Un libro di Tonino Tosto sulle leggi razziali del fascismo

1938, L’INVENZIONE DEL NEMICO LA PREFAZIONE

DI WALTER VELTRONI

La Storia del Novecento ha portato con sé momenti di speranza, grandi conquiste, e allo stesso tempo ha fatto vivere all'umanità tremendi orrori e nefandezze inimmaginabili. Sarebbe però troppo comodo pensare a tali orrori come una sorta di nebulosa follia o, come da alcuni viene fatto, riscrivere le vicende alla luce di una revisione storica che tende ad ammorbidire o addirittura a negare quanto è accaduto.

Il cammino dell'umanità lascia tracce precise, che non possiamo né dimenticare né tanto meno negare. Queste tracce sono segnate sulla pelle e nella memoria dei deportati, dei perseguitati, di coloro i quali furono sterminati solo perché di religione ebraica, o perché avevano un determinato credo politico, o semplicemente perché erano nomadi, disabili, omosessuali.

Le pagine che seguono hanno il grande merito di contribuire a fissare per sempre, come a volte i libri sanno fare, queste tracce lasciate nella storia; hanno il merito di coltivare la memoria, di far conoscere e ricordare.

Ricordare quel che l'uomo fu capace di fare all'uomo nel momento in cui, come ha scritto il premio Nobel per la Pace Elie Wiesel, "la pazzia entrò nella storia e la trasformò in un incubo". Ricordare che dentro questa "pazzia", a segnare il destino di milioni di ebrei, e di migliaia di ebrei italiani, furono scelte reali e precise, furono volontà e azioni concrete, compiute da chi decise lucidamente di discriminare, umiliare, imprigionare e privare della vita donne e uomini, bambini e anziani, perché giudicava la loro fede una inammissibile "colpa originaria".

Non fu solo il nazismo, non fu solo la Germania hitleriana, a macchiarsi del peggiore crimine mai compiuto nella storia dell'umanità. Le leggi razziali del 1938 fecero entrare a pieno titolo l'Italia, dentro questa pagina terribilmente buia. La discesa all'inferno, per gli ebrei italiani, cominciò allora, e questo libro di Tonino Tosto ripercorre uno ad uno i gradini che condussero fino all'abisso. Nella colpevolezza netta e incancellabile di chi decise, e nell'indifferenza triste e conformista di tantissimi, che si macchiarono, come scrive Irma Staderini nella sua introduzione, di un "antisemitismo passivo".

Da quando, l'1 e il 2 settembre 1938, fu varato un primo gruppo di decreti-legge antisemiti e razzisti che tra altre cose dispose l'esclusione dalla scuola di professori e studenti ebrei, sono passati esattamente settant'anni. Sessantacinque dall'inizio degli arresti e delle deportazioni da parte dei nazisti e di chi li aiutò con speciale solerzia ed efficacia: le milizie fasciste della Repubblica di Salò.

E' trascorso molto tempo. Finita l'epoca delle ideologie, oggi si può discutere liberamente di tutto. Una cosa, però, deve restare sempre assolutamente chiara, anche perché la storia si è già incaricata di stabilire chi ha avuto ragione e chi ha avuto torto. Non ci furono due ragioni opposte ma entrambe meritevoli che si scontrarono, dall'8 settembre 1943 al 25 aprile del '45, ognuna per difendere a suo modo la patria. E non ci fu un fascismo "buono" fino al 1938 e uno che si fece soggiogare improvvisamente dal nazismo e promulgò per questo quelle leggi razziali che resteranno per sempre una vergogna italiana. No. Il fascismo fu una dittatura. Per più di vent'anni un regime tolse ciò che di più prezioso un popolo ha, la libertà. E nessuno, oggi come ieri, può sognarsi, se non uscendo fuori dal solco tracciato dai principi della Costituzione repubblicana, di equiparare Salò e la Resistenza, il fascismo e l'antifascismo. Fu giusta una sola scelta: quella di chi si batté e diede la vita per restituire la libertà all'Italia, non quella di chi, dopo avergliela tolta, continuò fino alla fine a collaborare alle stragi naziste, alle rappresaglie e alle deportazioni, condividendo responsabilità tremende.

Rispetto a tutto questo c'è un prima e c'è un dopo. E c'è una sola verità: quella di chi scelse la libertà e la democrazia quando il buio ancora circondava il mondo. Quella che la storia ci ha consegnato. Che è scritta sulla pietra, che è incisa nella memoria, e che nessuno potrà mai né ribaltare né sbiadire.

E' vero: la cultura contemporanea, oggi, è troppo spesso piena di effimero, di immagini e suoni che mettono enfasi solo sul presente, e che ci invitano a consumarlo in fretta, senza fermarci, senza pensare. E c'è, al tempo stesso, chi vorrebbe far cadere tutto in un indistinto oblio.

Ma è esattamente per questo che non bisogna mai smettere di esortare, soprattutto i ragazzi, a non essere indifferenti, perché è l'indifferenza la base su cui poggia ogni sopruso, ogni violazione dei diritti delle persone, della loro libertà. Bisogna distinguere, evitando quell'appannamento delle ragioni e dei torti che a volte porta a confondere il bene e il male. E bisogna ricordare. Ad esempio storie e parole, terribili ed emozionanti, come quelle, raccolte qui, di Alberto Sed.

E' una responsabilità che abbiamo anche verso chi ha vissuto quell'esperienza, verso chi non è più tornato, verso chi ha trovato la forza di rimanere attaccato alla vita anche per poter raccontare. Non dimenticare, trasmettere alle nuove generazioni la consapevolezza di ciò che avvenne, è una responsabilità alla quale non si è sottratto, con questo suo lavoro, Tonino Tosto. Passione civile e amore per la storia e per la memoria, d'altra parte, non gli hanno mai fatto difetto. E questo libro ne è la migliore dimostrazione.