Per la Critica

Romanzo di Corrado Morgia, Novecento Libri

ALLEGRO ADAGIO ASSAI

di Anna Lo Bianco

La chiave per entrare nel libro di Corrado Morgia ce la offre lui stesso quando scrive "Vorrei essere contemporaneamente maschio e femmina vecchio e giovane maturo e adolescente" Ovvero vivere più vite.

Da qui la vitalità incontenibile che emerge e straripa dalle pagine e che si fa quasi fatica a inseguire.

Già dalla seconda pagina il libro ti sorprende e ti spiazza per l'imprevedibile e improvviso passaggio tra la realtà vissuta e quella della visione. Ci si deve abituare e attrezzarsi perché i capovolgimenti sono in agguato.

Alla fine del libro comprendo meglio come la musica sia anche il filo conduttore su cui scorre la narrazione, tra acuti vivaci e ritmi più cadenzati, alternati senza preavviso alcuno per il lettore. Del resto proprio la musica, che tra le arti è forse la più astratta di tutte, presenta questo alternarsi di toni e di timbri, con acuti altissimi e più lievi timbri. L'autore, che sappiamo appassionato cultore di musica, vi allude nel titolo e nei capitoli.

Corrado Morgia compie in questo romanzo un'operazione di vera e propria preservazione, anzi una doppia preservazione, del tutto consapevole ovviamente:

la prima preservazione è storica. Un Diario o meglio un taccuino della memoria quasi maniacale, che nel momento in cui viviamo ci appare curiosamente anacronistico vista la mancanza di memoria storica corrente. Usando la politica come gancio, l'autore annota tutto di anni vissuti in prima persona, anni vicini eppure lontani. Sono momenti troppo vicini per finire sui libri di storia e troppo lontani per la memoria collettiva. Siamo di fronte a una storia personale - e come potrebbe essere altrimenti - condita dalle proprie passioni e dai giudizi espressi, ma con mille dettagli oggettivi e avvincenti descrizioni a comporre una sorta di affresco documentario. Affronta soprattutto temi politici in maniera opposta a quella corrente e possiamo quindi definirla controcorrente e anticonformista.

Ma compie anche una preservazione linguistica. Scrive infatti in un italiano antico che può sembrare a volte duro e superato in un momento in cui tutti i libri di successo sono composti per brevi frasi e vocaboli basici. Anche qui quindi un'operazione controcorrente quasi vintage. Un italiano piacevole, sciolto, corretto, che ora diventa nuovo.

C'è poi il cinema che gioca più ruoli. Tutto il romanzo infatti si svolge come un film, come un nastro che si dipana di fronte ai nostri occhi in scene che si susseguono, con i personaggi che interpretano la loro parte e di cui seguiamo con passione i dialoghi e le vicende. E questo si spiega facilmente perché in fondo quello del cinema, dello sceneggiatore, autore e regista è il lavoro del protagonista ma anche dell'autore in molti periodi.

Ma è cinematografico anche in senso più generale del libro perché si rifà o meglio risente di tutta quella meravigliosa cinematografia noir e espressionista tedesca, americana, francese di giganti come Orson Welles Bette Davis, Hitchcock. Insomma tutto quel cinema che si muove tra incubo e realtà, che guarda al lato oscuro dell'animo umano, pronto a mostrarsi all'improvviso.

Ma non finisce qui. Il libro è anche un contenitore di altri libri possibili e tra questi quello sul cinema è davvero ricco. Un saggio nel romanzo, un manuale quasi, da cui apprendere tanto sulla storia del cinema. Morgia ci fa delle vere e proprie lezioni di cinema.

Scrive di cinema e dei film che per lui contano; ci ricorda le scene essenziali, scrive le informazioni tecniche, ma anche la trama e la critica, che ci avvicina ai film scelti esprimendo tutto il suo amore per il cinema che si può forse condensare con alcune sue frasi come "I film più belli li hanno fatti gli altri ". Spesso sono film dimenticati ma delle vere icone come La Nave dei folli, o il raro Die pest in Florenz del 1919, in bianco e nero, muto, intessuto di rimandi a Brechto Il ritorno del vampiro che ci narra del lato oscuro della personalità umana con un prevalere di un sentimento gotico, misterioso, in cui ravvisiamo l'eco di Poe. Verso questo film l'autore manifesta tutto il proprio coinvolgimento scrivendo che è un film suo. Ma poi aggiunge: per fare i grandi film c'è tempo. Non come i musicarelli, come li chiama l'autore, o filmetti commerciali che per necessità scrive in attesa dell'occasione giusta.

Potremmo continuare, ma la vivacità della narrazione ci porta a continui paralleli, incontri, con la politica, certo, ma anche con la musica che insieme al cinema rappresenta l'universo di Corrado Morgia

Proprio la musica nel finale diviene un "Lento Adagio assai"; l'oscurità prende il sopravvento e la narrazione vede il protagonista cadere in una lenta e maniacale alienazione. Tutto si tramuta in mistero e ambiguità nella grande villa immersa nel verde che sembra richiamare le energie del male dell'albergo di Shining. La villa antica, in cui il protagonista si ritira è descritta come un organismo vivente che respira trasmettendo inquietudine e la narrazione volge al fantastico e tenebroso preannunciando la inevitabile fine: Allegro Adagio Assai.