RASSEGNA

ANALISI DEL VOTO EUROPEO OCCORRONO UNITÀ E CAMBIAMENTI PROFONDI

di Alfredo D'attorre

Dalle elezioni europee emergono in Italia tre dati politici chiari:

1. Una poderosa avanzata della destra, con la Lega e Fratelli d'Italia che insieme superano il 40% (più di quanto avesse preso tutto il centrodestra con Forza Italia un anno fa), il che costituisce una potenziale maggioranza autosufficiente in vista delle prossime elezioni politiche;

2. Un tracollo del M55 oltre ogni aspettativa negativa;

3. Un primo segnale di incoraggiamento per la scelta della lista unitaria PD-PSE, che scavalca il M5S e diventa la seconda forza.

In quest'ottica, la scelta di Articolo 1 di non dividere in Italia il campo del Partito Socialista Europeo si è rivelata saggia, nonostante tutti i nodi inevitabilmente ancora irrisolti nel Pd.
La strada per la costruzione di un'alternativa a Salvini e alla destra si conferma però lunga e difficile.

Dopo un anno di opposizione che definire inefficace è un benevolo eufemismo, c'è da sperare che la brutale evidenza di questo risultato costringa la sinistra a fare ciò che non ha fatto dopo il 4 marzo: guardare fino in fondo in faccia la realtà e provare finalmente a capire davvero, non solo a parole, il disagio e le ragioni di quei ceti popolari e di quel ceto medio impoverito che votano sempre di più a destra, liberandosi dalla tentazione di pensare che quasi la metà dell'elettorato sia diventato fascista e razzista.
Servono umiltà e coraggio: smettiamola con la presunzione di rappresentare l'"Italia migliore", con la demonizzazione dell'avversario e con una retorica europeista acritica, che non serve a difendere e cambiare il progetto europeo, ma solo ad aprire più spazi ai nazionalismi.
L'avanzata della destra non si ferma con gli anatemi, né rinchiudendoci nella cittadella dei benpensanti e del "politically correct", ma solo se torneremo a essere credibili sulla questione sociale, con un linguaggio e con proposte in forte discontinuità con la sinistra liberal-liberista degli anni passati.

Il voto conferma che l'unità è una condizione utile e necessaria, ma tutt'altro che sufficiente senza un cambiamento profondo.