PER LA CRITICA

A TRENT’ANNI DALLA SCOMPARSA.

C'ERA UNA VOLTA UN LEONE...

di Maurizio Graziosi

"C'era una volta un Leone, il Re della Foresta di celluloide,

che si chiamava Sergio..."

No, questo è l'incipit di una favola dal finale triste,

ed una favola deve avere il lieto fine...

30 aprile 1989: muore Sergio Leone. È una notizia tragica per il mondo del cinema in generale, fortemente drammatica in particolare per i fan "leonini". Anche perché il cineasta romano aveva da poco compiuto appena 60 anni. Era infatti nato a Roma il 3 gennaio 1929 a Palazzo Lazzaroni, in Via dei Lucchesi, vicino a Fontana di Trevi, dove trascorse la cosiddetta "prima infanzia", cioè da 0 a 2 anni.

"Ha sfidato gli americani sul loro terreno e li ha sconfitti" ha detto di lui il Premio Oscar Gabriele Salvatores. "Con la scomparsa di Sergio Leone è scomparsa l'idea del grande cinema, la capacità di fare grandi film." Fra tutte le testimonianze "a caldo" alla notizia della morte improvvisa di Leone, quella di un altro Premio Oscar, Giuseppe Tornatore, ha fatto più effetto, perché detta umilmente da un cineasta di caratura mondiale che fa grande cinema e che ha raccolto l'eredità proprio di Leone nel rapporto cine-musicale con Ennio Morricone.

Sono passati esattamente 30 anni dalla morte di Sergio Leone. Il 3 gennaio scorso avrebbe compiuto 90 anni. Di lui è stato detto e scritto di tutto e di più. Basti ricordare, fra le pubblicazioni più significative quelle menzionate nel box a parte "Bibliografia su Sergio Leone".

Qui preme evidenziare i filmati sul cineasta romano:

1982 - "Un sacco verdone" di Carlo Verdone (RAI3)

1983 - "C'era una volta il cinema - Sergio Leone e i suoi films" di Gianni Minà, prod. Trio Cinema e Tv (RAI1)

1989 - "Viva Leone!" di Christopher Frayling, regia di Nick Freand Jones (BBC, Inghilterra)

1995 - "Sergio Leone" di Luca Verdone (Presidenza del Consiglio dei Ministri)

1996 - "Les westerns de Sergio Leone" di Philip Priestley (Canal Plus, France 3)

1997 - "Sentieri selvaggi" di Claver Salizzato

1999 - "C'era una volta Sergio Leone" di Luca Verdone e Tatti Sanguineti (RAI International)

2001 - "Once upon a time: Sergio Leone" di Howard Hill (Point Sound & Video, Channel 4, CreaTv, Westbrook, USA)

2001 - "Il giovane Leone" di Maurizio Graziosi (mi si perdoni l'autocitazione), prod. Dreamlike Vision / Ass.ne "Sergio Leone"

2002 - "I sogni nel mirino" di Luca Morsella

2005 - "Sergio Leone - il mio modo di vedere le cose" di Giulio Reale

2017 - "My name is Nobody" di Denise Janzee (prod. Talent United Film & Tv, Olanda)

2019 - "Italiani: Sergio Leone" di Keti Riccardi (RAI Cultura su Rai Storia)

2019 - "Verdone racconta Leone" di Carlo Verdone (Sky)

2019 (?) - "Colt, storia di una pistola che passa di mano in mano" progetto postumo di Sergio Leone (se ne parla da anni) che verrà realizzato come serie tv diretta da Stefano Sollima e prodotta dalla "Leone Film Group" di Raffaella e Andrea Leone, figli di Sergio.

Cosa posso dire allora io, e perché proprio io, che non è stato detto finora?

Perché io... Forse per (magnifici) sette motivi.

Perché nel 1988 avevo ottenuto da Sergio Leone l'ok alla realizzazione da parte mia come autore e regista del backstage (o "making of") del suo prossimo film "L'assedio di Leningrado" (come si sa, opera irrealizzata di Leone).

