Le Parole tra Noi

ADRIANO SPATOLA POESIE

Cacciatore di mosche

Immonde sarebbero le concezioni del mondo

le macchie arrugginite sulla pelle maculata

le stasi della mano posata sul vecchio pacco

abbandonato da tempo sull'angolo del quadrato

in prospettiva aristotelica non molto distante

dal concetto perfetto di geometria o impertinenza

dell'occhio delle mosche in volo nella stanza

fosforescente intorno alla pista d'atterraggio

immondo è ucciderle senza averne il coraggio

*

Meditazioni, alba

Quanto di sopportabile un po' quasi tutto

pozzi ginestre inferriate soli lumache

gomme per cancellare bottiglie matite

macchina da scrivere leggermente avariata

disegni di una mente vagamente incantata

sogni balbuzie linguaggio da osteria

altro materiale che abbiamo accatastato

per evitare di non essere salvato

*

Senza finestra

L'odore dell'odore è denso e sopportabile

vivace con tono alto e isterico dolce

negli angoli spesso acuto e penetrante

però difficile da riconoscere intatto

imbarazzante nervoso pronto per l'olfatto

per la possibile sua visualizzazione

chiuso l'inferno gli rimane la visione

il disinfettante il fermaglio per le stampe

limoni gialli cipolle carta consumata

la pioggia inesistente e affogata

compressa per ora in questi fogli piagati

*


Tecniche di creazione

Similmente si comincia anche dall'alto

nel punto in cui la sedia si curva oltre

dove si nota bene la morbidezza infantile

della brezza e dei vecchi venti di mare

il loro solito modo è un modo di gridare

urlare piangere piuttosto perseguitare

altri strumenti tutti sono da suonare

come la goccia l'acqua la placida coscienza

la spalliera intagliata con le flaccide vele

l'etichetta da birra con le solite tre mele

birra rabbia anche un po' di esaltazione

cose venute dal miele con qualcosa di fiele

*

Notturno in versi sulla poesia

La nuit est de plus en plus noire et de

plus en plus froide, ce qui est le droit

absolu d'une nuit d'hiver.

Sanantonio

Per ogni parola la divisione è unica

ma dissimile da sé e quasi frazionata

scivola via perché unta di grasso

perché immemore e solitaria o deserta

accanto alle unghie curate del sommelier

O nei pressi della piegatura del foglio

che esercita la funzione del tovagliolo

del bavaglio incastonato fra le mandibole

E il silenzioso incertamente silenzioso

nelle sue componenti mal distribuite

incerchiate a lenti colpi di tronchese

benché la media sia aritmetica e d'oro

nelle forme di sogno incontemplabili

Sotto penetrazioni acute sibilanti

insopportabili per la saliva e per i quanti

o per le altrepresenze rivelate dal testo

nell'homo sapiens e nel suo equipaggiamento

non sempre funzionale o equidistante

In mezzo alla rotazione all'altra sessualità

dimostrata dal corpo chiuso del libro

nella sua leggenda afferrata dal raffio

in un primo piano inquieto e semovente

Ah ma la poesia non ha bisogno di niente

*

Majakovskiiiiiiij

(esordium)

questa estrema dissoluzione sistematicamente portata

ai limiti della violenza e fino alle terre del fuoco

fino all'eccitazione stagnante nel rendimento del ritmo

alle catastrofi degli organismi in circolazione casuali

nelle città fagocitate nei corpi incrostati di sale

sotto la luna ecchimotica che rotola sopra il biliardo

(narratio)

con un po' di fervore ma ancora variabile per confermare

il tutto per confermare lei che ama con insistenza

che vegeta ramificata nel vuoto pneumatico del suo racconto

la prognosi tattile l'eccezionale stupefacente chiarezza

la domestica peste la febbre in espansione nell'universo

con un po' di fervore ma sempre variabile per confermare

il tutto per confermare lei che ama con insistenza

(partitio)

ogni singola parola è adesso una tempesta di gesti

un riflesso delle sue ribellioni o la piacevole ombra

dell'albero che messo in moto si libera dai coleotteri

il palmipede ossuto lo stimolo ligneo che s'agita negli strumenti

per l'apertura per l'enfasi in certi momenti della giornata

alle spalle degli animali braccati nello spettacolo esploso

degli animali braccati che scivolano nella materia

(probatio)

un riflesso delle sue ribellioni la piacevole ombra

che vegeta ramificata nel vuoto pneumatico del suo racconto

l'eccitazione stagnante nel rendimento del ritmo

che vegeta ramificato nel vuoto pneumatico del suo racconto

con un po' di fervore ma sempre variabile per confermare

al palmipede ossuto lo stimolo ligneo che l'agita negli strumenti

(repetitio)

