LE PAROLE TRA NOI 

ANTÒN PASTERIUS POESIE INEDITE PICCOLI VERSI SULL'ESISTENZA QUOTIDIANA

due utopeuti

qui

dentro

tu ed io

leggeri

in una cella d'amore incontriamo

noi stessi

e viaggiamo

e incrociamo

il resto del mondo

notturno

zeppo di stelle

meraviglianti

aggregazioni

di comete

seguìte

al big bang

dopo si sono

appalesati

i buchi neri

non sondabili

gli arcobaleni

cosmici

incredibili

colorati

invisibili

ci troviamo

in una ampia

feritoia

alla sua fine

c'è il big crunch

noi cerchiamo di

sopravviverci

nell'eternità

d'un tempo infinibile

Elogio dell'effimero

la via

è stretta

e si assottiglia

sempre più

terreno scosceso

equilibrio

precario

i cattivi

m'inseguono

non voglio

trasformarmi

in un prigioniero

chissà

come mi ridurrebbero

certo mi condannerebbero

perché

uomo libero

mi metterebbero

alla gogna

non voglio pubblicità

non voglio apparire

voglio essere

effimero

come fumo

di sigaretta

Ne accendo una

e col suo fumo

mi estinguo

La pagina

scivolo leggiadra

fuori dallo scaffale

volteggio

per la stanza

trovo una finestra

socchiusa

sguscio fuori

nel mondo reale

ora finalmente anche io

sono

una pagina

che chi vuole

può leggere

o anche solo guardare

c'è anche un piccolo disegno

veloce astratto

griffonnage

continuo a volteggiare

assaporo la libertà

di esistere

senza il peso

dell'editore

che decide

della mia sorte

rondeggio nell'aria pura

e cerco di fare la primavera

mi sento una piuma

e la imito

volacchiando qua e là

forse qualcuno

mi prenderà

al volo

sarò sua

magari soltanto sua

ma sarò

forse mi mostrerà ad amici

e parenti

mi leggeranno

scopriranno

così il racconto

cui do vita

Sto imparando a far

volare

i valori

Qui si vince e qui si perde

l'attesa

acuisce i sensi

li stimola

li esalta

partono le fantasie sul

prossimo immediato futuro

cosa succederà

che fine farò

tutto è possibile

o impossibile

calma

non devo delirare

non voglio anticipare nulla

non sono credente

ma credo che

tutto andrà in porto

approderò

esibendo il Gran Pavese

oppure

resterò in altomare

come adesso

cullato da onde

salmistrate e umide

come i miei occhi

di ora

non devo preoccuparmi

tanto si esiste anche come

perdenti

Paura di me

Mi guardo allo specchio

mi osservo prudente

a lungo

senza timore

questa volta

ho battuto

la mia paranoia

che

mi annoia

mi sfinisce

mi finisce