Perché nel 1998 stavo organizzando la mostra (non più realizzata) da tenersi nel 1999 negli studi cinematografici di Cinecittà (non c'era ancora "Cinecittà World" sulla Pontina) "C'era una volta un Leone": la statua del Colosso di Rodi alta 10 metri, realizzata dallo scenografo Andrea Crisanti (scenografo di "Giù la testa!"), all'ingresso della mostra, sotto cui lo spettatore sarebbe dovuto passare per accedere come in un luna-park; 5 set cinematografici (il peplum, il west, il Messico di "Giù la testa", l'America di "C'era una volta in America" e la Russia de "L'assedio di Leningrado") costruiti dagli scenografi Carlo Simi (lo scenografo dei film di Leone) e Andrea Crisanti; l'esposizione dei costumi, curata da Gabriella Pescucci (costumista di "C'era una volta in America"); l'esposizione delle armi, curata da Giovanni Corridori (il fornitore delle armi dei film di Leone); giornate dimostrative di montaggio, nominate "La rimonta di Nino", col montatore Nino Baragli (il montatore di Leone), il balletto "Danzando con il Leone" da me scritto su incarico di Ennio Morricone, coreografie di Gino Landi, musiche ovviamente di Ennio Morricone; il tutto illuminato da Tonino Delli Colli (il direttore della fotografia di Leone); la rassegna completa dei film di Leone e dei filmati su di lui; una giornata celebrativa in ricordo del cineasta romano; infine, il bellissimo spettacolo teatrale, one-man-show, "C'era una volta il cinema - viaggio dietro le quinte dei film di Sergio Leone" di e con Fabio Santini, meraviglioso affabulatore. Però, riflettendoci oggi a distanza di vent'anni, è un'idea che si potrebbe ancora realizzare come mostra permanente. Magari proprio a "Cinecittà World"... (anche se nel frattempo molti sono purtroppo scomparsi) Ma, come direbbe Carlo Lucarelli, questa è un'altra storia.

Perché nel 1999 sarebbe dovuta uscire, allegata al mensile "Ciak" di maggio, per accordo con la direttrice Piera Detassis, la videocassetta vhs col mio filmato "L'assedio mancato" (prodotto da Maurizio Tedesco per "Sorpasso Film") come sarebbe stato il film irrealizzato di Leone "L'assedio di Leningrado" nelle testimonianze dei suoi principali collaboratori (Ennio Morricone, Tonino Delli Colli, Carlo Simi, Nino Baragli, Leo Benvenuti & Piero De Bernardi), brani di repertorio, nuove scene e ricostruzioni al computer.

Poi, perché sono stato il direttore artistico del Premio cinematografico "Sergio Leone" di Torella dei Lombardi, in provincia di Avellino (perché a Torella si capirà più avanti) dal 2000 al 2002, per poi indicare ed ottenere come mio successore (a seguito di mio diverbio con Carla Ranalli, vedova Leone) dall'edizione 2003 Gianni Minà, collaborando comunque con lui nello stesso 2003.

Perché nel 2001 sono stato l'autore e regista del citato filmato "Il giovane Leone" (Sergio Leone dalla nascita al matrimonio con Carla Ranalli e alla regia di "Il colosso di Rodi").

Perché dal 2001 al 2003 sono stato "italian researcher" (non un ricercatore italiano ma il ricercatore italiano), su incarico di Sir Christopher Frayling, per la mostra su Sergio Leone a Los Angeles del 2005.

Infine, perché nel 2005 sono stato l'autore dei testi del libro "Il western all'italiana" (Federico Motta Editore), coautore Alberto Castagna (quale fornitore delle immagini).

Cosa posso dire di Sergio Leone che non è stato ancora o mai detto? Poco o, forse niente? Vediamo...

Vincenzo Leone (Torella dei Lombardi, 1879-1959) è stato un attore (con lo pseudonimo di Roberto Roberti, per imitazione del famoso attore teatrale Ruggero Ruggeri) e poi regista del cinema "muto", il regista preferito da Francesca Bertini. Edvige Valcarenghi, in arte Bice Waleran (Roma, 1886-1969) è stata un'attrice del "muto". Insieme, lei come attrice coprotagonista, lui come regista, hanno girato nel 1913 "La vampira indiana", protowestern prodotto dall'Aquila Films di Torino. I due si sono sposati nel 1916, l'anno seguente lei si è ritirata dalle scene e nel 1929 ha dato alla luce Sergio, il loro unico figlio. Che cosa avrebbe potuto fare nella vita Sergio Leone con due genitori così?

