Le parole fra noi

ANATOMIA DEL VUOTO

di Marco Onofrio

Eccola, sta, sulla cima del monte:

domina la città, presenza oscena

cagna tessitrice di canti

enigmatica madre spudorata

porcheria infernale.

«L'abisso dove mi spingi

- sibila - è dentro di te».

Ma lui vince, diventa re

e consorte nuovo di sua madre.

Poi, però, l'inquietudine lo piega.

La nebbia dei sogni prevale

sulla luce limpida del giorno:

nasconde un rivolo maligno

un marchingegno strano.

Tutto è motivo di paura:

c'è una forza indomabile

che lo spinge ad affondare

nel terrore. Ammorba nel frattempo

la sventura: è un maleficio annodato,

arduo da sciogliere. Gli antichi vaticini

si trasformano inesorabili in realtà.

Lui indaga e soppesa le parole

dei testimoni incerti: nessuna reticenza

gli sfugge. Pur di sapere - deve ad ogni costo

conoscere il destino che gli è imposto -

esplora l'anatomia del vuoto

dove si forma ogni cosa

nella trasmutazione eterna del pianeta,

e il corpo invisibile del tempo

la soglia del concavo e convesso

le nervature infinitesime

del suono («Sei tu l'assassino

che cerchi» prorompe

amaramente l'indovino)...

finché capisce che il vuoto del mondo

è il suo vuoto - aveva ragione la Sfinge.

Ucciso il padre, insolente al trivio

contro di lui "straccione" pellegrino,

ha cercato il vuoto della madre

nelle di lei viscere bagnate

dove morire, per nascere di nuovo.

L'oscura traccia della colpa antica

si svela in verità accecante.

Lei, a quel punto, si toglie la vita.

Lui si trafigge gli occhi

per non vedere più

il vuoto orrido del cosmo

dove ha spinto i genitori a scomparire,

ma solo - nella tenebra cieca -

il mondo misterioso dentro sé

dove raggiungere la pace dell'oblio:

dimenticare tutto, anche il dio

che lo ha deluso, e reso orfano

dell'infinito, ma finalmente libero

e innocente.

Edipo rivivrà in Amleto.