mancano ancora nella composizione le digitali memorie

i presupposti marini i parziali giardini i liquidi impulsi

le catastrofi degli organismi in sospensione nell'universo

i cavalli castrati che perdono tempo nelle profonde caverne

sotto la luna ecchimotica che rotola sopra il biliardo

alle spalle degli animali braccati nello spettacolo esploso

degli animali braccati che scivolano cauti nella materia

(peroratio)

ogni singola parola è stata una tempesta di gesti

l'albero che messo in moto si è strappato di dosso le foglie

la foglia che messa in moto si è strappata di dosso le dita

il dito che messo in moto si è strappato di dosso i cavalli

il cavallo che messo in moto si è strappato di dosso le unghie

ah la prognosi tattile ah la domestica peste

con un po' di fervore ma il tutto invariabile per confermare

il tutto per confermare lei che ama con insistenza


1 . Gennaio, forse

Neve e sale sono sentimenti dilatati
pensieri pensati per pensare con prudenza
a gesti intimi e alieni di un diagramma
che la vita offre appena sconsacrato
in giochi 0 enigmi in segni rosicchiati
nella zona sensibile della cute rugosa
del corpo congelato nell'apposito ghiaccio
parlo del suo corpo sbagliato e provocante
neve e sale sono un convincimento insultante
autolesionista insanguinato irritante
ma la pigmentazione è leggera e posata
strofinata con dita fredde e unghie corte
sbadatamente colpevoli di un po' di morte
non per questo insincere o incapaci
anzi tenaci anche se troppo meccaniche
troppo umide bagnate oppure rugiadose
nel bianco della neve e del sale accecante
che il tempo nel frattempo può accumulare
intenerito per le vere verità che verranno
in gennaio che è il primo mese dell'anno

2. Febbraio, forse

Gli alberi sono stati concepiti nella seta
della memoria satura di un odio sufliciente
alla sonnolenza della nitida segregazione
qualcosa di poco tagliente e di abbandonato
a immagini sbiadite di foto sovresposte
parlo delle sue foto ottuse ed eloquenti
bandiere consumate di antiche riluttanze
per vanità capricci oscenità di buon gusto
tra gli alberi sospesi in rami articolati
ormai spenti in un incendio soffocato
lattiginoso nella corruzione trasparente
parlo dell'ultima foto queila più decente
quasi demenzione molto più che innocente
scentrata rispetto al suo nucleo visibile
inesplorato ingrato felice inesorabile
intenerito per le vere verita che verranno
in febbraio il secondo mese dell'anno

3. Marzo, forse

Acqua e pioggia sono avvenimenti meschini
avvelenamenti sgraziati da tardo pomeriggio
cadono si muovono gemono irrazionalmente
con spiegazioni inspiegabili e falsi scopi
qualcosa di erotico ma tiepido e strangolato
parlo di questo tepore maligno e sfebbrato
in un cinema deserto con poche coppie isolate
nell'acqua e nella pioggia carnose e profumate
da un coperto sentore di erbe e di placenta
la tentazione più vaga sarebbe annusarle
costringerle in rima magari accumularle
per la fame insaziabile che corrode le foglie
il vasto ticchettio che prepara le doglie
del datario di gomma timido e incestuoso
parlo delle date perdute non di quelle mancate
sporgenti dai chiodi flssi del calendario
e la sua dimensione giuridica da bassorilievo
pronta all'accusa ma con un certo sollievo
parlo del sollievo inquietante del rospo
della veemenza aritmetica dei suoi versi brevi
nel prato in parte sommerso dall'acqua
perchè sapevamo che era un giorno di pioggia
intenerito per le vere verità che verranno
in marzo che è il terzo mese dell'anno

4. Aprile, forse

Il sole è fatto di molti misteriosi concetti
avvenimenti pusillanimi con fiacca rotazione
dicono non dicono però pretendono attenzione
qualcosa di marcio di un po' slabbrato o di rosa
un tenue colore applicato alla nostra grettezza
con pennellate leggere stremate dal caldo
parlo del caldo che si corrompe e entusiasma
di questo calore magico e nero che non si salva
innocuamente servile ai fini dell'organismo
intenerito per le vere verità che verranno
in aprile che è il quarto mese dell'anno

5, Maggio, forse

Andante moderato con un anello di strazio
o di respiro ansante registrato sul nastro
che gira nella macchina posata su un letto
qualcosa di grigio e sconvolto mai pronunciato
nell'urto dei denti con la lingua impastata
parlo del suo linguaggio modesto e indisponente
pesante come un sasso tra il cuscino e la mente
per congiunzione sinapsi 0 fato travolgente
con sincronica incuria forse troppo leggera
adesso per fortuna molto meglio interpretata
parlo della sua lingua cosl docile e tarata
dalle neutre querimonie cui ci siamo abituati
noi seduti in ginocchio per voglia di possesso
abbagliati e schiacciati in finzione servile
e un esperto conferma non è poi cosi vile
non è liturgico o sacro non c'è niente di male
e un semplice riflesso intagliato nel vetro
intenerito per le vere verità che verranno
in maggio che è il quinto mese dell'anno