Nel 1931 la famiglia Leone si trasferisce dal Palazzo Lazzaroni, vicino Fontana di Trevi, a Via Filippo Casini, a Trastevere, dove Sergio Leone trascorrerà la seconda infanzia, la fanciullezza (quando l'Italia entra in guerra ha 11 anni) e l'adolescenza, fino ai 20 anni. Frequenta in Viale del Re (oggi Viale Trastevere) l'Istituto "Mastai" dei Frati delle Scuole Cristiane o Padri Lasalliani (ordine di Saint-Jean Baptiste de La Salle), dove nel 1939, in quinta elementare, per un gioco del destino si ritrova compagno di classe con un certo Ennio Morricone. Si diverte col teatro dei burattini al Gianicolo, legge i fumetti "Flash Gordon", "Mandrake" e l' "Uomo Mascherato" e colleziona le figurine del concorso Perugina. Cresce in quella che da adulto chiamerà "arena Glorioso", con i bulletti del quartiere, quelli che pestano un piede per provocazione fissandoti negli occhi in segno di sfida (Sergio Leone trasferirà questo ricordo nella scena di "Per qualche dollaro in più" tra Il Monco/Clint Eastwood ed il colonnello Douglas Mortimer/Lee Van Cleef che duellano pestandosi i piedi e sforacchiandosi i cappelli a vicenda a colpi di pistola). Con gli amici gioca a pallone si butta giù a toboga lungo la Scalea del Tamburino di Viale Glorioso su delle tavolette sul cui fondo si è orinato per farle scivolare meglio. Con la pipì il ragazzino Sergio ed i suoi amici ripetono un altro gioco a primavera: vanno sotto gli alberi dove ci sono colonie di formiche e fanno a chi ne "annega" di più con la pipì: un ricordo che Leone trasfonderà nella scena iniziale di "Giù la testa" (Juan /Rod Steiger che orina sull'albero per annegare le termiti). Nei cinema di Trastevere divora i film con Tom Mix e Randolph Scott, resta ammaliato dai film di Charlie Chaplin (che considererà il suo Modello) e John Ford.

Nel 1939 Vincenzo Leone torna a dirigere un film dopo quasi dieci anni di inattività: "Il socio invisibile". Sergio Leone ha dieci anni, sapere che suo padre fa un film lo colpisce molto, pensa realmente (come ricorderà da adulto) che suo padre abbia inventato il cinema!...

Due anni dopo, con l'Italia ormai in guerra, Vincenzo Leone dirige un altro film: "La bocca sulla strada", lavorato in esterni a Napoli, in interni a Roma, a Cinecittà. Per il dodicenne Sergio, Cinecittà ha un'atmosfera magica: corre da un set all'altro, resta affascinato dagli stivali di Alessandro Blasetti, che sta dirigendo "La corona di ferro", e dal suo piglio da regista-granduca.

Nel 1944 Vincenzo Leone gira il suo ultimo film: "I fuochi di San Martino", dove il quindicenne Sergio fa l'attore. Il film resterà incompiuto e completato con sequenze aggiunte nel 1949, per poi uscire in sala nel 1952 col titolo "Il folle di Marechiaro".

Nel 1947, a quasi 19 anni, Sergio Leone è uno degli assistenti alla regia di Vittorio De Sica per "Ladri di biciclette", dove fa anche la comparsa (è un giovane seminarista "De Propaganda Fide").

Nel 1949 Vincenzo Leone si ritira con sua moglie Edvige Valcarenghi a Torella dei Lombardi. Il ventenne Sergio Leone da un po' sta vivendo le sue giornate dividendole fra gli studi universitari di giurisprudenza ed il lavoro di apprendista sui set cinematografici. Tra le varie esperienza già maturate, è stato, come testé detto, assistente volontario (non pagato) e comparsa (pagata) per Vittorio De Sica in "Ladri di biciclette". Il giovane Leone decide di restare a Roma. Vincenzo Leone, ormai rassegnato al volere del figlio Sergio, lo affida ai suoi amici registi Carmine Gallone, Mario Camerini e, soprattutto, Mario Bonnard, che ospita Sergio Leone nella sua casa nel quartiere Prati.

