BALLATA DEL SESSANTOTTO MAI RI-TROVATO O SEMPLICEMENTE DISSIPATO

di Marco Palladini

Non le puoi sentire, Paolo, queste mille e mille voci che si azzuffano,
si arruffano, altercano e rammemorando si scordano
pure di se stesse... voci scordate o stonate che pure suonano
o cantano tutte le verità e le controverità di un anno
di mezzo secolo fa... un debut ancora per molti o, secondo altri,

il principio della eclissi della moderna civiltà occidentale..

Il Sessantotto... porci borghesi ancora pochi mesi... sale come
un'onda selvaggia la spinta alla deculturalizzazione
e all'infantilizzazione della società... si dissolve il bisogno
di individualizzare il tempo dominante... non c'è più
un Tempo unico, egemone, tirannico, per tutti...
esplodono i desideri in una moltitudine di tempi... gli operaisti
mettono al centro l'operaio alla catena di montaggio che percepisce
il lavoro come un furto del proprio tempo... una condizione alienata
da odiare e da rifiutare... la maledizione del lavoro salariato

a cui insubordinarsi qui e ora... vogliamo tutto e lo vogliamo subito...

Il signor Sessantotto, che hai presentito Paolo, si dispiega
come una modernizzazione epperò critica... ma è pure un avvio
della rottura col Moderno... si frantumano le logiche
della politica demoparlamentare... chi grida alla Resistenza tradita...
e chi invoca l'anti-Edipo... occorre liberare il desiderio
da consunti blocchi storici... eppoi il nostrano Sessantotto
si chiama anni Settanta... dura un intero decennio il movimento

radicale di trasformazione dei costumi e della vita...

Dopo il Sessantotto c'è il '69... la velocità, diceva ironicamente
Godard, con cui si va in testacoda... ma anche la velocità
dello Stato italico che si affretta a mettere le bombe,
a promuovere la strategia delle stragi... la paura dei poteri forti
che alimenta la repressione feroce, abietta, generalizzata,
degna dei vertici di un paese del Terzomondo ... prima
del terrorismo brigatista c'è il terrorismo di Stato...
una storia tragica, sanguinosa, complicata, oscura,
mai risolta, impossibile da obliare poiché rompe
e interrompe la storia del mondo da cambiare...

Una ridda di palabras, Paolo, di chiacchiere in libertà
oppure libertarie per cui nel Sessantotto si comprende pure
l'anti-Sessantotto e persino il non-Sessantotto...
il mito sessantottardo ingloba anche il suo contrario? ...
la rivoluzione politica e quella sessuale... gli operai con gli studenti...
il femminismo strisciante e gli angeli del ciclostile...
il sentimento del Noi collettivo e l'esaltazione dell'Ego in rivolta...
le tre M guida: Marx, Marcuse e Mao... e quelle

da esorcizzare: merce = merda = morte...

Il Sessantotto saluta l'apparizione di una nuova antropologia
versus la società dello sfruttamento capitalistico
e del consumismo coatto?... No, rispondono in tanti, il soggetto
innovativo e 'differante' del cambiamento non nacque...
per Guy Debord trionfa la società dello spettacolo
con i suoi simulacri prodotti dalla fantasmagoria della merce...
intanto Pasolini difendeva i celerini contro
gli studenti figli di papà... ma allora, dicono alcuni, i poveri
e i proletari che erano fascisti andavano preferiti ai borghesi
e ad i nobili che erano antifascisti? ... il pregiudizio populistico

del poeta porta a paradossi politicamente insostenibili...

Lo so, Paolo, il tema è anche il Sessantotto e la violenza...
la violenza come risposta di massa alla violenza del sistema...
la violenza è rivoluzionaria o reazionaria o tutt'e due? ...
le armi della critica sono un preludio alla critica delle armi? ...
lo Stato borghese si abbatte e non si cambia? ...
si contesta la divisione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale,
ma la sintesi nel gramsciano intellettuale collettivo
non apparve soddisfacente, anzi largamente deficitaria...
però rammentare sempre che permangono i padroni
ed è la classe (obrera) che costituisce il Capitale col plusvalore

del suo lavoro sfruttato nelle fabbriche di lagrime e sudore...

La globalizzazione? Incomincia dal basso proprio
nel Sessantotto... incomincia con il contestare ovunque
le gerarchie: nelle scuole, le università, le fabbriche,
gli uffici, gli ospedali, i manicomi, le caserme... persino
nei teatri e nei festival cinematografici...
per molti l'aisthesis precede il politikon... White Album
dei Beatles: "Revolution number nine... number nine...
number nine"... secondo dice Deleuze: non si può essere
così ingenui da credere che le rivoluzioni non falliscano,
nondimeno è necessario e vitale provare a farle...
 
Lo sapevi, Paolo, anche prima del Sessantotto che
ribellarsi è giusto... ribellarsi alla soggettivazione edipica,
al patriarcato... uccidere il padre... riprendersi la città,
il territorio contro il Potere paterno e padronale...
fochismo guerrigliero di soggettività eccedente ed eversiva...
il personale è politico... ma Dada diceva: sopprimere pure se stessi...
perché La vie est ailleurs (Milan Kundera)...
il Movimento, il potere all'Immaginazione,
l'Immaginario di un altrove ove non si riesce ad andare...
 
La 'scuola del sospetto' dilaga nel Sessantotto...
eppure nessuno ebbe a sospettare che il liberal-liberismo
avrebbe rovesciato i desideri in consumi illimitati...
il rigetto del lavoro nella precarietà strutturale di massa...
la critica alla politica in mera antipolitica...
l'autonomia nel farsi autoimprenditori... la dissidenza
desiderante rifluisce in una società spaventosamente
onnivora che divora i desideri ed i figli...
cioè i desideri dei suoi figli e poi li defeca come escrementi

nelle discariche simbolo della reificazione umana...

