambiamento della classe dirigente e per una radicale trasformazione degli attuali rapporti tra le classi e tra gli uomini, ..... non rinunciamo a costruire una "società di liberi e uguali".............. L'obiezione che ci viene fatta è che questo nostro finalismo sarebbe un modo di voler imporre alla storia una destinazione. No, questo è il modo in cui noi siamo nella storia, è la tensione e la passione con cui noi agiamo in essa, è la speranza indomabile che ci anima in quanto rivoluzionari".

Il segretario del Pci, poi, aveva anche anticipato una critica qualitativa del sistema capitalistico italiano e occidentale, era andato nel profondo, al senso generale dello sviluppo: che cosa produrre e perché produrre.

Purtroppo, Berlinguer non ha avuto il tempo di sviluppare pienamente la critica alla qualità dello sviluppo capitalistico. Tuttavia, aveva aperto la strada all'indagine sui cambiamenti che la ricerca scientifica e la tecnologia stavano determinando nella comunicazione, nell'informazione, nell'informatizzazione dei cicli produttivi, nel lavoro, nelle classi sociali, nel costume, nella vita delle persone, nell'ambiente.

Non ebbe il tempo. Anche questo fu uno dei motivi per cui il PCI non riuscì ad operare la saldatura tra ecologia e sinistra, tra idealità socialiste e principi ecologisti nel quadro di società capitalistiche in forte mutamento. Ad altri, ma senza il successo necessario, è spettato il compito di collocare tra i grandi valori della sinistra il principio della responsabilità della specie umana verso la natura e di svelare la necessità della saldatura tra contraddizione di classe e contraddizione ecologica. Poi, per usare categorie ecologiste, quell'energia pulita di Berlinguer che muoveva il suo partito, invece di essere accresciuta e rinnovata è stata inquinata e degradata.