Nell'arco degli anni '50, Sergio Leone si afferma prima come segretario di edizione e come assistente regista, subito dopo come aiuto regista ("arrotonda" le entrate commerciando in orologi e, quando possibile, in gioielli). Viene particolarmente richiesto dalle produzioni americane della cosiddetta "Hollywood sul Tevere": è particolarmente bravo nel governare centinaia di comparse.

Ma nel 1953 fa anche il suo esordio nella regia col cortometraggio documentario "Taxi... signore?" (prodotto dall' "Auriga Film" di Vittorio D'Amato, musica di Tarcisio Fusco). A pag. 212 di "C'era una volta in Italia - Il cinema di Sergio Leone" di Christopher Frayling (Edizioni Cineteca di Bologna), catalogo della mostra 2014 al Museo Nazionale del Cinema di Torino, è scritto che l'anno è incerto e che è il film "un cortometraggio realizzato in esterni a Roma (riportato in alcune fonti)". Collaboratore di Frayling per la filmografia è stato John Exshaw, traduttore dall'inglese Lorenzo Codelli. Bastava fare il semplice lavoro di ricercatore e scoprire che c'è la fonte ufficiale: il P.R.C. (Pubblico Registro Cinematografico) dell'(ex) Ministero dello Spettacolo presso la S.I.A.E. per ottenere questi dati: n° di protocollo 3845 del 18 marzo 1953, domanda di revisione n° 14120 del 14 aprile 1953, visto censura del 28 aprile 1953, film documentario di 280 metri, prima visione 18 gennaio 1954 al "Supercinema" di Chiavari.

Nel decennio degli anni '50, il giovane Leone non si fa mancare l'occasione di andare a Torella dei Lombardi a trovare i suoi genitori, almeno finché sono in vita. Ha una fidanzata molto bella di nome Mirella dalla pelle color ebano, soprannominata Miss Mogadiscio, gioca a poker, balla divinamente, gioca a pallone (è capitano di una delle 5 squadre di Torella), si rolla le sigarette con gli amici torellesi.

E nel decennio degli anni '50, come accennato, decolla l'attività di aiuto regista di Sergio Leone, che nel frattempo è andato a vivere da solo in un appartamentino in Via di Sant'Elena, vicino al Teatro Argentina, e passa le serate con Mario Bonnard e Aldo Fabrizi, da buongustai cercano i migliori ristoranti di Roma (il loro preferito, abituale sarà "Checco er carrettiere" in Via Benedetta, al quartiere Testaccio).

È già stata ricostruita da Frayling la filmografia di Sergio Leone come aiuto regista, inutile dunque ripeterla pedissequamente in questa sede. Qui basti solo ricordare i film più importanti a cui Sergio Leone ha lavorato come aiuto regista negli anni '50: "Quo vadis" (1951), regia di Mervin LeRoy e Anthony Mann (Sergio Leone è assistente, con in più la responsabilità della scena dell'incendio di Roma); "Taxi di notte" (1951), di Carmine Gallone; "Helen of Troy / Elena di Troia", di Robert Wise (Sergio Leone è assistente nella II unità, con Robert Walsh); "Hanno rubato un tram" (1954) di Mario Camerini (in questo film Sergio Leone è anche attore); "Il maestro" (1957) di Aldo Fabrizi; "The Nuns' Story / Storia di una monaca" di Fred Zinnemann; "Ben Hur" (1959) di William Wyler (con Andrew Marton, regista della II unità, Sergio Leone è responsabile delle scene d'azione e dirige la famosissima scena della sfida con le bighe). Il bello dell'attività di Sergio Leone nei film della "Hollywood sul Tevere", cioè di produzione americana, è che lui non parla (bene) l'inglese!...