Avresti voluto, Paolo, nel Sessantotto l'agire situazionista,
fluido, inventivo e incostante... e non il ritorno
delle rigidità del vecchio marxismo-leninismo...
delle maschere di un altro autoritarismo sebbene comunistico...
il deserto dell'Utopia o portare l'utopia nel Deserto? ...
il grido libertario era in fondo un grido di dolore? ...
la festa sessantottesca era il Living Theatre e Carmelo Bene...
Grotowski e la poesia beat di Ginsberg, Corso e Ferlinghetti...
la pop-art di Andy Warhol e quella tricolore di Mario Schifano...
il cinema underground di Kenneth Anger, Jonas Mekas
e Stan Brakhage e la neoavanguardia letteraria di Sanguineti,
Balestrini e Pagliarani... il sonoro silenzio concettuale
di John Cage e l'hard-rock tossico-maledetto di Lou Reed,

John Cale e Nico...

Tuttora il Sessantotto sembra un: prendere o lasciare? ...
e i sessantottini diventati settantenni non sono patetici
a simularsi come dei perenni ventenni? ...
sono un caso di biografia affetta da sindrome dissociativa? ...
e quelli: nel Sessantotto c'ero, ma non mi ricordo un tubo...
amnesia storica o alzheimer precoce? ... fu rivoluzione
culturale o subcultura della rivoluzione? ...
molte superfetazioni ed illusioni e sogni sballati
di una borghesia intellettuale che sosteneva
"la classe operaia deve dirigere tutto", ma non c'entrava

realmente un kazzo con la coscienza degli operai...

Gli piaceva, Paolo, lo sventolare della bandiera rossa...
ma ostentavano poi nel Sessantotto l'orgoglio di avere
una turbolenta testa anarchica... come riuscire
a metterle d'accordo? ... contraddizioni sempre irrisolte
in seno al movimento... c'era un tracimare frammentario
e poi lo sconfinamento interstiziale... una lotta acerrima
tra autonomia ed eteronomia dell'arte...
il nomadismo generazionale e la delocalizzazione collettiva
ben prima della deterritorializzazione transmoderna...
tutto è conflitto, tutto è vivificante nell'insorgenza
del Negativo... tutto è contemporaneo... tutto è amore
& rivoluzione, è amore della rivoluzione...
l'avanguardia è un progetto non una realtà cogente...
è un tendere a, un protendersi senza mai distendersi,
senza mai rilassarsi... però le forze in campo non rivelano

alla fin fine una drammatica debolezza? ...

Fare il Sessantotto e fare la critica al Sessantotto...
la critica del Sessantotto è anche la crisi della critica? ...
la critica uccide o si uccide? ... qui c'è la crisi
di tutte le differenze... la permanente erranza...
la decostruzione espressiva... il disordine linguistico
... la confusione delle idee... l'esperienza del pensare plurale
... la monovalenza dell'agire... l'anima corporale...
l'oggetto immateriale... la tensione biopolitica...
chi dà il suo endorsement alla rebellion

al dunque si rifugia nel proprio environment? ...

Il repertorio gestuale del Sessantotto, caro Paolo, è infinito...
l'energia mentale invece si è esaurita... tutto è in moto
e tutto è in liquidazione (a prezzi di saldi)... l'immaginazione
inimmaginabile, la narrazione irripetibile, l'azione
multidirezionale irraccontabile, l'insurrezione irrimandabile...
noi siamo realisti, chiediamo l'impossibile...

così l'inizio della Fine equivale alla fine dell'Inizio? ...

Un Sessantotto che deflagra come un wargame contro
le maschere del sociale e del potere... i disturbatori
della pubblica borghese quiete sono i masturbatori
del proprio soggettivo piacere di buttare all'aria ogni cosa...
godere è potere... il godimento di un anno che spacca...
la rêverie di un anno affollato dai fantasmi dello spirito
destituente scagliato contro il sistema costituente...
molti sembrano chiedere quello che già hanno,
cioè pressoché nulla... divampa uno stile di vita tra gioia
e sovversione... riproviamo ancora con i fiori del Maggio

e con il pugno di lotta del Rosso?...

Dove poi, Paolo, il Sessantotto non incontra assieme
la liberazione dell'umano e la scoperta del mostro in noi? ...
la mostritudine dell'establishment si ragguaglia
alla deformazione del movement? ... odiare ed accettare
oppure amare e rifiutare? ... o rifiutarsi? ... c'è movimento,
sì... di vermi (afferma Hegel)... conati del mondo nuovo...
conati (di vomito) del passato... non se ne esce... proprio
non gli riesce nella schizofrenia tra quotidianità e 'autopia'...
 
E' successo un Sessantotto, che casotto! ... e voi,
mo' che arriva il Sessantotto, cagatevi sotto! ... che poi
c'erano pure i fascisti sulle barricate della epocale
distruzione di sé... e voi, santità, eminenza, eccellenza,
possibile che non provate mai un poco di verguenza? ...
c'era la demenza del Capitale e la pura mattia di pensare
di opporsi al Capitale... che quelli là fanno il male
poiché sono malvagi, non sono malvagi poiché fanno il male...
una bruciante passione il Sessantotto che non ha conclusione...
un rogo psicostorico, religioso-erotico, nichil-politico
che, Paolo, nella mia lontana sbiadita memoria di te,
tuttora va in cerca del suo trascendentale perché...

maggio 2018