CULTURA E SOCIETA'

SOLUZIONI CREATIVE PER IL PENSIONAMENTO

2018, CHE FARE PRIMA

DELLA FINE ?

di Antòn Pasterius

(Traduzione dal francese di Antonino Lo Cascio)

Premessa

Queste sono le considerazioni che un ottantacinquenne moldavo, naturalizzato francese, può fare sull'Italia di oggi, paese che conosce e ama con passione e che ha ospitato sovente molte delle sue iniziative artistiche.

Durante un suo lontano e lungo soggiorno romano, Pasterius è stato iscritto, per tredici anni consecutivi, al PCI, non rinnovando più la sua tessera con l'avvento della "Cosa".

Ed è proprio questa l'eredità che vorrà lasciare ai propri figli.

Oggi, le persone d'una certa età sono del tutto impreparate ad affrontare quell'ultima fase del loro lavoro che è il pensionamento.

E' certo ingiustificato parlare oggi di quest'argomento, considerato che la maggior parte dei giovani contemporanei maturerà mai e poi mai una pensione adeguata.

Non intendo parlare dei soliti privilegiati - che esistono - ma di coloro che hanno sempre onestamente lavorato, abituati all'etica dell'operosità e ad una limitata disponibilità di tempo libero: quello stesso tempo che si dilaterà di colpo esplodendo il giorno successivo all'ultima giornata di lavoro.

E' come quando si perde un genitore già molto avanti negli anni: da tempo sappiamo che prima o poi dovrà accadere, ma quando arriva il momento non siamo mai preparati e soffriamo in maniera spesso mai sperimentata.

Sono condizioni spesso atroci, che nulla hanno a che fare con la perdita del potere economico, solo parzialmente compensato dall'una tantum della liquidazione.

Infatti non parlo qui di condizioni finanziarie ma di identità, non soltanto sociale ma anche individuale.

Se si è stati fortunati e bravi, parlo di persone che hanno ottenuto dalla realtà dei riconoscimenti oggettivi del loro operato, se ci si è costruiti una buona carriera, il possibile azzeramento della propria autostima può essere esiziale.

Alcuni piangono lacrime amare, altri si vergognano di esistere e di sopravvivere ai coetanei che se ne sono andati prima, altri ancora, "finalmente", si danno agli hobbies (come lo smunto e patetico gioco delle bocce o la pesca "sportiva" nei vivai).

Oppure può continuare a fare qualcosa all'interno del proprio settore d'appartenenza lavorativa, magari in sordina e mal sopportato dai colleghi meno vecchi,

Cerco ora di ricostruire il passaggio di fase che sperimenta il neopensionato.

Se ha danaro a sufficienza, se non ha donato troppo a figli, genitori e affini, potrà fare finalmente ora quello che ha sempre desiderato e non ha mai realizzato?

Certo che nò, poiché quelli che sono i desideri inappagati appartengono alla sua giovinezza ed il pensionato giovane non lo è più ed è quindi tagliato fuori dalle proprie quote desideranti.
Questo conglomerato di contenuti inappagatipuò permanere, al massimo, a livello di fantasia.

Il pensionato può tuttavia cimentarsi in qualcosa che non ha mai sperimentato prima, può provare a misurarsi in campi estranei o alieni al suo panorama esperienziale.

Ovvero può anche tentare d'esercitare nella realtà i propri residui di fantasia e scendere in campo:

per l'uomo - da sempre e abitualmente onesto - la scelta è proprio lì, ed è pure a portata di mano!

Mi riferisco al campo della disonestà, della scorrettezza, della slealtà e via discorrendo.

Parlo d'un opposto della realtà che ha caratterizzato la sua vita, di ciò che è sempre stato tenuto in ombra, non attivo ma sempre esistente e sepolto in sé stesso.

Pensionati, vi esorto a non restare adamantini e inamidati, scegliete il vostro personale campo di illegalità:

millantate, datevi al ladrocini e alle nequizie, alle truffe, frodate i migliori amici, mandate la vostra pecora a brucare nei campi altrui (ma mai in quelli del Comune di Roma) mettete le vostre dita nella marmellata del vicino, calciate i gatti, dimostrando chiaramente di non credere nella amicizia.

Delinquete quanto mai!

Sarà una vita nuova, autenticamente creativa, libera, liberatoria e liberante. Sarà davvero un grandissimo spasso.

Che se poi arrivassero a scoprirvi, potreste sempre dichiararvi prigioniero politico, appartenente alle "Setta degli Alzheimer". In questa occorrenza qualsiasi perizia psichiatrica non potrà che confermarlo ("Gli ha proprio dato di volta il cervello" , confermerà lo specialista)

Al peggio, si potrebbero aprire per voi le porte dei domiciliari. Il che, di fatto, non vi torcerebbe un baffo, ammesso pure che non siate glabri.

Dunque, vivete appieno la vostra ombra e prendetevi con grande soddisfazione tutte le vostre rivincite.

Ce la potete fare!

Se il lettore pensa, come io credo, che quanto si è finora affermato in questo "saggio" sia

a) completamente "stolto",

b) che si tratti d'una volgare, grossolana e grave provocazione,

c) che il tutto è assolutamente paradossale

allora sarà certamente nel vero.

Ma non è parimenti paradossale, e gravissimo, che oggi non esista più un PCI e neppure un altro partito, degno di rappresentarlo in maniera adeguata?

"Che fare?" si chiederebbe Lenin.
Pensiamoci sù tutti assieme e discutiamone, come da compagni si faceva una volta.

Resistiamo a questa nuova barbarie che ha investito, da dentro, il nostro Paese.

Creiamo tutti assieme una grande onda etica e democratica, capace di contrapporsi a quella barbara incultura che ci sta soffocando e annichilendo.

Ce la potremo fare?

Beh, almeno proviamoci!