Nello stesso 1959 muore Vincenzo Leone. Il figlio Sergio porta sua madre con sé a Roma (morirà dieci anni dopo, nel 1969) e si fidanza con Carla Ranalli, una danzatrice classica. E sempre nel 1959 Sergio Leone fa il suo esordio nella regia di lungometraggio col film "Gli ultimi giorni di Pompei" di cui è stato co-sceneggiatore (ufficialmente il film risulterà diretto da Mario Bonnard e Sergio Leone risulterà accredito solo come aiuto regista). È l'anno in cui Sergio Leone è attivo come sceneggiatore nell'imperante filone del cinema cosiddetto "peplum", alla romana "film coi sandaloni": "Nel segno di Roma" di Guido Brignone, "Afrodite dea dell'amore" di Mario Bonnard, "Romolo e Remo" di Sergio Corbucci. Partecipa anche alla sceneggiatura di due film diretti da Primo Zeglio: "Le sette sfide" (un film sui mongoli del Khan) e "Il figlio del Corsaro Rosso" (un film di pirati).

L'anno seguente Leone completa da regista il film "Gastone", iniziato da Mario Bonnard (protagonista Alberto Sordi), sposa Carla Ranalli, e dirige "Il colosso di Rodi", protagonista John Derek, coreografie di sua moglie (di Leone, non di Derek) Carla Ranalli, la quale l'anno seguente dà alla luce la primogenita della coppia: Raffaella.

Nel 1962 Sergio Leone è regista della II unità di "Sodom and Gomorrah / Sodoma e Gomorra" di Robert Aldrich (Leone dirige anche la famosa scena della battaglia navale), completa da regista il film "Cambio della guardia" iniziato da Giorgio Bianchi e partecipa alla sceneggiatura del film "Le verdi bandiere di Allah" di Guido Zurli.

L'anno seguente Sergio Leone si cimenta nella sceneggiatura di un western: il produttore spagnolo Josè Gutierrez Maesso ha comprato a New York i diritti cinematografici del romanzo western "The bounty killer" di Marvin H. Albert e ne ha parlato al suo amico e collega italiano Arrigo Colombo della "Jolly Film". Questi gli propone una coproduzione, facendosi intanto carico dei costi di sceneggiatura, affidata per l'appunto a Sergio Leone. Maesso attende per mesi la sceneggiatura di Leone, e quando finalmente la riceve rimane molto deluso: non è quello che si sperava e desiderava. Salta così l'accordo di coproduzione italo-spagnola del film western. Nel 1963, insomma, Leone sembra costretto a realizzare un ennesimo "polpettone" storico, un peplum, il terzo dopo "Gli ultimi giorni di Pompei" ed "Il colosso di Rodi". A questo nuovo peplum, dal titolo "Le aquile di Roma", una sorta de "I magnifici sette" ambientato nell'antica Roma, Leone sta lavorando ad intermittenza dal dal 1962. Ma da più di un anno queste aquile non si decidono a volare...

Il 1964 è l'anno della svolta. Oltre alla nascita della secondogenita Francesca, Sergio Leone, come è ormai risaputissimo, realizza "Per un pugno di dollari", con cui dà inizio alla cosiddetta "trilogia del dollaro", composta anche da "Per qualche dollaro in più" (1965) e "Il buono,il brutto, il cattivo" (1966). A cui darà seguito con la cosiddetta "trilogia della seconda frontiera americana" o anche "trilogia del tempo": "C'era una volta il West" (1968), "Giù la testa" (1971), che non è un western!, e "C'era una volta in America" (1984).

Sui film di Sergio Leone è stato detto tutto e di più. Qui, in conclusione, riporto solo alcuni dati curiosi.

"Per un pungo di dollari". La sceneggiatura di 358 pagine, scritta da Leone con Duccio Tessari e con la collaborazione non accreditata di Fernando Di Leo, è stata presentata il 10 gennaio 1964 al Ministero dello Spettacolo secondo la prassi, cioè la denuncia d'inizio lavorazione del film, e riporta tre titoli alternativi: "Il magnifico straniero", "Sputafuoco Joe", "Texas Joe". Il film è stato girato in interni col titolo "Il magnifico straniero", in esterni col titolo "Ray il magnifico". Per le musiche Leone voleva Angelo Francesco Lavagnino, che aveva già composto le musiche per "Gli ultimi giorni di Pompei" e "Il colosso di Rodi". I produttori Papi e Colombo della "Jolly Film" convinsero (costrinsero?) Leone ad incontrare un giovane musicista che avevano sotto contratto, il trentaseienne Ennio Morricone, e che aveva già musicato due film prodotti dalla "Jolly Film": "Duello nel Texas" e "Le pistole non discutono". Per i due temi musicali principali (titoli e duello finale), Morricone ha rielaborato due suoi motivi preesistenti, entrambi del 1962: nel primo caso, l'arrangiamento per il cantante americano Peter Tevis di un brano tradizionale, "Pastures of Plenty", inciso nel 1941 da Woody Guthrie con Cisco Houston e Sonny Terry; nel secondo caso, la malinconica canzone negra, una lullaby, cioè una ninna nanna, cantata da Edith Peters nella parte di Bella, in "La luna nei Caraibi", primo episodio (trasmesso su RAI1 la sera di domenica 18 febbraio 1962) dei tre tratti dai "Drammi marini" di Eugene O'Neill, regia di Mario Landi. Così le voci di Peter Tevis e Edith Peters sono state rimpiazzate rispettivamente dal fischio di Alessandro Alessandroni e dalla tromba di Michele Lacerenza. Il film doveva uscire col titolo "Sfida a Texas City", con la regia di Daniel P. Lion. Lo pseudonimo che ha poi usato Sergio Leone è stato Bob Robertson, che tradotto dall'inglese sta ad indicare "figlio di Roberto Roberti" (Bob Roberts'son): un chiaro omaggio di Sergio a suo padre. Non è vero che il film è uscito a fine agosto in un "pidocchietto" di Firenze: avendo ottenuto il visto di censura il 1° settembre 1964, se il film fosse stato proiettato prima di questa data sarebbe uscito clandestinamente. "Per un pugno di dollari" è uscito il 12 settembre 1964 al "Supercinema" di Firenze, "il locale dei grandi spettacoli".

"Per qualche dollaro in più". Chi ha lavorato al film ha raccontato un aneddoto gustoso: nel suo incerto inglese, Leone mentre dirigeva una scena con Lee Van Cleef (il colonnello Douglas Mortimer) che mangiava la minestra di fagioli lo incitava dicendogli "Eat the minster!" (cioè "Mangia la cattedrale!").

"Il buono, il brutto, il cattivo". Venuti a Roma interessati al fenomeno Sergio Leone, i produttori americani della "United Artists", hanno assistito alle scene di delirio degli spettatori romani assatanati che volevano andare a vedere il film. A cena con Sergio Leone e lo sceneggiatore Luciano Vincenzoni, i produttori americani hanno messo sul piatto un miliardo di lire in anticipo per produrre il film successivo di Leone. Qual era? Non c'era. Leone ha guardato smarrito Vincenzoni, il quale ha improvvisato: ha raccontato la trama di un film precedente da lui sceneggiato, "La grande guerra" regia di Mario Monicelli, adattandolo in chiave western ed ha subito convinto i produttori americani. Il film, infatti, è stato inizialmente depositato col titolo "Due magnifici straccioni". Poi è stato aggiunto il terzo personaggio. A cui Clint Eastwood ha reagito, con un po' di disappunto dicendo a Leone: "Nel primo film ero il protagonista, nel secondo hai aggiunto Lee Van Cleef, ora hai aggiunto anche Eli Wallach. Nel prossimo film mi metterai accanto il 7° cavalleggeri!" Con questo film Leone ha dato avvio alla collaborazione di Ennio Morricone musicista "in anticipo": il compositore romano, cioè, componeva i temi sulla base della sceneggiatura, prima delle riprese.

Famosa è la storia del ponte fatto saltare in anticipo, prima cioè del ciak, per un comando sbagliato dato troppo in anticipo da un capitano dell'esercito spagnolo. I testimoni hanno raccontato che, immobilizzati dalla spiacevole sorpresa, Tonino Delli Colli, il direttore della fotografia, ha guardato incredulo Sergio Leone chiedendogli: "Ah Se', e mo' che famo?" e Leone gli ha risposto: "Annamo a magna'!". Due anni dopo il regista Blake Edwards col film "Hollywood Party" ha omaggiato Sergio Leone con la famosa scena in cui Peter Sellers fa saltare in aria, per sbadataggine, il ponte...

"C'era una volta il West" (il film è dello stesso anno in cui è nato il terzo e ultimo figlio di Leone, Andrea, e di in cui Leone ha fatto da comparsa nel film "Une cord, une colt / Cimitero senza croci"). Con questo film Sergio Leone ha consumato il suo "tradimento" nei confronti di Ennio Morricone: aveva inizialmente affidato le musiche ad Armando Trovajoli (come risulta nel "Pubblico Registro Cinematografico", numero di protocollo 4207 del 28 marzo 1968).

"Giù la testa". Sergio Leone doveva essere solo il produttore esecutivo. Inizialmente il film doveva essere diretto da Peter Bogdanovich, poi bocciato da Leone che aveva promosso regista il proprio aiuto regista Giancarlo Santi.

"C'era una volta in America". Il "Tema di Deborah" è una musica di Morricone per un precedente film di Franco Zeffirelli, scartata. Sul set, un attore attentissimo alla presa diretta come Robert De Niro, ha voluto girare delle scene con la musica di Morricone sul set, per poi doppiarsi. Luca Morsella, uno degli assistenti alla regia, ha raccontato che Sergio leone, al 24° ciak della scena in cui la giovane Deborah compare in strada, con il dolly che si alza ad inquadrare centinaia di comparse, ha urlato lo stop gridando "Chi è quello stronzo che guarda in macchina!?": nel visionare poi i rushes, cioè i girati giornalieri, hanno visto che era vero!.

..

Pillole sparse per concludere:

nel 1971 Leone ha fondato, con suo cognato Fulvio Morsella, la casa di produzione cinematografica "RAFRAN" (acronimo da Raffaella, Francesca, Andrea) ed ha co-firmato il filmato documentario di controinformazione "12 dicembre or Document on Giuseppe Pinelli".

Ha prodotto 4 film, a cadenza biennale: "Il mio nome è Nessuno" (1973) diretto da Tonino Valerii; "Un genio, due compari, un pollo" (1975), diretto da Damiano Damiani (ma completato da Giuliano Montaldo), andato male al botteghino, per cui Leone imprecò dicendo "Abbiamo fatto la FRANAN Cinematografica!"; "Il gatto" (1977), regia di Luigi Comencini; "Il giocattolo" (1979), regia di Giuliano Montaldo.

Dal 1976 al 1983 Sergio Leone ha diretto diversi spot pubblicitari (Renault, Talbor Solara, Dany Danone, Gelati Gervais, Whisky J&B, Riz Lustucru, Europ Assistance, Palmolive, Pain Bonne Fournée).

Nel 1980 ha promosso produttivamente Carlo Verdone, facendolo esordire nella regia con "Un sacco bello" e farlo continuare l'anno seguente con "Bianco, rosso e Verdone" (entrambi prodotti da Romano Cardarelli con la "Medusa Cinematografica"). Nel 1985 ha partecipato a "Troppo forte", di Carlo verdone, dirigendo la scena dell'arrivo delle motociclette a Cinecittà.

Nel 1987 ha portato Carlo Verdone a mangiare a il pesce a pranzo ad Anzio ma prima, spiazzandolo, lo ha portato al cimitero di Pratica di Mare per chiedergli l'opinione sulla scelta della tomba. È un episodio che ovviamente deve raccontare, come ha già fatto diverse volte, Carlo Verdone.

Alcune fonti danno che nel 1988 Leone, su richiesta di Morricone e con il placet del produttore Cristaldi, ha messo mano al film "Nuovo cinema Paradiso" di Tornatore, riducendolo da 173' a 123'. Nello stesso 1988 Leone ha sostenuto contro Bernardo Bertolucci una polemica tramite "Lettere a Repubblica" sull'effettiva scrittura del soggetto del film "C'era una volta il West".

Quentin Tarantino ha raccontato che nel 1992, dirigendo il suo film "Le iene", sul set chiedeva a direttore della fotografia ed operatore di macchina "Give me a Leone!" per ottenere un primissimo piano alla Sergio Leone.

Nel 2004 è stato reso pubblico, per volontà di Andrea Leone, figlio di Sergio, il trattamento di "Un posto che solo Mary conosce" (ne ha parlato il mensile di cinema "Ciak") scritto da Sergio Leone con Luca Morsella e Fabio Toncelli: un western ambientato durante la Guerra di Secessione, con Richard Gere e Mickey Rourke.

A gennaio 1989 Clint Eastwood è venuto a Roma per la presentazione in Italia del suo film "Bird" e Leone lo ha ospitato a pranzo. Eastwood ha raccontato che è stato un incontro malinconico, come se Leone avesse voluto salutare per sempre un vecchio amico...

Sergio Leone, come detto, è scomparso il 30 aprile 1989, lasciando incompiuto il suo colossale progetto "Leningrado" (non Stalingrado, come puntualizzava giustamente l' "enorme" regista romano) sui due anni e mezzo dell'assedio della città sovietica (1941-1944) da parte dei nazisti. Si sarebbe tratto di un (altro) capolavoro audiovisivo della coppia Leone-Morricone, uno dei rari riusciti binomi cine-musicali della storia del cinema mondiale. Leone era partito da una musica di Sostakovic, chiamata "Invasione" che inizia a cinque minuti dal movimento e cresce senza tregua per circa nove minuti!... Leone aveva detto che ascoltando la "Settima" di Sostakovic automaticamente nella sua testa prendeva forma il film. La "Settima" sinfonia di Sostakovic sarebbe stata presente, ma ovviamente la musica del film sarebbe stata di Ennio Morricone. In una conversazione con me, il 19 febbraio del 1999 Ennio Morricone mi ha confidato: "Per tutti gli altri film era stato sempre Sergio a chiedermi la musica, anche anni prima. Per 'Leningrado' ero invece io a chiedergli di parlare delle musiche. Ed ogni volta Sergio rimandava, replicandomi 'C'è tempo, Ennio, c'è tempo...'".

Bibliografia su Sergio Leone

1971 - "L'antiwestern e il caso Leone" a cura di Franco Ferrini (Edizioni Bianco&Nero)

1977 - "Sergio Leone" di Oreste De Fornari (Moizzi Editore)

1979 - "Per un pugno di dollari" a cura di Luca Verdone (Cappelli Editore)

1984 - "Tutti i film di Sergio Leone" di Oreste De Fornari (Ubulibri)

1984 - "C'era una volta in America - un'avventura al saloon con Sergio Leone" di Diego Gabutti (Rizzoli)

1990 - "Directed by Sergio Leone" di Gianni Di Claudio (Libreria Universitaria Editrice)

1998 - "Carlo Simi: l'Amerique de Sergio Leone" (Festival International Cinéma Mediterranée de Montpellier Editeur)

1999 - "Tutto il cinema di Sergio Leone" di Marcello Garofalo (Baldini&Castoldi)

1999 - "Sergio Leone" di Carlos Aguilar (Ed. Catedra, Madrid)

2000 - "Sergio Leone - El hombre, el rito, la muerte" di Carlos Aguilar (Ed. Deputacion de Almeria)

2000 - "Sergio Leone - Something to do with death" di Christopher Frayling (Faber&Faber, Londra/New York), poi edito in Italia nel

2002 - "Sergio Leone - Danzando con la morte" di Christopher Frayling (Editrice Il Castoro)

2001/02 - "Sergio Leone produttore di western picareschi" / "Il giovane Leone" di Maurizio Graziosi (mi si conceda l'autocitazione), nei cataloghi del Premio cinematografico "Sergio Leone" di Torella dei Lombardi del 2001 e del 2002

2002 - "Sergio Leone" di Roberto Granata (Giuseppe Maimone Editore)

2004 - "Il cinema di Sergio Leone" di Roberto Donati (Falsopiano)

2005 - "Once upon a time in Italy - The westerns of Sergio Leone" di Christopher Frayling (Harry N. Abrams, Inc., New York), catalogo della mostra all' "Autry Museum of the American West" di Los Angeles, California

2007 - "C'era una volta il West (ma c'ero anch'io)" di Sergio Donati (Omero)

2007 - "Sergio Leone - Quando il cinema era grande" di Italo Moscati (Lindau)

2010 - "Sergio Leone e il western all'italiana, tra mito e storia" di Fabio Melelli (Morlacchi editore)

2014 - "C'era una volta in Italia - Il cinema di Sergio Leone" di Christopher Frayling (Edizioni Cineteca di Bologna), catalogo della mostra al Museo Nazionale del Cinema di Torino

2018 - "La Révolution de Sergio Leone" a cura di Gianluca Farinelli e Christopher Frayling (catalogo della mostra "Il était une fois Sergio Leone" alla "Cinematheque Francaise" di Parigi)